Libro di furti. 301 vite rubate alla mia

Sandra Petrignani

La recensione del libro di Eugenio Baroncelli, Sellerio, 280 pp., 14 euro

    Il più bel ritratto dei molti disegnati da Eugenio Baroncelli è dedicato a Robert Walser, splendidamente descritto da Walter Benjamin come qualcuno che “comincia dove finiscono le fiabe”, sia che si dedicasse al giardinaggio o a giocare a biliardo con se stesso o a pulire verdura in cucina o a non fare assolutamente nulla. Nel capitolo ispirato a Ernest Hemingway, Baroncelli definisce così la scrittura: “Quella ricompensa, vagamente viziosa, che si concede chi la vita non sa vivere”.

     

    Siamo nel suo nuovo Libro dei furti, che racconta “301 vite rubate alla mia” e divaga con una grazia solo sua fra esistenze vere o presunte per fermare i personaggi (Montale, Puškin, Edgarda, Lolita…) in un’immagine, una posa, un ghigno. Insomma, Baroncelli ruba agli altri e poi li accusa di rubare a lui, ma fa parte del gioco, l’incantatorio gioco letterario di uno che forse “la vita non sa vivere”, ma della scrittura ha capito molte cose. Che non si è obbligati, per esempio, a costringerla in un’unica trama. Anzi succedono molti fatti inaspettati e preziosi, quando le trame si moltiplicano e si va a briglia sciolta da un destino all’altro, facendo un po’ di autobiografia anche, e mescolando versi e prosa o ponendo indovinelli al lettore, magari accomunando Gadda e Kafka solo perché “tutti e due ingannarono il tempo che c’inganna”.

     

    Ma quante cose bisogna sapere per godere del capitoletto di cinque righe dedicato a Natalia Ginzburg: “Credette nelle cose, poche, che possiamo strappare al vuoto della vita: baffi, bottoni. Credette nelle scarpe […] che si fanno molli e informi per deludere la fede sparagnina della nonna di Camus”. Bisogna sapere, per dire, che Natalia nelle Voci della sera parla dell’“anima dei bottoni” e che, in un suo racconto c’era un uomo coi baffi bianchi che le metteva paura e che un’altra sua novella s’intitolava Le scarpe rotte, e che Camus giocava a calcio nel ruolo di portiere su consiglio di sua nonna (perché in porta le scarpe si consumano meno e non è che avessero da scialare i Camus….) Per Tommaso Landolfi, invece, basta questa frase lapidaria: “E’ morto da due secoli, ma ancora lascia la sua ombra”.

     
    I capitoli sono tantissimi disposti in 14, forse 15 parti. Forse? Sì, non c’è sicurezza nemmeno in questo! Non saprei se considerare come quindicesima parte, o se è solo uno scherzo ulteriore, l’elenco finale dei libri “di prossima pubblicazione” dell’autore. Titoli tipo Elogio delle erbacce che personalmente non vedo l’ora di leggere… 

      

    Libro di furti. 301 vite rubate alla mia
    Eugenio Baroncelli, 
    Sellerio, 280 pp., 14 euro