Una fogliata di libri

Leggende groenlandesi

Francesca Pellas

La recensione della raccolta di racconti illustrati da Federica Bordoni e tradotti Bruno Berni (Iperborea, 256 pp., 16,50 euro)

    Nelle antiche leggende della Groenlandia esistevano due aldilà, uno in cielo e uno sotto al mare. In quello celeste l’acqua era più buona, ma i suoi morti vivevano solamente di bacche e corvi: lì non c’erano foche né altri animali marini, perciò chi non voleva rinunciarvi doveva premurarsi, prima di morire, di lasciare istruzioni affinché il suo cadavere venisse gettato in mare. A raccontare queste cose e a redarguire gli uomini erano gli sciamani, gli unici a poter viaggiare fino ai due aldilà e fino alla luna, aiutati dagli spiriti ausiliari. Gli sciamani erano, insieme ai cacciatori, le figure-chiave del consorzio umano groenlandese: per avvicinarsi alle storie dell’isola più grande al mondo, infatti, bisogna dimenticare le principesse, i draghi e i regni da salvare delle nostre tradizioni, e aprirsi invece ai misteri di una terra in cui a dettare le leggi di entrambe le vite (quella che precede la morte e quella che viene dopo) sono l’acqua, il cielo e i ghiacci, e dove anche il mare ha una madre. “Si racconta che Uitsataqángitsoq, ‘il Cieco’, aveva deciso di andare dalla madre del mare che domina su tutti gli animali e gli uccelli marini. Era un grande sciamano e i suoi conterranei gli avevano chiesto di fare quel volo spirituale perché l’insediamento da molto tempo pativa carenza di prede. Il Cieco andò seguendo accuratamente la via dei morti; non ci mise molto ad arrivare a una strada che portava a sinistra, e prese quella”.

     

    Questo inestimabile patrimonio di racconti orali e miti dell’isola è stato tramandato grazie al prezioso lavoro svolto un secolo fa dall’antropologo ed esploratore Knud Rasmussen, che raccolse le storie del popolo inuit e, negli anni Venti del 900, le pubblicò in tre volumi con un editore danese. In lingua danese perché la Groenlandia, che geograficamente appartiene al continente nordamericano (in alcuni punti, a separarla dal Canada artico, è un braccio di mare di appena cinquanta chilometri), a livello politico fa invece parte del regno di Danimarca. Se oggi queste storie arrivano a noi in italiano, però, il merito è della casa editrice milanese Iperborea, che da anni è impegnata nella missione magnifica di portare qui la letteratura della Scandinavia. Leggende groenlandesi (settimo volume di una serie partita nel 2014 con Fiabe lapponi, a cui sono seguite quelle danesi, islandesi, svedesi, faroesi e norvegesi) è stato illustrato da Federica Bordoni e tradotto da Bruno Berni, direttore della biblioteca dell’Istituto di studi germanici di Roma e uno dei massimi esperti di letterature scandinave in Italia: traduttore dal danese, ha lavorato tra gli altri su Karen Blixen e Hans Christian Andersen. Un volume che, specie in un momento come questo in cui viaggiare non è possibile, più che un viaggio è quasi un vero volo spirituale in questo antico regno dei ghiacci, là dove donne e uomini possono sposare volpi e balene, dove si dice che le aurore boreali sono i defunti che giocano a palla con dei teschi, e dove esiste un patto tra prede e cacciatori, perché gli inuit sanno che la preda si offre solo a chi saprà avere rispetto per la sua anima.

     

    Traduzione di Bruno Berni
    Leggende groenlandesi
    Iperborea, 256 pp., 16,50 euro