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Zangwill

La recensione del libro di Charles Péguy, Marietti 1820, 95 pp., 3,99 euro (ebook)

22 Luglio 2020 alle 16:14

Zangwill

Nato a Orléans nel 1873, Charles Péguy è stato uno dei più rilevanti autori francesi del Novecento. Allievo di Bergson, aderì con entusiasmo al socialismo cristiano, rivoluzionario e nazionale. Nel 1900 fondò i Cahiers de la Quinzaine, una rivista quindicinale che raccoglieva intorno a sé gli intellettuali più importanti del panorama francese del momento e per la quale si impegnò fino alla morte, che lo colse al fronte, il 5 settembre 1914. Nell’aprile del 1904, quasi casualmente, gli capitò tra le mani un racconto dal titolo “Chad Gadya!” (Tutto è finito!), opera di Israel Zangwill, un narratore e drammaturgo ebreo, nato a Londra nel 1864, che molto si spendeva per la causa ebraica, patrocinando con grande autorevolezza il movimento sionista. Péguy rimase assai colpito dal racconto zangwilliano: lo lesse e lo rilesse più volte, definendolo “poesia”. Proprio in conseguenza di tale positivo giudizio, nel Cahier del 25 ottobre 1904, il Nostro pubblica un suo scritto cui dà il titolo Zangwill e che consiste in un’introduzione al testo in questione. La cosa curiosa è che in questo intervento il pensatore francese dimentica completamente l’opera zangwilliana e il suo artefice, introducendo subito il lettore nel cuore del problema che intende affrontare. “Il nome dell’autore – scrive – non è ancora conosciuto dal pubblico francese; a me era del tutto sconosciuto. Quando non conosciamo il nome di un autore, cominciamo ad essere diffidenti, e timorosi; ci inquietiamo, corriamo ai ripari, ci scopriamo ignoranti, siamo agitati, domandiamo a destra e a manca, perdiamo il nostro tempo, corriamo ai dizionari, ai manuali o a quegli uomini che sono essi stessi dei dizionari, dei manuali viventi; e non ritroviamo la pace dell’anima finché non abbiamo fissato, dell’autore, fino al più stretto dettaglio, una buona biografia catalogata-analitica-sommaria”. Con tali parole Pèguy voleva esprimere un profondo dissenso rispetto alla mentalità storicista e positivista tipica della sua epoca, e nell’Introduzione, Giorgio Bruno, il curatore del volume, ne dà ampiamente conto.

  

Il Nostro contesta le trasformazioni socio-culturali del proprio tempo; lui, che aveva maturato una visione mistica e legata ai valori della tradizione, denuncia la deriva materialista del nuovo mondo e afferma: “Ora, l’idea moderna, il metodo moderno si riduce essenzialmente a questo: data un’opera, dato un testo, come lo conosciamo? Cominciamo con non toccare affatto il testo; soprattutto, guardiamoci bene dal mettere mano al testo; e gettarvi gli occhi sopra; questa è la fine, se mai ci arriviamo: cominciamo dall’inizio o, piuttosto, visto che bisogna essere completi, cominciamo dall’inizio dell’inizio: l’inizio dell’inizio è nell’immensa, mutevole, universale, totale realtà, precisamente quel punto di conoscenza in qualche rapporto con il testo, che è il più lontano dal testo; […] allora noi otteniamo il coronamento stesso del metodo scientifico, creiamo un capolavoro dello spirito moderno”. (Maurizio Schoepflin)

 
ZANGWILL

Charles Péguy

Marietti 1820, 95 pp., 3,99 euro (ebook)

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