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Kaddish.com

La recensione del libro di Nathan Englander, Einaudi, 208 pp., 18,50 euro

22 Luglio 2020 alle 16:07

Kaddish.com

Un padre muore e il peso della tradizione ricade sul figlio che deve piangerlo e pregarlo, seguendo un rituale in cui il tempo si perpetua e nessuno può sottrarsi al dogma. Ma se così non fosse?

Da un geniale cortocircuito, nasce Kaddish.com, il nuovo romanzo di Nathan Englander (tradotto da Silvia Pareschi), autore americano molto apprezzato soprattutto per i suoi racconti in cui l’ironia yiddish e lo sguardo disincantato sul mondo ebraico si mescolano alle contraddizioni del nostro tempo.

Le sue raccolte di racconti – Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank e Per alleviare insopportabili impulsi (entrambe edite da Einaudi) – lo hanno reso celebre, ma qui si smarca dal passo breve consegnando ai lettori un romanzo lieve e maturo, pieno di ironia e pathos, attraversando il tempo del lutto e quello della rinascita necessaria, danzando sul tema dell’identità. Il romanzo si apre nel 1999. Larry si è lasciato alle spalle la sua educazione rigidamente ortodossa e vive una vita da ateo debosciato, affogando i propri desideri nel mondo della rete con la facilità del sesso online. Al contrario, sua sorella Dina, è rimasta rigidamente ancorata alla fede. Indossa la parrucca, è ossessionata dalla tradizione e ha sposato Avi, un membro della comunità ortodossa di Memphis. Larry ha ripudiato il proprio nome ebraico, fuggendo via da tutto. Dina vive a stretto contatto con la Torah e proprio in questo contrasto, nel gioco di specchi dei fratelli, fra punzecchiature e rappresaglie verbali, decolla il libro di Englander. Finché, alla morte dell’anziano patriarca, su Larry ricade l’onore di pronunciare il kaddish per la perdita del padre: ogni giorno per i successivi undici mesi dovrà presentarsi alla sua sinagoga locale, rendendo pubbliche le sue preghiere. Non c’è diritto di scelta. Dina non può subentrargli e lui, pur accusando la perdita, non accetta di essere ricacciato nel limbo del dogma. Ma che scelta gli resta? Può voltare le spalle al padre per l’eternità?

La risposta arriva sempre dal web. Un sito, kaddish.com, gli offre la possibilità di trovargli un degno sostituto – con il benestare del rabbino – affinché tutto si compia. Sì, sarà il giovane Chemi a esercitare il rituale del lutto. Previo equo pagamento.

Englander conclude questa prima parte e poi porta avanti le lancette del tempo: Larry è un uomo diverso. Vent’anni dopo è il rabbino Shuli. Larry è finalmente tornato a casa, compiendo il suo destino ma è inquieto e decide di andare a Gerusalemme per incontrare Chemi: deve chiudere idealmente il cerchio del lutto.

Kaddish.com è un libro di contrasti che evoca esplicitamente il tono di Philip Roth con l’ironia dissacrante di Woody Allen, ripensando il rapporto padre-figlio con un romanzo finalmente maturo in cui il surreale e il gusto per la risata non soverchiano la struttura narrativa. Una riflessione matura sul nostro disperato bisogno di fede che passa attraverso un dilemma filiale: è possibile avvolgere il tempo e cancellare l’onta dei peccati digitali?

 

KADDISH.COM

Nathan Englander

Einaudi, 208 pp., 18,50 euro

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