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Il problema dei classici è come li si racconta

La letteratura avviene sempre all’interno di una relazione. A proposito di “Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri”, a cura di Alessandro Rivali

14 Giugno 2020 alle 06:07

Il problema dei classici è come li si racconta

I classici, ma da innamorati. Non appartengo alla categoria dei difensori d’ufficio dei classici. Mi avvilisce di più la totale indifferenza che mostrano i programmi scolastici riguardo gli ultimi cinquant’anni di letteratura mondiale. Siamo nel 2020 e i corsi di studio, mi riferisco a quelli della scuola secondaria e degli istituti superiori, si arenano tutti sugli stessi nomi da quando a frequentare quelle scuole c’eravamo noi, oggi quasi cinquantenni. Montale. Ungaretti. Uno sprizzo di avanguardia con Sanguineti. Stop. Poi ci sono eccome meravigliose eccezioni, singoli professori che si avventurano nella savana del contemporaneo. Ma sono pionieri, spesso innamorati della letteratura, e non tutti hanno la fortuna di ritrovarsi ogni mattino di fronte un professore di questo tipo.

 

Almeno dai classici non si scappa. Non c’è programma che non li presenti più o meno degnamente. Stanno lì, monumentali e immobili, pronti ad accendersi di vita altrui. Pronti a offrire quel che da sempre offrono: tutto lo scibile umano. Tutta la gamma di sentimenti concessi a noi umani.

 

Il nodo è esattamente questo.

 

Il problema rispetto ai classici, più in generale rispetto alla letteratura e a qualsivoglia materia umana, sta proprio nella qualità della trasmissione. La trasmissione, quella vera, memorabile, avviene solo in presenza di passione. Senza passione il motore non parte, non si accende. Quando, al contrario, abbiamo di fronte un docente che incarna di vita nuova la sua materia, ecco il miracolo, ecco la benedetta trasmissione.

 

Nella mia carriera di alunno, fallimentare, senza eccedere in cattiveria, mi sono capitati di fronte molti professori che leggevano brani dell’Iliade con la stessa vitalità con cui un notaio legge un rogito. Nessun fiato di passione, uno che sia uno. Una lingua morta in bocca a un non vivo.

 

Ma ho avuto anche professori, su tutti una, che mi hanno portato esattamente qui, a questo momento, e a tutto quello che ho fatto nella mia vita. Professori che riscoprono la letteratura ogni mattina. Innamorati che infondono la loro vita dentro una lingua di millenni, facendola resuscitare davanti ai loro alunni, che hanno modo così di viverla per quel che è. La lingua del sempre.

 

Questo genere di sentimento, molto simile alla gratitudine, mi ha spesso attraversato leggendo “Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri”, a cura di Alessandro Rivali, uscito da qualche settimana per Edizioni Ares.

 

Il dialogo tra Neri e Rivali si dipana lungo tutto la storia della letteratura, dai poemi omerici sino ai nomi maiuscoli del Novecento. Domande e risposte procedono per fiammate, lampi. Alla base di tutto c’è sempre la passione. Come quella della Professoressa Mazzarri, una donna molto bella, che a un Giampiero Neri undicenne presentò per la prima volta i poemi omerici: c’era un’atmosfera giocosa. Questo combattimento tra guerrieri ci eccitava. Non ricordo altre situazioni così coinvolgenti dal punto di vista sentimentale o, se vuoi, psicologico.

 

Si ritorna a bomba. Alla necessità del medium. Perché la letteratura avviene sempre all’interno di una relazione, è relazione quella cui ambisce lo scrittore con il lettore, è relazione quella che lega, e legherà per sempre, il docente e i suoi discenti. Occorre questo patrimonio di umanità per ritrovarsi dentro la letteratura, un altro da te deve accendere la fiammella davanti ai tuoi occhi.

 

Le risposte di Neri, in questo senso, ricostruiscono un percorso che è in primis biografico, affettivo, perché a libro corrisponde relazione, appunto. Il viaggio così scorre in due direzioni, una ripercorre la storia della letteratura, dall’inizio dei tempi sino al secolo scorso, passando per i Vangeli e Dante, Boccaccio ed Hemingway, l’altra affonda nella vita di un uomo che ha sancito libro dopo libro, lezione dopo lezione, amicizie e corrispondenze attraverso l’arco di una vita intera.

 

Giampiero Neri appartiene a una generazione di poesia italiana ai limiti dell’irripetibile, passare in rassegna i poeti nati dal ’20 al ’29 mette i brividi. Da Pasolini a Zanzotto, solo per citare due dei tanti nomi possibili. Una generazione, è il gioco del mondo, perlopiù passata ai Campi Elisi.

 

Il merito di questo libro, e di tutti i libri che danno parola ai pochi maestri ancora in vita, non sta solamente nella rilettura di questo o quel dato letterario, del classico o del moderno, ma nella testimonianza di una passione che non smette di accendersi di fronte alla parola. Questa è la vera grandezza. Questo l’unico insegnamento che vale.

 

Nel passare in rassegna gli autori della sua vita, Giampiero Neri ci offre un grado d’intensità che sa duellare, e vincere, con il tempo apparente delle nostre vite.

 

Trattasi di amore intramontabile.

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