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L'inconveniente di essere amati

Recensione del libro di Alcide Pierantozzi edito da Bompiani (256 pp., 16 euro)

1 Aprile 2020 alle 10:25

L'inconveniente di essere amati

Nel desiderare falliamo tutti. Una, due, trenta volte su cento, cento su cento. Per la maggior parte della nostra vita, a volte tutta, inseguiamo il desiderio sbagliato, i desideri sbagliati. E’ la ragione per cui, quando li afferriamo, non siamo soddisfatti. Non li volevamo davvero. Perché succede? Questo fallire ci è congenito perché siamo esseri desideranti e quindi inappagabili, saziabili solamente per qualche istante, oppure perché abbiamo addosso sovrastrutture che sono diventate carne, la nostra carne, che ci dirottano, ci inducono a credere di volere cose che non vogliamo davvero, ma che veniamo obbligati a cercare? Se scorporassimo il desiderio dall’identità, se evitassimo di dirci che siamo gay perché ci piacciono le persone del nostro stesso sesso, che siamo madri perché siamo donne, che siamo adulteri perché non ci piace nostra moglie, se evitassimo di ricavare la risposta sull’essere da quella sul piacere, eviteremmo quel fallimento? E, soprattutto, se lo evitassimo ne guadagneremmo cosa, libertà o smarrimento? Su queste domande, che sono più che altro dubbi, Alcide Pierantozzi ha costruito un romanzo d’anti formazione, forse dovrei dire di sfascio, e lo ha ambientato tra le Marche e l’Abruzzo, in particolare a San Benedetto del Tronto, che fanno un romanzo a parte, subordinato, che si muove insieme a quello principale. Ha scelto la provincia, la sua, perché è nella provincia, molto più che nella natura, che questo paese ha la sua unica speranza di rimettersi dalle nevrosi – valeva nel mondo di prima e varrà ancora di più in quello di dopo, nel quale faremo bene a lasciare in pace pipistrelli, oceani, savane, e ridurre le nostre spaziature. Paride ha 33 anni, un amante anziano e irresponsabile, molto barcollante, una tristezza insanabile che gli ha lasciato la morte di sua madre, e una vita a Milano che sospende per tornare a San Benedetto quando quell’amore finisce. Arriva ferito, rinsecchito, grigio e forse anche spregiudicato, convinto ormai d’essere immune da qualsiasi trasporto, sentimento, passione. Convinto che gli siano rimaste solamente brame, sfizi. E invece s’innamorano di lui uomini e donne, gli danno il meglio, gli si aprono davanti, lentamente, regalandogli “l’unico amore che ci serve, quello che non serve a niente”. Sua zia perde la testa per lui e lui perde la testa per lei. S’innamorano, poi si amano, poi (e poi non si può dire, altrimenti è spoiler). Un buzzurro di paese perde la testa per lui e lui non ricambia ma si lascia stupire, perché è questo l’incontro che, più dei molti altri del libro, che sono tutti secondi o terzi appuntamenti e non sono mai nuovi, fa capire a Paride quello che Pierantozzi ha messo in esergo: “Solo quello che vedi con la coda dell’occhio ti colpisce nel profondo”.

Quello che veramente vogliamo, desideriamo, amiamo sta fuori da quell’usbergo in cui abbiamo deciso di trasformare la nostra identità. Per il mondo nuovo, teniamolo a mente.

(Nota di merito. Nel libro ci sono due scene di sesso notevoli, e di capaci a scrivere scene di sesso non imbarazzanti ma eccitanti non ce ne sono molti. Ogni tanto nasce un fiore). 

 

L'inconveniente di essere amati
Alcide Pierantozzi
Bompiani, 256 pp., 16 euro

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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