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Prose, teatro e lettere

Recensione del libro di Friedrich Hölderlin (a cura di Luigi Reitani) edito da Mondadori (1.763 pp., 80 euro)

18 Dicembre 2019 alle 13:04

Prose, teatro e lettere

La recente pubblicazione di questo secondo Meridiano dedicato a Friedrich Hölderlin rende finalmente disponibile in lingua italiana l’opera pressoché integrale di questo grande poeta. C’è di che rallegrarsi. Prose, teatro, lettere: mancano all’appello giusto alcuni abbozzi di Hyperion (non divergenti dalla redazione in volume) e le versioni dal greco e latino, escluse dal volume per ragioni di spazio. L’esatta comprensione del lavoro di traduzione di Hölderlin avrebbe richiesto la riproduzione del testo greco di riferimento, oltre a quello tedesco, segnala Luigi Reitani, curatore dei due volumi. Di questo “momento creativo” della sua opera restano disponibili qui alcuni Frammenti di Pindaro, tradotti e chiosati. Si tratta in generale di un lavoro strabiliante per l’analisi filologica operata sui materiali, esaminati sia a partire da manoscritti autografi che da copie trascritte, di seconda mano, spesso lacunose. Come ricorda Reitani, dopo la morte del poeta le sue carte “furono smembrate, divenendo oggetto di collezionismo”. Oltre a questo, ha sempre gravato sugli scritti di Hölderlin il peso della “follia”. Almeno a partire dal 1800. Da quella data le sue composizioni sono state considerate di alcun valore letterario, giusto il parto scomposto di una mente malata.

Tutto questo per dire che, secondo Reitani, la storia delle edizioni di Hölderlin è tutt’altro che chiusa. Va colta in un movimento perpetuo. Riemergono carte ritenute perdute o, a volte, considerate superflue. Questo lavoro costante sui materiali, a volte in stato di abbozzo, o incompiuti, le scelte operate, le varianti, le lezioni significative disseminate nei manoscritti rendono percepibile nel volume il pensiero incandescente del poeta, sempre in movimento.

Vale la pena segnalare come gli scritti che abbiamo qui sotto mano divergano a volte dalle principali edizioni tedesche di riferimento, anche su certe ipotesi di datazione dei manoscritti. Hyperion, La morte di Empedocle, l’officina delle stesure, le lettere, gli scritti teorici: tutte le traduzioni sono inedite, o riviste. E non c’è nulla di più commovente del poter rilevare i pentimenti, le varianti, le lezioni cancellate, le annotazioni poste ai margini del foglio, cogliere insomma tutto il lavoro della scrittura, trasferito dal manoscritto ai caratteri a stampa. Reitani per sottolineare questi passaggi si è inventato un metodo segnaletico, tra righe biffate, altre riprodotte su fondo grigio, che mi fanno un po’ pensare a Emilio Isgrò.

Risultato di una lettura accurata, senza fretta, questo volume, come quello che l’ha preceduto, fa pensare a quanto sia attuale il famoso passo di Nietzsche dedicato alla filologia: “Ci insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita e occhi delicati”. Libro dell’anno.

 

Prose, teatro e lettere
Friedrich Hölderlin (a cura di Luigi Reitani)
Mondadori (1.763 pp., 80 euro)

Rinaldo Censi

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