Spettri della mia vita

Andrea Frateff-Gianni

La recensione del libro di Mark Fisher, minimum fax, 312 pp., 18 euro

È un testo complesso Spettri della mia vita di Mark Fisher, pubblicato in Italia da minimum fax con il problematico sottotitolo “Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti”. Di Fisher, critico musicale, blogger militante e teorico della cultura di massa, ne avevamo già sentito parlare dopo l’uscita del discusso Realismo Capitalista, saggio socio-politico che, in breve tempo, lo aveva fatto diventare, in determinati circuiti underground, una figura di culto. Fisher, prima di suicidarsi, oltre a scrivere di musica su prestigiosi periodici come il Guardian e The Wire, sul suo sovversivo e visionario blog K-Punk analizzava gli effetti ideologici che il neo-liberismo aveva avuto sulla cultura pop. Come spiega bene un pezzo apparso sul New Yorker, per Mark Fisher il punk era una vera e propria attitudine, “un modo di essere e di vedere che comportava un rifiuto delle cose come erano”. Il cammino iniziato con Realismo Capitalista prosegue con Spettri della mia vita, all’interno del quale Fisher, attraverso una cronaca delle molteplici scene culturali inglesi, racconta la società che lo circonda. Il concetto di hauntologia è il perno attorno al quale ruotano gli scritti che compongono il volume. Per capirlo bisogna tornare indietro ai tempi di Jacques Derrida, inventore del neologismo apparso la prima volta nel libro Spettri di Marx del 1993, dove il filosofo francese aveva realizzato la crasi tra i termini “ontologia” e “infestare” per descrivere lo stato di salute del comunismo nel 1848. Il termine aveva vissuto poi una seconda giovinezza nei primi anni Duemila quando una serie di blogger lo aveva riportato al centro del dibattito per analizzare le relazioni tra critica pop, impegno politico e teorie accademiche. Il termine hauntologia utilizzato da Fisher descrive lo stato dell’arte che, perennemente alla ricerca di un futuro che non arriva mai, è afflitto da una sorta di malinconia. Vengono prese in esame figure-chiave della cultura pop che vanno dal regista Christopher Nolan, passano attraverso la narrazione delle teorie rivoluzionarie di agitatori culturali come Franco “Bifo” Berardi e arrivano fino a misteriosi personaggi della scena elettronica inglese come il musicista Burial.

  

Particolarmente illuminanti sono inoltre le pagine dedicate alla “psicogeografia” della Londra preolimpica: “Dove prima giacevano montagne di frigoriferi e fabbriche abbandonate degne di Tarkovskij e Ballard oggi si estende un deserto molto più anonimo. Tutto è stato cancellato dalla Restoration London che sarà celebrata dalle Olimpiadi di Londra del 2012. La Cool Britannia di Blair rappresenta il modello di una visione sedativa di Londra progettata dalle industrie creative. La Londra del punk era ancora una città bombardata, piena di vuoti, caverne, spazi che potevano temporaneamente essere occupati e abitati. Una volta che quegli spazi sono privatizzati, praticamente tutta l’energia della città serve a pagare il mutuo o l’affitto. Londra diventa una città di sgobboni emaciati collegati all’iPod”. O all’iPhone.

   

Spettri della mia vita

Mark Fisher

minimum fax, 312 pp., 18 euro

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