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Il libro dei vulcani d’Islanda

Leonardo Piccione
Iperborea, 381 pp., 19,50 euro

6 Marzo 2019 alle 09:43

Il libro dei vulcani d’Islanda

Non è vero che i viaggi aiutano a ritrovare se stessi. In Islanda ci si perde e basta. “Il punto è che se hai certe ferite addosso l’Islanda non fa proprio nulla per curarle. Se possibile, le apre ancora di più”. Terra di fuochi e di vulcani, ghiacciai e campi di lava, di aurore boreali e deserti infiniti, questo paese fornisce quotidianamente prove dell’indifferenza della natura rispetto all’umanità e dell’insensatezza di certe nostre pretese. Da queste parti, dopo un cielo limpido c’è da aspettarsi il peggio: il prezzo del sole si paga in tempeste. E’ un monito: “Non c’è eternità in quello che facciamo. E’ un bene che i vulcani esistano”. E i vulcani in quest’isola sono tanti e hanno nomi lunghi e impronunciabili; a ognuno di essi è legata una leggenda che Leonardo Piccione racconta nel suo romanzo di esordio Il libro dei vulcani di Islanda. Storie di uomini, fuoco e caducità. Quarantasette storie, antichissime oppure recenti. Come quella di Hekla, la montagna incappucciata, che nel Medioevo si pensava fosse la prigione di Giuda e la porta d’ingresso dell’Ade. Al suo confronto, scrivevano i monaci, l’Etna non è che una piccola fornace. E poi c’è Katla, nella parte meridionale dell’Isola, che prende il suo nome da una strega e “si nasconde in attesa del ritorno. La questione non è se si infurierà di nuovo, ma quando”. Il romanzo ripercorre la storia e la leggenda di quest’isola e delle sue genti, tra fantasmi, vichinghi, guerrieri nobili ed effimeri, partite di scacchi che rimarranno nella storia, angoli che custodiscono i misteri dell’universo, e un regista che ama il calcio e nel 2018 ha portato la nazione meno popolata di sempre a qualificarsi a un Mondiale. A volta sembra che l’Islanda faccia parte di un altro pianeta, ma non è così. Il 20 marzo del 2010, per esempio, dopo 187 anni di silenzio e di attività inerme l’Eyjafjakkajökull si è destato e ha spaventato tutto il mondo. “In una settimana furono cancellati centomila voli da e per il continente, con imponderabili conseguenze su eventi di ogni tipo in corso sul pianeta”. I capi di stato rimasero a guardare. Non c’era soluzione e non c’erano alternative, quando la Natura decide di rivendicare il legittimo possesso della Terra, gli uomini rimangono in silenzio. Quando il vulcano si è finalmente calmato dopo aver disseminato cenere e detriti, Helga, una abitante del posto è ritornata a vivere nella sua fattoria. A chi le ha chiesto cosa avrebbe fatto se il vulcano avesse eruttato di nuovo lei ha risposto: “Se succederà di nuovo sarò più pronta. Non vado via. Sono islandese”. A Hveravellir, il giardino geotermale al centro del paese, anche la sosta in una stazione di servizio si rivela un esperimento, “è provare a capire che effetto faccia incrociare un altro esemplare della tua specie dopo ore di niente. E’ dare un’occhiata al quotidiano sul bancone e pensare: diamine, ma dove sono tutti gli uomini e le donne di cui parla il giornale?”. Come scrive Piccione: “In Islanda il creato si crea ogni giorno e i vulcani sono i signori di una guerra imprescindibile”. Gli abitanti quando salutano qualcuno dicono sempre: Vertu saell. Non è una frase di circostanza, è un augurio e significa: “Che tu possa essere felice”.

 

IL LIBRO DEI VULCANI D'ISLANDA
Leonardo Piccione
Iperborea, 381 pp., 19,50 euro

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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