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Una profonda invidia per la musica

Giorgio Manganelli
L’Orma, 157 pp., 19 euro

13 Febbraio 2019 alle 10:45

Una profonda invidia per la musica

Nel 1980 Paolo Terni conduce su Rai Radio 3 un programma radiofonico intitolato “La musica e i dischi di…”. Tra il 14 e il 18 luglio ospita per cinque puntate Giorgio Manganelli (1922-1990). Professore di Drammaturgia musicale presso l’Accademia Silvio D’Amico, Terni è un autorevole divulgatore musicale. Sua è la famosa Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata, uscita per Einaudi nel 1960. All’epoca, la pubblicazione di quella guida creò i presupposti per una solida amicizia tra i due. Così, a distanza di anni, non c’è neppure bisogno di escogitare chissà quale strategia seduttiva per convincere il “Manga” a partecipare alla trasmissione. Manganelli, fin da adolescente, ha ascoltato musica classica. A tal punto che l’ascolto si è presto trasformato in ossessione. Terni, per introdurlo, lo definisce appunto “ascoltatore maniacale”. Così, ora, eccoli qui, seduti davanti ai microfoni, con le cuffie sulle orecchie, mentre fuori fa un caldo bestiale. Giorgio Manganelli, ascoltatore maniacale era il titolo della prima edizione del libro, uscito nel 2001 per Sellerio. Un libricino smilzo, firmato da Paolo Terni.
L’Orma ha ripreso il testo nel 2014, ampliandolo. Restano i cinque incontri a fare da architrave. Rivisti filologicamente da Andrea Cortellessa, sono stati emendati da alcuni errori di trascrizione, riavvicinando la pagina scritta al parlato di Manganelli. Sono stati aggiunti altri materiali: il prezioso cd audio delle puntate (che purtroppo manca nella nuova edizione 2018), i ricordi di Paolo Terni, un lungo saggio di Cortellessa, più una sezione intitolata “Cinque pezzi facili (1976-1989)”, comprendente alcuni articoli scritti da Manganelli. Uno di questi (“Niente da dire”, uscito sul Messaggero più nel settembre del 1989), riprende alcuni temi affrontati nelle puntate: ritorna l’attenzione alla struttura matematica della composizione musicale e l’idea che il musicista, rispetto al letterato, sia esentato, o possa liberarsi più facilmente dall’imperativo del significato, senza che nessuno gridi allo scandalo o se ne abbia a male.
Proprio qui, sottolinea Manganelli, si nasconde “per chi si dà arie di scrivere, una profonda invidia per la musica”. Che è poi il titolo della nuova edizione. La medesima espressione viene evocata in apertura della terza puntata: “Esiste una specifica invidia dello scrittore verso il musicista che è l’invidia di una condizione particolare che a lui sembra infinitamente più libera e più inventiva”. Igor Stravinskij, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Franz Schubert, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Joseph Haydn: libertà, invenzione, astrazione.
E che meraviglia le pagine sulla citazione in musica. A differenza della letteratura, le note non hanno l’obbligo delle virgolette, non devono farsi carico di una memoria culturale. La composizione d’origine può così evaporare, insieme al mondo a cui apparteneva.

 

UNA PROFONDA INVIDIA PER LA MUSICA
Giorgio Manganelli
L’Orma, 157 pp., 19 euro

Rinaldo Censi

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