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L'arte della matematica

Simone e André Weil
Adelphi, 192 pp., 14 euro

28 Novembre 2018 alle 18:49

L'arte della matematica

Nessuno entri se non sia geometra”, era il monito all’ingresso dell’Accademia di Platone. Per Simone Weil le discipline matematiche provavano l’esistenza di Dio, senza che a ciò si attribuisse un valore rigidamente dimostrativo che per lei costituiva una riduzione successiva delle stesse algebra e geometria. Queste erano state il fulcro filosofico della rivelazione greca, una sapienza teologica eterna che rendeva le loro intuizioni e le dottrine più cristiane dell’ebraismo stesso (e del connubio con la potenza romana che aveva contaminato il cattolicesimo). La proverbiale leva di Archimede poteva essere letta in chiave metafisica giacché i greci avevano davvero trovato una chiave d’accesso per sollevare il cosmo: “Agli occhi dei pitagorici (e di Platone) le matematiche erano una condizione per la somma virtù (e in quanto tali andavano tenute segrete). E’ evidente che l’algebra pura non è utile a questo scopo. Ciò che è utile, a questo scopo, è lo studio – rigorosamente matematico, ossia metodico e senza approssimazione – dei problemi realmente posti dal mondo e dall’azione sul mondo. La geometria è scienza applicata, benché si tratti di applicazione teorica, se è lecito esprimersi così”. Per Weil, il rapporto tra numeri e infinito o le scoperte di Pitagora sul triangolo rettangolo costituivano altrettante variazioni d’un’unica grande riflessione su quel concetto di mediazione (così lei traduceva “logos”) che già Platone del Timeo legava al Creatore divino e che il vangelo di Giovanni avrebbe fatto coincidere col Cristo. Proprio tali intuizioni, sfide e implicazioni si dipanano in questo splendido, intenso e divertente carteggio col fratello maggiore, prestigioso matematico che nel ’40 era in carcere per renitenza alla leva per ragioni di studio. Uno scambio tra menti affini e al contempo molto diverse, tra un esperto e una profana altrettanto geniale, un dibattito che rievoca e comprende babilonesi ed egizi, il teatro di Racine e le ellissi, le implicazioni del concetto di incommensurabile e i misteri di Eleusi. “Forse all’inizio ti sembrerà di capire; poi non capirai più niente” ammonisce André Weil, ma chi fosse a digiuno o in difficoltà con simili materie non si deve spaventare, né dovrebbe sottrarsi. Un simile dialogo non è affascinante e godibile nonostante la sua complessità, ma proprio in virtù di essa. Non è l’ultimo dei suoi pregi quello, appunto, di liberare il lettore dalla mera necessità di comprendere. E’ una delle intuizioni più significative della stessa Weil – esplicitata in Attesa di Dio – che la difficoltà d’un problema, che magari resti irrisolto, non costituisca una frustrante frase A che precede la B della soluzione, ma uno stato dell’essere nel quale è già immensamente fruttuoso restare, perché costituisce già l’unico livello che conta, quello della meditazione silenziosa, della dedizione e dell’attenzione spirituale, l’unico orizzonte dove, per dirla con Montale, ci troviamo già nel mezzo della verità, oltre ogni dimostrazione. 

 

L'ARTE DELLA MATEMATICA
Simone e André Weil
Adelphi, 192 pp., 14 euro

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