cerca

recensioni foglianti

Prima persona

Richard Flanagan
Bompiani, 427 pp., 20 euro

7 Novembre 2018 alle 10:04

Prima persona

Quanto è difficile dire la verità ed essere liberi, ma soprattutto, qual è il prezzo da pagare per esserlo? Cosa succede quando la realtà va a mescolarsi con ciò che non lo è affatto e che rischi si corrono quando questo accade? Prova a darci risposte in tal senso Richard Flanagan, autore di libri con titoli poetici (Il suono della neve che cade), tragici e disperati (Morte di una guida fluviale; La vita sommersa di Gould), romantici (Solo per desiderio) o puramente esplicativi, come quello che gli ha fatto vincere il Man Booker Prize, La strada diretta verso il profondo nord, ambientato durante la Seconda guerra mondiale presso i campi di prigionia giapponesi e la Burma Railway dove fu tenuto prigioniero anche suo padre. Per la sua ultima storia, invece, è partito da un’esperienza vissuta in “prima persona” quando aveva trent’anni e faceva l’operaio. Un amico lo chiamò durante la notte e gli propose di scrivere un libro su John Friedrich, il più grande truffatore della storia australiana, uno che negli anni Novanta aveva frodato le banche per trecento milioni di dollari. Diecimila furono invece quelli previsti per lui – un compenso che all’epoca non poteva rifiutare – sei settimane il tempo per farlo, tre quelle dopo le quali Friedrich decise di suicidarsi. Flanagan continuò a scrivere – “l’importante è inventare” – prese quei soldi, ma il libro non uscì mai, almeno fino a poco più di un anno fa.
Con le parole, ha fatto rivivere quell’esperienza al protagonista, Kiff Kehlman, un giovane con moglie e figli, originario della Tanzania proprio come lui. Ha cambiato nomi (Siegfried Heidl per il truffatore, detto Ziggy), ha aggiunto un’amicizia breve ma intensa, omaggi e citazioni di Nietzsche, omicidi misteriosi, navi, elicotteri e sottomarini, ma – soprattutto – una mediocrità al personaggio principale, il meno adatto a ricostruire una vita non propria, complicata e disordinata, una vita che “non è una cipolla da sbucciare né un palinsesto da raschiare”, ma “un’invenzione continua”.
I truffatori – è cosa ben nota – sono interessanti perché danno spesso degli spunti altrettanto interessanti, scrive l’autore, senza mai rinunciare a una prosa asciutta e diretta e a quel suo stile che è sempre tra il comico e lo spaventoso. L’unico modo per raccontare al meglio quel criminale – si renderà conto Kiff Kehlman – è cancellare quello che è stato fino a quel momento e ridargli una nuova vita. “Ricordare può essere molto facile”, ma scoprire quanta parte di verità si nasconda anche in un solo ricordo, “può essere difficilissimo”, perché a esistere non è “la verità”, ma sono “le allucinazioni”.
Richard Flanagan, naturalmente, lo sa molto bene e con le stesse parole ci mostra la vita con le sue mille e più sfaccettature, con le sue brutture e le sue bellezze, senza mai rinunciare alla schiettezza, l’unico escamotage per “rendere credibile una o più bugie necessarie, quelle bugie che ci permettono di vivere”.

 

PRIMA PERSONA
Richard Flanagan
Bompiani, 427 pp., 20 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi