recensioni foglianti

L'idiota

Gaia Montanaro

Elif Batuman
Einaudi, 432 pp., 21 euro

Tutti gli esseri umani odiano correre rischi. Tutti noi vogliamo nasconderci”. E’ questo il punto di rottura e di consapevolezza che comincia a lavorare nella mente di Selin, matricola di origine turca al primo anno all’Università di Harvard e protagonista assoluta del primo romanzo di Elif Batuman. Selin è una ragazza brava e studiosa, appassionata – e quasi ossessionata – dal linguaggio, dai particolari, dalla letteratura russa e dalle sfumature. Selin è più adulta della sua età perché leggere l’ha resa più stratificata, garantendole quell’ispessimento psicologico tipico di chi acquisisce il vissuto degli altri in modo complesso e in qualche modo già elaborato, processato. Per Selin diventare adulta significherà proprio questo: passare dalla profondità – ordinata – dei libri all’esperienza delle cose, di prima mano. E l’esperienza è sempre per sua natura disordinata, complicata, discontinua, in qualche caso noiosa e inappagante. Ma ha il sapore di ciò che è reale e che quindi ci cambia. Così Selin si innamora di Ivan, studente ungherese all’ultimo anno di matematica, tramite le email che il ragazzo le scrive come se a tenerla avvinta a lui fosse la voce della sua scrittura. Ma quando quella voce diventa una faccia reale, tutto cambia e diventa improvvisamente più complesso, meno comprensibile. Selin piano piano abbandona le sue certezze, costantemente guidata dal desiderio ardente di trovare il senso delle cose, come le aveva cercato di insegnare la madre: “Era convinta, e io con lei, che al centro di ogni storia ci fosse un significato ben preciso. Uno poteva coglierlo o perderselo completamente”.
A metà tra l’autobiografia e il vero e proprio romanzo di formazione, la Batuman realizza un racconto dalla trama esile – come spesso accade per la grande narrativa – ma cesellato con millimetrica precisione, mostrando una padronanza assoluta del linguaggio e una sottigliezza intellettuale in certi tratti sorprendente. Si tratta di un’orchestrazione sinfonica nella quale l’idiozia, intesa come una sorta di ultima inconsapevolezza, rappresenta l’essenza stessa dell’essere giovani. E allora la storia di Selin assume i tratti di un racconto sulla giovinezza, nel passaggio verso quell’età adulta dove tutto risulta diventare cristallizzato e quasi straniante. “Per la prima volta in vita mia non mi veniva in mente nulla che avessi particolarmente voglia di studiare o di fare. Mi restava sempre la vecchia idea di essere una scrittrice ma lì si trattava di essere, non di fare. Nessuno ti diceva cosa si doveva fare”. Moltissime sono le citazioni, la capacità di mescolare registri e situazioni legate a immaginari molto differenti tra loro, l’abilità di tenere avvinto il lettore a un racconto drammaturgicamente minimo. La Batuman guarda la giovinezza con un misto di nostalgia e in qualche modo di umana distanza per un tempo che era allora incomprensibile ma anche gravido di possibilità. “A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane” scriveva Calvino. E Selin questo lo sa.

 

L'IDIOTA
Elif Batuman
Einaudi, 432 pp., 21 euro

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