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Un'estate con Omero

di Sylvain Tesson, Rizzoli, 233 pp., 17 euro

18 Luglio 2018 alle 11:06

Un'estate con Omero

Con la scusa di tenere d’occhio il paese reale, per qualche tempo ho coltivato l’abitudine, appena sveglia, di studiare le pagine social del ministro dell’Interno. Dopo troppi caffè di traverso ho deciso di sostituire quell’ora di studio con la lettura di un canto dell’Odissea: l’inebriamento poetico mi fa cominciare la giornata con una scorta di gentilezza, utile in settimane in cui fuori e dentro l’internet tutti sembrano urlarsi addosso. Inoltre, le parole di una delle storie fondatrici della nostra civiltà mi restituiscono una visione dell’accoglienza in cui trovo conforto (Zeus in persona manda in giro mendichi e stranieri; dietro un forestiero può nascondersi un dio; anche un naufrago con l’aria da delinquente viene prima rifocillato e poi ascoltato e giudicato). Così, quando ho visto che Sylvain Tesson aveva passato un’estate con Omero, ero molto curiosa di sapere quali fossero invece le sue motivazioni. Non forzerò la lettura del suo libro, pubblicato da Rizzoli nella traduzione di Sara Arena, sovrapponendole alle mie, ma mi sono riconosciuta subito a pagina 25: “Vi esorto a immergervi nei poemi omerici e a citarne i versi come fossero salmi”. Tesson si augura che l’Iliade e l’Odissea siano canticchiate come tormentoni estivi, sottratte alla nicchia degli studiosi e divulgate il più possibile; “tutti avrebbero il diritto di conoscere e appassionarsi alle avventure di Ulisse, alla tenerezza di Andromaca e all’eroismo di Ettore”, scrive, e mi sembra di scorgere un filo che lo lega ad altre recenti uscite editoriali: Un’estate con Omero va sullo stesso scaffale della Misura eroica di Andrea Marcolongo, Mondadori, e di Siamo tutti greci di Giuseppe Zanetto, Feltrinelli.

 

Per scrivere questo libro Sylvain Tesson si è rinchiuso per un mese a Tinos, di fronte a Mykonos, in una casa che definisce una piccionaia: senza il mare delle Cicladi non avrebbe respirato fino in fondo l’atmosfera omerica, e con un po’ di romanticismo lo possiamo immaginare mentre, forse invano, cerca nel blu dell’Egeo le tracce di quel mare purpureo, “colore del vino” solcato dagli eroi. Con amore autentico, Tesson divulga senza banalizzazioni, spiegando per quali ragioni con Omero si raggiunga la più alta forma poetica di rappresentazione della complessità del reale: c’è posto per molte contraddizioni, convivono il desiderio sanguinario di battaglie e l’odio e la stanchezza per la guerra, l’inquietudine umana e il desiderio di appartenenza, il bisogno fisico di luce e le divine coltri di nebbia che avvolgono gli eroi. Nel capitolo “Un’opera rock”, l’autore immagina di mettere l’Iliade in mano a grandi registi del nostro tempo: così Kurosawa o Malick interpreterebbero al meglio certe scene di combattimenti mischiati a immagini oniriche, ma quando il campo si restringe e gli sfidanti sono descritti a distanza ravvicinata, Ridley Scott conduce l’azione e Sergio Leone veglia su tutto. Ecco un modo accattivante e utile per raccontare Omero nelle scuole, nelle università, persino sui social network.

 

UN'ESTATE CON OMERO
Sylvain Tesson
Rizzoli, 233 pp., 17 euro

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