recensioni foglianti

Il basilico di Palazzo Galletti

Giuseppina Torregrossa
Mondadori, 251 pp., 18,50 euro

20 Giugno 2018 alle 06:00

Il basilico di Palazzo Galletti

Cosa succede a una donna quando si ritrova in quel momento cruciale della sua vita che è il passaggio dalla giovinezza all’età adulta? Maria Teresa Pajno, per tutti Marò, cerca di ragionarci quando ha tempo – la mattina, dopo che si è svegliata, o la sera, prima di coricarsi – ma, come spesso accade, non è facile prendere una decisione per cambiare e migliorarsi. E’ il vicequestore aggiunto del commissariato del quartiere Politeama, a Palermo, è un’icona della femminilità, ma in quanto tale vive la contraddizione del suo tempo, tra determinazione e insicurezza. Per diletto, è anche un’impeccabile cuciniera, vorrebbe avere un ristorante tutto suo nonostante il suo fidanzato – il sostituto commissario Rosario, detto Sasà, spigoloso e burbero quanto basta – sia il primo a non apprezzare quelle creazioni di haute cuisine, perché per lui il cibo, e non solo quello, “è tradizione”, e un piatto base come il baccalà può essere solo “alla messinese” e non una spuma dentro un cannolo. Promossa a capo del gruppo antifemminicidio, Marò dovrà indagare sul delitto di una giovane donna, ma pensare anche al trasloco e alla sua nuova casa, “troppo per te sola” – le ricorda sua madre, che la vorrebbe già maritata – ma lei, che ha bisogno di spazio e non ama attaccare turilla (“fare baruffa”, in siciliano) non è interessata al matrimonio.
La sua relazione con Sasà è oramai intervallata da “serate infarcite di silenzi o sprecate in litigi futili” e persino quando fanno l’amore, la solitudine è “un gorgo che la risucchia e le toglie il respiro”. Del resto, nell’èra della tecnologia, l’amore è diventato complicato e la realtà oggettiva non conta niente. Per lei è arrivato il tempo di “giocare” in maniera diversa (interpretate quel verbo come play in inglese e jouer in francese), anche se conoscere se stessi e in che direzione muoversi non è mai facile, figuriamoci per una che da piccola è stata sempre “tesa a compiacere i suoi genitori” e che da grande è troppo impegnata a lavorare il doppio “per ottenere quello che ai suoi colleghi è riconosciuto d’ufficio”. Palermo è lì sullo sfondo che osserva e partecipa a suo modo, con i suoi colori e profumi, il suo popolo multietnico, le sue bellezze, le tante contraddizioni e problemi – dalla monnezza alla mancanza d’acqua d’estate fino a un’architettura moderna che viola l’armonia. Giuseppina Torregrossa, ex ginecologa, oggi scrittrice di successo, ci conduce per mano tra i vicoli, le strade, le piazze, i mercati e i palazzi dell’amata capitale italiana della Cultura denunciando ciò che non va. Il profumo del basilico, “che induce torpore e conduce alla pazzia” (Plinio), si sente anche in queste pagine da cui è difficile staccarsi, ricche di tensione, di mistero e di tanto (e necessario) sense of humour. Sono dedicate a Scirocco, il cane della sua famiglia di cui è stato il pilastro, che da ieri non soffia più, ma nei loro cuori, questo è certo, continuerà a farlo per sempre. 

 

IL BASILICO DI PALAZZO GALLETTI
Giuseppina Torregrossa
Mondadori, 251 pp., 18,50 euro

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