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Le vite potenziali

Francesco Targhetta
Mondadori, 246 pp., 19 euro

13 Giugno 2018 alle 10:16

Le vite potenziali

Francesco Targhetta ha scelto il cuore della nuova Marghera e una fittizia azienda informatica – la Albecom – come sfondo del suo romanzo d’esordio tecno-psicologico. Trevigiano, 38enne, professore di Lettere alle superiori, Targhetta concentra la propria attenzione verso quell’oggetto solo parzialmente identificato che sono i millennial e la loro promessa sempiterna di felicità. Ma non aspettatevi nessun manuale delle istruzioni, leggere Le vite potenziali è come attraversare in treno – e al calare della sera – una zona industriale, decidendo d’un tratto di scendere giù, straniati e affascinati in una sorta di mondo parallelo che non riusciamo a decifrare e che eppure esiste.
Lo sguardo dell’autore incede sulla desolazione struggente dei capannoni industriali, l’archeologia industriale che emana la pura essenza del disincanto generazionale, ma anziché consegnarci una istantanea bolsa e già vista, Targhetta capovolge lo scenario mettendo sotto i riflettori della narrazione tre smanettoni trentacinquenni, tre uomini della Albecom. Sembra un’ode alla locomotiva d’Italia, l’operoso nord-est che sogna la gloria e si spacca la schiena, annegando dissapori in litri di Spritz. Ma è un’illusione. Alberto è la mente di Albecom, il fondatore che ha ereditato dal padre il senso degli affari e al contempo, la capacità di lenire le altrui increspature. E proprio come Atlante, finisce per caricarsi il mondo sulle spalle. Al suo fianco, troviamo Giorgio e Luciano; il primo, detto GdL, è il vanesio procacciatore di clienti, dispensa saggezza piluccando perle dall’Arte della guerra di Sun Tzu – che tiene nel cruscotto dell’auto – perennemente in trasferta, fra alberghi, party e cene d’affari. Luciano, invece, è un nerd dotato di un talento che sfugge alle nuove leve informatiche ma totalmente inadatto alla vita e alle luci della ribalta. Una specie in via d’estinzione, “come i vecchi gondolieri, gli impagliatori di sedie, i mastri vetrai”. La Albecom è il fulcro del libro e Targhetta gioca di cesello per raccontare le vite dei tre uomini, fra amori e delusioni, contratti e desideri. Un mondo maschile ma non virile poiché questi giovani imprenditori sembrano novelli Peter Pan, incapaci sia di avere una relazione costruttiva con il tempo sia con le donne che sfiorano appena i confini del loro universo, figure ben definite eppure evanescenti, relegate ai margini da aspiranti capitani d’industria. E il web, con la sua promessa d’infinito virtuale, corre in aiuto a riempire i vuoti, divenendo la pura essenza di vite potenziali. Ma tutte queste vite non vissute incidono sulla percezione della realtà, inaridendola. Per raccontare questo spaccato variopinto e disgregato, Targhetta usa il lessico delle skill di LinkedIn – fatto di call, job interview e debug – cui associa volutamente in un contrasto dissonante la desolazione della provincia, i bar e la circonvallazione, il cemento e le panchine. Mondi poco battuti dalla narrativa contemporanea, interi universi che cozzano, dissolvendosi l’un l’altro quando tutto viene compromesso e macchiato dal tradimento di Giorgio che spezza lo status quo delle loro vite, eterne promesse di vana bellezza.

 

LE VITE POTENZIALI
Francesco Targhetta
Mondadori, 246 pp., 19 euro

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