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Homo premium

Massimo Gaggi
Laterza, 192 pp., 15 euro

30 Maggio 2018 alle 10:39

Homo premium

Massimo Gaggi, editorialista del Corriere della Sera e navigatissimo osservatore degli avamposti del futuro, ha gettato gli occhiali rosa che spesso tocca indossare quando si parla di innovazione e tecnologia e ha notato che i conti non tornano. Il calcolo delle superintelligenze ad alimentazione algoritmica diceva che avremmo lavorato meno, guadagnato di più, vissuto meglio e più a lungo, avremmo avuto più tempo per l’otium, e invece, a conti fatti, il presente appare piuttosto avaro e precario. Nell’èra della digitalizzazione e dell’automazione si lavora di più e in condizioni tendenzialmente peggiori, dove il “tendenzialmente” segna la nascita contestuale di una specie umana potenziata che felicemente l’autore ribattezza homo premium: questo essere urbano, progressista e soddisfatto non ha soltanto un tenore di vita più elevato e accesso a beni più sofisticati del suo dirimpettaio minore, l’homo basic: gode del privilegio di essere umano. I servizi a cui si affida sono così complessi che le macchine non possono replicarli, oppure il costo della manodopera li rende proibitivi per chi abita in un mondo in cui average is over, la media è finita, come ha scritto il geniale economista libertario Tyler Cowen. L’homo premium va a lezione da un professore, non segue i corsi online, mangia la pizza impastata, stesa e farcita da un pizzaiolo napoletano, non preparata da un impastatore smart, fa yoga sotto lo sguardo di un’istruttrice che lo introdurrà agli esercizi di respirazione come nessun robot è in grado di fare. In alcuni casi, la storia futuribile è rovesciata, ché l’homo premium circolerà su auto driverless in corsie preferenziali a pagamento interdette ai guidatori umani, che com’è noto ogni tanto si distraggono, scrivono messaggi mentre sono al volante, bevono alcolici e quando sono troppo stanchi si addormentano. Il bene supremo che insegue l’homo premium è la progressiva separazione dalla plebaglia standardizzata che una volta si chiamava classe media oppure, con desueta espressione nobilitante, ceto medio riflessivo. Forte di basi documentali solidissime e interviste di prima mano raccolte per l’occasione, Gaggi fa un viaggio nel mondo in cui il machine learning addestra un’intelligenza artificiale non solo a vincere a scacchi ma anche a bluffare a poker, attività che ci si era illusi fosse esclusivamente umana, guida il lettore nel mondo in cui i numeri della piena occupazione americana velano una realtà assai più misera e dove i magnati del Big Tech assomigliano più ai robber barons dello sviluppo americano di un secolo fa che ai sacerdoti dell’uguaglianza che avevano incantato il mondo negli anni Zero. Fenomeni “sui quali solo ora, col maturare di una consapevolezza nuova, è possibile sensibilizzare l’intera opinione pubblica” e ai quali l’autore introduce in modo equilibrato, senza cedere a pulsioni luddiste o a eccessi utopici di tecnoentusiasmo. Ci si consola dalle pagine più fosche sulla deumanizzazione del futuro con la convinzione che nemmeno il più intelligente compilatore automatico di testi potrà scrivere un libro del genere.

 

HOMO PREMIUM
Massimo Gaggi
Laterza, 192 pp., 15 euro

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