recensioni foglianti

Il grande libro illustrato delle fobie

Giorgia Mecca

Gianluca Bavagnoli
Baldini & Castoldi, 157 pp., 15,30 euro

Gli uomini e le donne sono suscettibili, si fanno spaventare da un miliardo di cose. Hanno paura degli spazi aperti e degli spazi chiusi, del fuoco, del tempo che passa troppo veloce, degli insetti, della religione, del numero otto. Esiste, e non c’è proprio niente da ridere, anche la paura del numero tredici, si chiama triscaidecafobia. Per provare a fare un po’ di ordine tra il caos delle nostre preoccupazioni, Gianluca Bavagnoli ha scritto Il grande libro illustrato delle fobie, che raccoglie tutto o quasi tutto ciò che ci fa tremare accompagnandolo con le illustrazioni di Andrea Q. La paura oggi è considerata la più primitiva e fondamentale tra le emozioni umane. Immobilizza, fa tremare le gambe, toglie il respiro, provoca accelerazioni o rallentamenti del battito cardiaco. Quasi sempre è irrazionale. Franklin Delano Roosevelt lo sapeva e ripeteva spesso: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Una volta avevamo paura dei tuoni, dei leoni e della morte. Oggi le fobie si sono moltiplicate: esiste quella dei cucchiai, dei baci, dei parenti, delle uova, delle cose simmetriche e di quelle asimmetriche. Di fronte a una paura e alla sua forza capace di paralizzare, c’è poco da scherzare. Il libro prova a riderci su, condividendo sensazioni che possono sembrare imbarazzanti ma sono sono comuni a tutti. Alcune persone sono sensibili all’altezza, provano acrofobia, vertigine rispetto a panorami troppo estesi: “Sentirsi mancare la terra sotto i piedi getta in uno stato di panico così profondo da portare la vittima a essere tentata di gettarsi nel vuoto piuttosto che affrontare le proprie paure”. Esiste anche l’ansia da prestazione al cospetto dei santi, l’agiofobia. “L’arte sacra mette spesso di fronte alle proprie debolezze e alle proprie colpe”. Le porte dell’inferno allora si spalancano, e per gli agiofobici non c’è niente da fare. Tutto ciò che ci fa piangere o tremare ha una motivazione nascosta. Le paure provengono dal passato, da ciò che gli uomini hanno visto e vissuto. “Vorremmo riuscire a far conoscere questi stati d’animo a chi non immaginava neppure esistessero”, raccontando gli autori all’inizio del libro “sorridere insieme a chi già ne sorride e insegnare a farlo a tutti quelli che, invece, subiscono la propria fobia come fosse uno scoglio enorme impossibile da superare”. Fotofobia, monofobia, selenofobia, microfobia: sono emozioni irrazionali, più grandi di noi, terribilmente umane. Si può decidere di lasciarle prevalere, oppure fare un lungo respiro o buttarsi in mezzo alle onde, come chi finalmente si lascia alle spalle la propria cimofobia. Il libro cataloga e descrive in modo ironico più di ottanta paure. La più grande di tutte, forse, è la fobofobia, la paura della paura. I fobofobici si guardano intorno con circospezione, cercano di prevedere il peggio e intanto il peggio, come una profezia che si autoavvera, accade. “Per evitare di trovarsi faccia a faccia con una fobia, il fobofobico infatti, incappa in un’altra. Poi in un’altra. E in un’altra ancora. Alla fine, perde il conto delle proprie fobie e vive per schivarle. E, nella remota speranza di evitarle tutte, non se ne lascia scappare nemmeno una”. 

 

IL GRANDE LIBRO ILLUSTRATO DELLE FOBIE
Gianluca Bavagnoli
Baldini & Castoldi, 157 pp., 15,30 euro

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