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Mrs Palfrey all’Hotel Claremont

Elizabeth Taylor
Astoria, 197 pp., 16 euro

10 Gennaio 2018 alle 10:35

In un vecchio albergo londinese, di livello appena accettabile, alcuni anziani ancora in buona salute vivono con apprensione l’ultima stagione della loro vita. Vincere la solitudine, mantenendo il decoro, è l’unico scopo dell’esistenza. Il senso di inutilità e la depressione sono sempre in agguato, ma il leggendario understatement britannico aiuta a stemperare l’angoscia.
I personaggi creati da Elizabeth Taylor (1912-1975) sono vedove tristi e vedovi patetici, fra i quali l’ipocrisia regna sovrana: una alza il gomito ogni sera ben al di là dei limiti, nel disappunto generale; un altro scrive lettere indignate ai giornali e tedia gli astanti con commenti inutili e lamentele sull’albergo. La conversazione vaga dalla salute al menu, alla famiglia reale.
Mrs Palfrey non è così. E’ una sorta di Miss Marple intelligente e sensibile, è più educata e consapevole degli altri, più sensibile ai loro problemi. Non per questo soffre di meno: il pensiero della morte la tormenta, il suo unico nipote non la degna neppure di una visita. Si sente compatita, anzi oggetto di un malcelato biasimo.
Conosce per caso un bel ragazzo, il gentile e premuroso Ludo, che la soccorre per la strada. “Che ciglia! pensò Mrs Palfrey: gli gettavano una lunga ombra sugli zigomi e, quando si voltò a sorridere, le parve che avesse un viso da birbante, increspato com’era da quel leggero sorriso; lui socchiuse gli occhi studiandola, quasi avesse pensato a uno scherzo da farle. Le venne in mente la parola ‘malandrino’. C’era qualcosa di malandrino in lui e lei era al tempo stesso affascinata e a disagio”.
Colta da un impulso improvviso, Mrs Palfrey scivola nella menzogna. Arruola Ludo come pseudo-nipote, e lo invita a cena in albergo, ma la commedia con il giovane squattrinato alla lunga rischia di non reggere e di prendere una piega pericolosa. Mantenere la parte si rivelerà più difficile del previsto, e Mrs Palfrey si ritroverà invischiata nella ragnatela delle proprie bugie. Un paio di occasioni mondane vivacizzano e colorano il romanzo, circostanze nelle quali i protagonisti si punzecchiano senza pietà e si annoiano a morte – ma non il lettore. I dialoghi sono carichi di comicità involontaria, alcuni personaggi ostentano un aplomb bizzarro ed esilarante, altri sono decisamente sopra le righe. Con uno stile che ricorda da vicino Alan Bennett, Elizabeth Taylor è maestra nel divertire il lettore e tratteggia la psicologia dei protagonisti con tocco leggero: basta una parola per sconcertare per l’interlocutore, un attimo di esitazione si trasforma in uno sgarbo intollerabile.
Scritta nel 1971, Mrs Palfrey è una tipica commedia amara e sofisticata, piena di British humour e di sconfinata malinconia; un romanzo tutt’altro che privo di malizia, profusa sempre con pudore vittoriano, fra mille sottintesi, con graffiante ironia. Da Mrs Palfrey at the Claremont è stato tratto nel 2005 l’omonimo film, diretto da Dan Ireland. 

 

MRS PALFREY ALL'HOTEL CLAREMONT
Elizabeth Taylor
Astoria, 197 pp., 16 euro

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