cerca

Una passeggiata nell’aldilà in compagnia degli antichi

Tommaso Braccini e Silvia Romani Einaudi, 318 pp., 21 euro

20 Dicembre 2017 alle 12:33

Una passeggiata nell’aldilà in compagnia degli antichi

Inerpicandosi per l’obliquo tracciato del sentiero raggiunse un luogo cui nessuno arrivò volentieri”: è scritto sul Papiro Fayyum. Nessuno vorrebbe superare la fatidica soglia, eppure s’ha da fare e si pensa anche spesso alla prima notte di quiete. Notte popolata da fantasmi dal cuore spezzato e traboccante di nostalgia. Memento mori: questo avrebbe potuto essere il sottotitolo del libro di Tommaso Braccini e Silvia Romani, che presentano un florilegio di testi più o meno celebri del mondo antico che ne testimoniano la creatività, anche nella descrizione della dimensione oltre la morte. Essa è fantasiosa come non mai, quando si tratta dell’oltretomba. Dato che quando si parte per quei lidi non v’è speranza di ritorno, non ci resta che sognare, o meglio, fare incubi e poi trascriverli. C’è chi asserisce che filosofare è prepararsi a morire, questo libro testimonia che la preparazione alla morte comprende anche la scrittura in tutte le sue forme “alte”, soprattutto l’epica. Amiamo il mondo antico, perché ci ha dato tanto. Compresi Cerbero, Caronte, Ade e l’orrido Tartaro. Orfeo si cala agli inferi per riportare la moglie adorata tra i vivi ma fallisce, pur riuscendo a rivederla la perde per sempre per un errore fatale. La sua disperazione è un urlo nel silenzio che si perpetua dalla notte della nostra civiltà. Ulisse apre il volume con la rassegnazione di Omero, per il quale nell’oltretomba non v’è alcuna consolazione. L’eroe dell’Odissea vi incontra la madre e non può abbracciarla. Quindi si imbatte nello spirito del guerriero per eccellenza, Achille, il quale, quando Ulisse gli rammenta la sua grandezza, lamenta: “Non provare a rendermi la morte più dolce”. Enea chiude il libro scendendo agli inferi per nostalgia del padre Anchise. Virgilio è più dolce di Omero, ma la medicina resta amara. Non si creda tuttavia di trovarsi alle prese con un libro cupo. Al contrario, la vitalità – paradosso dei paradossi – è tanta. Se c’è più voglia di vivere quando si sa di dover morire presto, il saggio lo rammenta ogni giorno a se stesso, forse per assaporare fino in fondo il presente. Il saggio Platone squarcia l’amarezza di Omero introducendo la consolazione che sarà accolta dai cristiani: non siamo condannati a vagare come ombre in eterno, senza alcuna giustizia distributiva che distingua chi si è comportato bene in vita da chi ha agito male. L’anima si stacca leggera dal corpo e va a rinascere altrove, sta a lei scegliere. Il mito di Er apre uno spiraglio destinato a rimanere aperto. Cicerone nel Sogno di Scipione spiega che l’anima troverà conforto tra le stelle, perché è fatta della loro stessa materia. Il volume prosegue così, tra Lucrezio, Apuleio, Esiodo e Plutarco in compagnia di molti altri, nell’immaginifica descrizione di quel che c’è o non c’è oltre la porta di Dite. 

   

UNA PASSEGGIATA NELL'ALDILA' IN COMPAGNIA DEGLI ANTICHI
Tommaso Braccini e Silvia Romani
Einaudi, 318 pp., 21 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi