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“Non esistono santi nella storia. Inventarli per punire i traditori è tipico del totalitarismo”

Contro l’iconoclastia e il populismo si deve tornare a fare una cosa sola: pensare. E’ difficile, è faticoso, ma è necessario contro la demolizione della memoria, scrive Quilette (26/6)

6 Luglio 2020 alle 12:59

“Non esistono santi nella storia. Inventarli per punire i traditori è tipico del totalitarismo”

La guerra delle statue negli Usa: Charleston, rimossa la statua dell'ex vicepresidente degli Stati Uniti John Caldwell Calhoun (foto LaPresse)

"Ci troviamo di fronte a una nuova era iconoclasta, che non prevede la distruzione delle icone religiose ma la demolizione della memoria collettiva attraverso l’abbattimento o la profanazione dei memoriali ovunque in Occidente”, scrive Benjamin Kerstein su Quilette: “Se la rimozione delle statue dedicate ai confederati può essere giustificata - anche se dovrebbe essere eseguita attraverso il consenso anziché il vandalismo - è chiaro che questa nuova furia iconoclasta non sia circoscritta a punire i traditori della storia.

 

Basta pensare che la statua di Winston Churchill, forse il più grande anti fascista di sempre, è stata vandalizzata”. Ciò che stiamo vedendo non è un tentativo di valutare il passato secondo le norme attuali, ma la manifestazione di qualcos’altro. Nessuno mette in dubbio che la storia della nostra civiltà sia macchiata da un grande peccato. Ma il peccato storico richiede un confronto morale. Nella loro rimozione della storia i nuovi iconoclasti rendono questo confronto obsoleto, e così facendo esercitano niente altro che il potere. E l’idea che tutto sia una forma di potere è forse il fenomeno più essenziale e assoluto di uno stato totalitario”.

 

Kerstein sostiene che i nuovi iconoclasti hanno dato vita a una forma di totalitarismo che ha imparato le lezioni del passato: svolge inquisizioni, purghe, rivoluzioni culturali e sedute rieducative. Sopratutto isola e infine cancella i dissidenti. Al momento questo è un totalitarismo soft adatto all’epoca dei social media. Ma l’essenza è sempre la stessa: tutto viene considerato un crimine, e chiunque può essere un peccatore. Il nuovo totalitarismo pretende santi nonostante questi non esistano e non siamo mai esistiti. Di conseguenza siamo tutti vulnerabili e rischiamo di trovarci vittime di questa nuova ondata moralizzatrice. Secondo Kerstein esiste solo una possibile risposta a questo fenomeno: le persone devono tornare a pensare. Dovremmo ammettere che le ingiustizie storiche siano un tema reale che deve essere affrontato seriamente. Dovremmo anche riconoscere che alcune opinioni siano inaccettabili e devono essere combattute. Ma dobbiamo richiedere delle prove prima di condannare tutto ciò con cui ci troviamo in disaccordo, e tollerare la possibilità del perdono. “Tutti devono avere il diritto di creare una religione, ma non dobbiamo consentire che questi costringano gli altri a recitare il rosario’, sostiene Kernstein. “Soprattutto dovremmo smetterla di auto accusarci di crimini che non abbiamo commesso, e rifiutare l’idea che esista un crimine universale. Se c’è un nemico del totalitarismo, questa è la verità. E per ottenere la verità, bisogna iniziare a pensare. Nella solitudine delle nostre menti può avere inizio il lento processo di resistenza verso coloro che vogliono imporre la loro volontà su chiunque preferisce questo confronto difficile”.

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Commenti all'articolo

  • Ago68

    06 Luglio 2020 - 20:32

    In un Paese con una storia coloniale agghiacciante, criminale e negata come il nostro, il problema maggiore non mi sembra certo il preteso dilagare del politically correct.

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