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Così si salveranno i conservatori

Durante la Guerra fredda essere un conservatore era una questione morale. Dopo che l’Unione sovietica è collassata, il conservatorismo non è più stato in grado di coagularsi attorno ad alcuna grande causa

30 Dicembre 2018 alle 05:50

Così si salveranno i conservatori

Di Jonathan McIntosh - Opera propria, foto tratta da Wikipedia

"Vi è un aneddoto potente, all’inizio dell’ultimo articolo di Anne Applebaum per l’Atlantic” ha scritto David Brooks sul New York Times. “Sta raccontando di una festa organizzata a casa sua, in Polonia, il 31 dicembre del 1999. Molti dei circa cento invitati erano polacchi, ma altri erano venuti da tutto il mondo per passare un fine settimana insieme e salutare il nuovo millennio. Gli invitati erano in larga parte conservatori, che in quei giorni significava essere anticomunisti e pro mercato, ma anche in favore di alleanze internazionali come la Nato. La festa fu un successone, durò tutta la notte e continuò sotto forma di brunch il giorno seguente. Tutti si sentivano parte della stessa squadra. ‘Quasi due decenni più tardi’, scrive la Applebaum, ‘cambierei lato della strada per evitare alcune di quelle persone che erano alla mia festa di capodanno’. Ha calcolato che circa metà della gente alla festa non parla più con l’altra metà. Quelli di noi che sono diventati adulti in circoli conservatori sanno esattamente di cosa sta parlando la Applebaum. Tra i conservatori di tutto il mondo, in Gran Bretagna, Italia, Germania e Stati Uniti s’è aperto lo stesso tipo di faglie. Alcuni conservatori sono rimasti nelle traiettoria politica in cui erano nel 1999. Altri hanno abbracciato il nativismo populista. Si sono addentrati in un territorio di xenofobia, antisemitismo e autoritarismo. Alcuni, addirittura, si sono spostati a sinistra come risposta alla nuova ondata reazionaria. Cosa è successo? La mia versione della storia è la seguente. Durante la Guerra fredda essere un conservatore era una questione morale. Si stava lottando contro la tirannia comunista, in linea con Aleksandr Solgenitsin e Lech Walesa. Si era tuttavia marginalizzati nella propria società. I liberal controllavano le università, la stampa e i piani alti della cultura, quindi la destra attraeva molte persone con caratteri inusuali. Poi, con l’elezione di Reagan e della Thatcher negli anni successivi, i conservatori hanno costruito il loro controestablishment: think tank, pubblicazioni, programmi televisivi e radiofonici. Professionalizzandosi, il conservatorismo ha perduto la sua anima. Dopo che l’Unione sovietica è collassata, il conservatorismo non è più stato in grado di coagularsi attorno ad alcuna grande causa morale. E’ diventato un movimento tecnocratico, incentrato sull’economia, sulla riduzione dell’intervento statale e la riforma del welfare. Il conservatorismo ‘compassionevole’, poi, e il sogno di diffondere la democrazia su scala mondiale hanno tentato di ancorare il conservatorismo ad un’idea morale, ma hanno fallito. Per rinsavirsi, il conservatorismo deve fare due cose: primo, deve ritrovare un obiettivo morale che riattragga tra le sue fila chi è andato sulla via del nazionalismo spinto. Secondo: deve restaurare gli standard di competenza professionale e valorizzare l’importanza dell’esperienza, dell’integrità e della professionalità politica".

Redazione

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