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Delhi e il Dio denaro

La realtà della Delhi di oggi, 17 milioni di abitanti che ne hanno fatto l’agglomerato urbano più popoloso al mondo con quello di Tokyo, è non di rado crudele. Tuttavia non sarebbe giusto ridurre questo libro straordinario come un saggio-inchiesta contro il turbocapitalismo che ha investito l’India,

28 Ottobre 2015 alle 06:16

La realtà della Delhi di oggi, 17 milioni di abitanti che ne hanno fatto l’agglomerato urbano più popoloso al mondo con quello di Tokyo, è non di rado crudele. Tuttavia non sarebbe giusto ridurre questo libro straordinario come un saggio-inchiesta contro il turbocapitalismo che ha investito l’India, stravolgendola e per certi versi rubandole l’anima, perché in realtà l’autore racconta sì il mutamento genetico intervenuto a colpi di grattacieli e centri commerciali con tutto ciò che questi rappresentano, ma anche un disfacimento che ha radici profonde, non solo economiche ma anche religiose, e di genere. Basti pensare al fatto che oggi a Delhi come nel resto del paese la maggioranza della popolazione è maschile. E Delhi è la capitale indiana dello stupro.
Se il cuore finanziario dell’India è Mumbai, è stata innanzitutto Delhi a essere stata sedotta dal Dio denaro, dall’avidità, dalle leggi del libero mercato e della globalizzazione, sintetizzabili nella formula del “vale tutto” pur di far soldi il più rapidamente e ferocemente possibile.
Giuseppe Culicchia, “Benvenuti a Delhi, capitale dell’avidità”,
La Stampa, 24 ottobre

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