Terrazzo
Shalom Baranes, l’architetto (immigrato) di Trump che rifà la Casa Bianca
Nato a Roma da genitori ortodossi sefarditi fuggiti da Tripoli, ora vive in una casetta di Georgetown da 8 milioni, arredata con divani in tessuti di Missoni e con stampe di Frank Stella alle pareti. È lui a occuparsi del mega ingrandimento in stile “barocco del New Jersey” voluto dal tycoon
di
31 MAR 26

Shalom Baranes (AP Photo/Allison Robbert)Associate Press/ LaPresseOnly Italy and Spain
Nell’ultima stagione di MasterChef Italia c’era tra i concorrenti un architetto, Gaetano Pullara. Uno di quei progettisti che tira su edifici importanti e internazionali – “architetto con la testa tra le nuvole e i piedi in 81 paesi”, dice la sua bio di Instagram – ma che non ha il lustro o la fama di un’archistar. Simile a Pullara, che ha nel suo Cv lo stadio di calcio di Doha e il Four Seasons del Quatar, c’è Shalom Baranes. Baranes è nato in Libia ed è arrivato negli Usa come rifugiato, e in pochi l’hanno mai sentito nominare fuori dagli uffici del National Park Service (un po’ la sovrintendenza Usa). Ha ristrutturato il dipartimento del tesoro, il Pentagono – dopo i danni dell’11 settembre – ha ingrandito la sede della Croce rossa e costruito un padiglione ospedaliero. Ora è il nome scelto dall’immobiliarista-presidente Donald Trump per il mega ingrandimento in stile “barocco del New Jersey” della Casa Bianca. “Shalom Baranes”, ha detto la presidenza nominandolo, “ha dato forma all’identità architettonica della capitale per decenni”. A 75 anni, e accumulati parecchi quattrini, molti suoi colleghi si sono chiesti: perché mettersi in questa posizione? Perché esser ricordato per aver messo la firma sotto il progetto di quella ballroom che sta costando 400 milioni di dollari e sta diventando il simbolo della magnificenza ancien régime del più grande consumatore di Coca-Cola e Filet-o-Fish della Costa est? “Quando la sala da ballo sarà costruita”, ha detto un collega architetto al New York Times, “il resto dell’edificio”, simbolo e dimora del potere esecutivo, “sarà ridotto di scala e sembrerà come la coda di un cane”. E poi, anche se Baranes non è trumpiano, dicono che certo, il progettista sarà pure lui, ma il vero designer è Trump, col suo gusto dictator-cheap. Non è un caso che l’architetto scelto precedentemente, il classicista James McCrery, è stato cacciato a pedate dopo che ha osato dire “forse siamo un po’ fuori scala, Mr president”.
I genitori di Baranes, ortodossi sefarditi, sono fuggiti da Tripoli nel 1948, spaventati dalle rivolte antisemite. Volevano andare in Israele. Poi sono passati da Roma, dove è nato il futuro architetto, che infatti parla ancora italiano. Mentre erano a Roma il padre, un sarto, sfogliando i giornali e guardando foto di Gerusalemme e Tel-Aviv ha notato che nessuno nel deserto indossava completi da uomo, la sua specialità. E così è partito per l’America. Lì il giovane Baranes ha vinto varie borse di studio finendo a Yale e poi, arrivato nel District of Columbia, ha iniziato a specializzarsi in ingrandimenti e sistemazioni di edifici pubblici, uffici federali, scatoloni per burocrati in stile yankee neo-classico. Ora vive in una casetta di Georgetown da 8 milioni, arredata con divani in tessuti di Missoni e con stampe di Frank Stella alle pareti. Rappresentante del sogno americano, ma per i colleghi, anche veicolo e facilitatore della pacchianeria trumpiana. In questi giorni si dovranno ottenere altre approvazioni storico-paesaggistiche per la “più bella sala da ballo della storia”. Ma Trump si porta avanti, aggiungendo che “sarà tutto a prova di droni e antiproiettile”. E mentre le ruspe buttano giù gli ultimi pezzi delle colonne volute da Thomas Jefferson, il presidente, che è anche decoratore, ha deciso intanto di sostituire le piastrelle del pavimento del colonnato della West Wing, quella dove tutti i Vip si fanno la foto passeggiando col Potus. “Voglio del granito nero, che fa un ottimo contrasto col bianco delle pareti”, ha detto Trump. Dopo The Apprentice potevano offrirgli la direzione di Dream Home Makeover o di Casa su misura e saremmo sati tutti più contenti.