Le repliche del “Commissario Montalbano” su Rai 1 continuano a ottenere ottimi ascolti (foto Rai)
Terrazzo
Una replica ci seppellirà
Dalla tv al cinema al design. E poi la cucina e le auto. Siamo condannati a rivivere per sempre quello che abbiamo già sperimentato?
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi no, è una replica di Montalbano. Si potrebbe fare un esperimento, vivere solo di copie di prodotti di trent’anni fa. La mattina si esce di casa in una Renault 5 elettrica, poi a pranzo un bel vitello tonnato, al pomeriggio si va al cinema a vedere la nuova “Guerra dei Roses” (remake) e la sera in tv ecco a scelta Montalbano vintage o la nuova “Ruota della Fortuna”.
L’effetto nostalgia un tempo era la rarità, era la trovata geniale che magari con musiche d’epoca fissava la memoria (“Sapore di Mare” e “Vacanze di Natale” docent). Ma oggi, al trentesimo Batman, al venticinquesimo Dracula, al sessantesimo Frankenstein, non ci saremo stufati? “La gente vuol vedere solo quello che conosce già”, mi diceva l’altro giorno un alto dirigente Rai, ed è forse per questo che la nostalgia spopola sul teleschermo. C’è il remake studiato come quello appunto della “Ruota della Fortuna”, che ha sbaragliato i pacchi di De Martino forse solleticando anche istinti post-woke, con la soubrette sexy che ci riporta un po’ alla televisione anni Ottanta, spazzando via anni di monologhi sull’empowerment femminile (pensati libera!), del resto se le femministe intersezionaliste son finite in una sezione penale, che ci dobbiamo fare?
Chi l’avrebbe detto però che la tv ripartisse da Gerry Scotti. Al netto delle lettere sul tabellone non più analogiche ma digitali, è un tuffo proprio nella memoria. Ma se Mediaset si butta sul remake, la Rai va dritta sulle repliche. A parte Montalbano, le cui vecchie puntate girano a nastro facendo pure ottimi ascolti, l’altra sera mi sono imbattuto in una fiction su Rai 1 ambientata al Messaggero. Ho pensato, bella idea, una serie ambientata in un giornale italiano. Poi è sbucato Gigi Proietti, e ho capito che doveva essere non proprio freschissima. Vado su Google, scopro che trattasi di “Una pallottola nel cuore 2”, a sua volta sequel del fortunato “Una pallottola nel cuore”, andato in onda per la prima volta nel 2014 (ma c’è anche il 3). Repliche di repliche, descrizioni di descrizioni. Come l’infinito anniversario di Pasolini, sarà un’illusione ottica ma mi sembra che ogni anno da quando sono senziente ci sia qualche anniversario di Pasolini. Così per quest’ultimo mi sono visto in tv “Un delitto italiano”, di Marco Tullio Giordana, del 1995, 30 anni fa (anniversari di anniversari).
Le repliche, intendiamoci, sono belle; le repliche possiedono una loro peculiare dolcezza, siamo nell’ambito delle “stoviglie color nostalgia”, ti avvolgono, però normalmente appartengono alla dimensione sospesa dell’estate, tempo di pigri palinsesti, di dilatazione televisiva, granite e ritorni, adesso invece sono spalmate su tutto l’anno, e ingenerano confusione.
Ma non è solo questione di risparmio produttivo, credo, e di televisione. Oggi, anche nel mercato automobilistico, uno potrebbe continuare a guidare i modelli della sua infanzia all’infinito. La Renault, oltre ad avere in catalogo una R4 e R5, adesso lancia una Twingo, tutte simili agli originali fuori, ma super tecnologiche dentro (ma la prima fu la Cinquecento, come si impara nel documentario “Luca seeing Red”, presentato alla Festa del cinema di Roma, dove si vede Montezemolo che tanto spinse per creare l’auto che salvò la Fiat grazie anche alla cura dei dettagli). E sarebbe da dire, ridatecela, quella cura, guardando la Panda di oggi, soprattutto dentro, con loghi e lucine e ammennicoli che fanno sospettare una vendetta dei francesi sui rivali italiani via design.
Queste repliche di auto sono più grosse e più tecnologiche delle originali, son spesso elettriche, come se per compensare questa tecnologia che incute timori e tremori nei rari acquirenti d’automobili, questi rari acquirenti avessero bisogno d’essere rassicurati dalla foggia antica. E i rari spettatori paganti di cinematografo? Apprezzeranno il nuovo Dracula e il nuovo Frankenstein e la nuova Guerra dei Roses? O preferiranno il Gattopardo e il Ripley destrutturati in serie sulla piattaforma?
Se la moda è ciclica e ripescatoria per definizione, e la cucina ripropone classici appunto come il vitel tonné ormai presente in ogni menu, nel design sono più le riedizioni delle nuove creazioni: ormai qualunque sedia-lampada-poltrona di qualche successo prima del Duemila viene riprodotta e rilanciata in varie taglie. Ma se le auto e i film si allungano e allargano, nel design si tende al restringimento, alla miniaturizzazione. La lampada Taccia di Castiglioni e la Tolomeo di De Lucchi e la Tizio di Sapper si possono comprare in mille versioni ma soprattutto piccole (forse perché siamo talmente più poveri che le case si son ristrette). Ma non potrebbe essere un’idea anche per l’auto? Una mini-Lancia Thema per nostalgici cumenda e una 164 baby per alfisti passatisti. E una Tipo versione Montalbano, proprio quel modello lì, la sua, recuperando scocca e pezzi di ricambio dell’epoca, non sarebbe un modo per battere i cinesi magari? Anche con interni D&G.
In politica, rimpiangiamo fortemente personaggi che un tempo ci sembravano il male assoluto. Il molto vituperato Bush jr. ora sembra oltre che statista un delizioso nonnetto, che racconta di come allunga i cracker a Michelle Obama nelle lunghe cerimonie pubbliche, perché sono sempre seduti accanto per protocollo. Succederà così anche tra trent’anni, quando avremo un presidente americano AI e rimpiangeremo l’Arancione arraffatore che fece anche del buono? Pare difficile. Nel dubbio, meglio chiudersi a guardare Montalbano, replica 3.786.