Sala della Triennale di Milano che ospita la mostra 'Vico Magistretti. Architetto milanese" (foto Ansa) 

Terrazzo

Milano riapre con Vico

Michele Masneri

Da vedere, finalmente, la grande mostra alla Triennale dedicata al più milanese degli architetti, Magistretti. Considerato da molti, a lungo, soltanto un designer

Milano riapre e mentre attende il suo grande rito rigenerativo, che segnerà il rientro alla vera normalità, il Salone del Mobile, si appresta a celebrare comunque una delle divinità domestiche locali: Magistretti.

 

Apre infatti oggi alla Triennale la grande mostra in preparazione da due anni che avrebbe dovuto festeggiare “Il secolo di Vico”, ma poi sono arrivati i rallentamenti dovuti al Covid. Nasceva infatti il 6 ottobre 1920 Ludovico, o come dicevan tutti Vico, Magistretti, forse il più milanese dei designer milanesi, e però appunto sempre considerato soprattutto “designer”.   

 

Anche a causa del successo colossale degli oggetti: se tutti abbiamo in casa la lampada Eclisse (i più fortunati in versione originale, gli altri quella rifatta), o sogniamo il divano Maralunga, o abbiamo visto mille volte la Carimate, sono meno numerosi gli esperti in grado di  individuare in città le architetture, che pure sono  “iconiche” e qui vengono finalmente valorizzate: e dunque ecco la Chiesa di Santa Maria Nascente al QT8 (1947-55, con Mario Tedeschi), la Torre al Parco Sempione (1953-56, con Franco Longoni) e il palazzo per uffici in corso Europa (1955-57). A questi si aggiungono altri interventi di particolare rilevanza, tra i quali le torri di piazzale Aquileia (1961-64), la Casa Arosio ad Arenzano (1956-59), e proprio il Golf Club di Carimate (1958-61), per il quale Magistretti disegnò la club house con tutti gli arredi e anche la famosa seggiolina che diventerà poi nota come “La sedia dei Beatles”, commercializzata dallo scaltro Terence Conran. 


La particolarità della mostra è proprio quella di restituire finalmente la dimensione architettonica di Magistretti: che dai duri e puri è sempre stato considerato  solo un designer, stesso destino di quell’altro grande milanese poi solo ultimamente rivalutato, Gio Ponti. Mentre invece – nel paese che non ha mai tollerato la poliedricità, e che prende sul serio solo chi si prende sul serio – Magistretti ha generato alcune delle più importanti architetture milanesi. E – altro pregiudizio – non solo per ricchi. Come spiega al Foglio il curatore Gabriele Neri, “in mostra ci sono circa cinquecento progetti, che riguardano sia oggetti celebri, sia altri che non sono mai andati in produzione, come televisori o orologi; e poi appunto le architetture. Tutte molto diverse tra loro, perché se ci sono edifici famosi come la torre al parco Sempione, o ville costruite per committenze altoborghesi, esistono anche meno note realizzazioni prefabbricate, case popolari. Nella mia vita ho conosciuto diverse persone che abitavano in case disegnate da Magistretti, magari senza saperlo. Qualcuno in grandi ville, qualcun altro in palazzi popolari al Gallaratese”.

 

"La mostra tiene insieme tutto, è dunque un ‘mosaico Magistretti’ che rende l’idea di un progettista a trecentosessanta gradi, dal cucchiaio alla città”, e in questo dunque milanesissimo nella città completamente disegnata, dal grattacielo al corrimano del metrò. "E’ la prima volta che tutto questo materiale viene mostrato tutto insieme, grazie anche alla collaborazione con la fondazione Magistretti", dice Neri. "E’ una mostra che Milano gli deve da molto tempo”.

 

 

  


 

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. Ha  pubblicato con Adelphi “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla California, durante la prima elezione di Trump, mentre presto uscirà il suo saggio su Arbasino, “Stile Alberto” per Quodlibet.