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Natale senza Maxxi

Tagliati i fondi al museo, perfino Virginia Raggi si dispiace

28 Dicembre 2018 alle 11:26

Natale senza Maxxi

Foto Pixabay

Vi piaceva il Maxxi, il museo di Zaha Hadid che garantiva agli incolpevoli romani di sentirsi, ogni tanto, fuori da un medioriente cespuglioso e invece in una città vagamente europea? Con le sue mostre, soprattutto d’architettura, i suoi incontri (Rem Koolhaas solo qualche giorno fa) era una delle poche (forse l’ultima) istituzione culturale romana in grado di competere col prestigioso estero e col bullismo milanese. Adesso naturalmente tutto questo finirà, perché nella manovra di fine anno i fondi per il museo sono stati falcidiati. Tagliati infatti 3 dei 4 milioni di euro che per legge ogni anno vanno al Maxxi e a un altro museo romano, la Galleria nazionale d’arte moderna. L’obiettivo è probabilmente quello di trasformare le due istituzioni d’alto livello (dunque da vituperare) in musei da squatter, musei partecipati e condivisi, stile Macro Asilo, per kollettivi e skappati di kasa. Il Maxxi poi ha il gravissimo torto di funzionare: nel 2018 ha prodotto, coprodotto e ospitato 9 importanti mostre collettive e personali tra arte, architettura, fotografia, design e fumetto; 12 focus sugli artisti e gli architetti della collezione e sugli archivi; 5 progetti speciali. I visitatori delle mostre sono stati oltre 200.000, con un incremento di oltre il 10 per cento dei biglietti e del 16 per cento degli introiti.

 

“Ci vediamo costretti”, ha detto la presidente Giovanna Melandri, “a ripensare e ridurre progetti e attività già programmati per il 2019. Chiederemo al ministero dei Beni culturali di rivedere una scelta che penalizza ingiustamente il Maxxi e Roma”. Una scelta talmente assurda che perfino Virginia Raggi se n’è accorta e a Natale ha espresso “rammarico”. Intanto il ministro Bonisoli ha convocato una grande giornata nazionale per l’arte contemporanea, il 28 gennaio. Si è tutti curiosissimi.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente sull’alta velocità tra Roma e Milano. Scrive schizofrenicamente di cultura, società e architettura. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si intitola "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax. Usciranno presto in volume i suoi reportage dalla Silicon Valley, dove è stato inviato per questo giornale.

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