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Quando Mina cantava Morandi

Anche la pubblicità si serviva dei servigi dell’Ingegnere, che disegnò i fondali per uno spot con Mina

26 Agosto 2018 alle 06:14

Quando Mina cantava Morandi

Foto LaPresse

Mentre dopo Genova si riscopre e condanna il nome di Riccardo Morandi, massimo cantore del cemento armato del Dopoguerra italiano, mentre si procede alla damnatio memoriae delle sue opere sparse tra Maracaibo e il Reno, ciascuno riscopre un Morandi (come una volta si sarebbe detto di un quadro con le note bottiglie polverose) in casa.

 

Ultima la città di Sabaudia, che s’è accorta d’avere anche lei “un Morandi” pericolante, il ponte sul lago di Paola. Costruito nel 1963, è appunto pericolante. E la cittadinanza è affranta. Sarà Morandi-mania? O Morandi-panico?

  

C’era un tempo però in cui Morandi come i suoi colleghi cantanti e pittori era il non plus ultra: i suoi ponti sorgevano in Venezuela, ad Agrigento, sul Basento. Disegnava perfino il viadotto e gli hangar di Fiumicino (non ancora Benetton). Un ponte non griffato da Morandi pareva brutto. Era anche un’altra epoca, quando costruire era non solo considerato di buonsenso, ma persino chic, in Italia. Un ponte era una gioia, un viadotto una festa, una bretella un’ebbrezza. (C’era anche tanto indotto per i tondini e i cementi armati).

 

Anche la pubblicità si serviva dei servigi dell’Ingegnere, che disegnò i fondali per uno spot con Mina. Negli ultimi anni del boom infatti Pietro Barilla, fondatore della pasta nazionale, contattò personalmente la cantante per farne la sua testimonial ufficiale come la più amata dagli italiani (vent'anni prima del connubio Scavolini-Cuccarini). Ma i veri testimonial degli spot erano manufatti architettonici anzi ingegneristici: fra il 1965 e il 1970, in occasione della costruzione del nuovo stabilimento bianco lungo 1 km a fianco dell'E45 all’altezza di Parma, Barilla chiede a Valerio Zurlini, Duccio Tessari e Antonello Falqui di realizzare dei video spot ancora in bianco e nero.

 

Ma forse i più belli di tutti sono quelli girati da Piero Gherardi, che era il costumista di Federico Fellini. Laureato in architettura, Gherardi collaborava con Fellini fin dagli anni 50, vincendo con lui due Oscar per i costumi della Dolce vita e di 8 e mezzo. Prima veste la tigre di Cremona di un futuristico vestito di cerchi neri facendola camminare sopra la copertura della nuova stazione centrale di Napoli tutta triangoli (progetto di Bruno Zevi con Carlo Cocchia, Bruno Barinci, Luigi Piccinato, Giulio De Luca).

 

E poi la fa volare sopra la nuovissima copertura strallata degli hangar Alitalia di Fiumicino: progettati proprio da Morandi e appena inaugurati nel 1966, oggi son quelli che ospitano anche l’infausto “Air Force Renzi”, in questo Morandi è autobiografia laterizia della Nazione. I video di Gherardi sono stati riuniti in un dvd: uno degli ultimi vede Mina salire la scalinata del Colosseo quadrato dell’Eur con un vestito a forma di Iris, persino uno dei colossi col cavallo venne bardato con un grande panno bianco svolazzante.

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Commenti all'articolo

  • daniela.guerini49

    26 Agosto 2018 - 23:11

    È sempre bello leggerVi tutti, ma la mia simpatia è per Bordin anche per affetto da radicale convinta !

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