Le serie tv da vedere a gennaio 2021, in pillole

Molte docuserie, ladri gentiluomini, mondi apocalittici e terre lontane

Gaia Montanaro

    È un bagno di realtà questo inizio del 2021, serialmente parlando. Le piattaforme ci offrono infatti molte docuserie, adatte ai gusti più diversi, che hanno come fil rouge il racconto di personalità contemporanee, di esperienze del passato o di recenti trascorsi pandemici (da recuperare, uscite alla fine dello scorso anno SanPa e Morte al 2020, entrambe su Netflix). Chi invece preferisce un po’ di finzione, si destreggerà tra ladri gentiluomini, mondi apocalittici (di certificata qualità) e terre lontane, riparando all’occorrenza su The Undoing, che si è fatta attendere ma dall’8 gennaio arriverà su Sky Atlantic. A ciascuno il suo insomma, sperando che questo nuovo anno non tradisca le aspettative anche sul piccolo schermo. 

     

    The stand

    Starzplay, 3 gennaio

    Tratta dal romanzo di Stephen King L’ombra dello scorpione – edito da Bompiani – questa serie in nove episodi disponibile su StarzPlay (Apple tv +) racconta di un mondo post apocalittico che è stato fortemente decimato da un’epidemia di peste. È chiamata a risolvere l’infausto destino terrestre la centenaria madre Abagail Freemantle (interpretata da Woopie Goldberg) e un gruppo di sopravvissuti; il loro oppositore e nemico temibile sarà Randall Flagg, l’Uomo oscuro.  Madre Abagail e i suoi seguaci tentano di ricostruire una società dai contorni democratici nella città di Boulder, in Colorado, la così detta “zona libera”. Postilla: il finale della serie si discosta dal libro di King che però si è occupato in prima persona di scrivere il nuovo esito della storia. Al centro del conflitto, l’eterna lotta tra Bene e Male. I tempi non sono proprio felici per questo tipo di racconto, che però mette in campo tutta la qualità narrativa delle storie di King, insieme ad una buona dose di mistero e suspense.

      

    Storia delle parolacce

    Netflix, 5 gennaio, docuserie

      

    Nicolas Cage presta il volto a questa serie in sei puntate da venti minuti che si sofferma sull’origine storica di altrettante parolacce, tra quelle maggiormente in uso. Coinvolgendo storici, esperti di etimologie e di cultura popolare e linguisti, si cerca di indagare con tono ironico e linguaggio forbito la storia di queste parole servendosi di uno sguardo dissacrante e naif. L’esperimento è strano e potrebbe risultare quasi sgradevole; bisognerà vedere se per gli spettatori prevarrà il divertimento disimpegnato o la sensazione di aver perso tempo. 

     

    Lupin

    Netflix, 8 gennaio

    Liberamente ispirata ai romanzi di Maurice LeBlanc ma ambientata ai giorni nostri, questa serie francese in dieci episodi ha come protagonista il neo - ladro gentiluomo Assane Diop (interpretato da Omar Sy – coprotagonista in Quasi amici). L’innesco del racconto è rappresentato da una accusa mossa ingiustamente al padre di Assane anni prima (di aver rubato in casa di un facoltoso parigino) e che genera in lui un profondo desiderio di vendetta. Trascorsi venticinque anni dal misfatto, il ragazzo – addetto alle pulizie al Louvre - decide di mettere in campo il suo desiderio di rivalsa facendosi ispirare dal libro di Arsenio Lupin. Metodo, stile e talento sono quelli del ladro gentiluomo e la cornice parigina offre scorci interessanti.  Un Lupin in salsa action. Entusiasmo non assicurato per i puristi. 

     

    Pretend It’s a City

    Netflix, 8 gennaio, docuserie

      

    Martin Scorsese si scomoda (avendone tutte le ragioni) per raccontare la personalità tagliente e ricca di fascino di Fran Lebowitz. L’autrice e opinionista americana dalla penna affilata incarna a pieno lo spirito dell’intellettuale newyorkese e, come recita il trailer, ha un’opinione su tutto (che mai si risparmia di esprimere, come è proprio della sua personalità). Acuto spirito critico e innata vis polemica fanno della Lebowitz una figura divisiva ma mai ignorata. Un bagno di salutare politicamente scorretto con in controluce i grattacieli di New York. Da vedere, con apprezzabile spirito critico.  

     

    Hausen

    Sky Atlantic, 9 gennaio

      

    Sky Deutschland sforna una nuova serie a cavallo tra horror, mistery e drama ambientata in un inquietante complesso residenziale. Qui si trasferiscono Jaschek e suo figlio sedicenne Juri che si rendono conto, poco dopo il loro arrivo, che l’edificio in cui abitano si nutre misteriosamente delle sofferenze dei propri i inquilini. Jaschek, che lavora lì come custode, cade vittima della maledizione e sarà Juri a dover convincere gli altri inquilini a ribellarsi, anche contro il padre, per riuscire a salvarsi.  Atmosfere livide, suspense garantita e molta inquietudine per un prodotto di genere adatto a spettatori dai nervi saldi. 

      

    WandaVision

    Disney+, 15 gennaio

       

    La quota Marvel di gennaio è occupata dalla nuova vita di due personaggi già conosciuti dagli affezionati dell’universo di supereroi, ovvero Wanda Maximoff (interpretata da Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany). La giovane dai capelli rossi ha il potere di creare una realtà parallela (in stile chic anni Cinquanta) e in essa si materializza l’aitante Visione, scomparso anni prima e con cui Wanda può finalmente convivere tra le mura domestiche. A cavallo tra sitcom e fantascienza, la storia di Wanda – e il suo super potere – come da tradizione non saranno esenti da conseguenze. Per gli appassionati del genere e per chi cerca storie d’evasione ben confezionate. 

      

    Baghdad Central

    Sky Atlantic, 18 gennaio

      

    Molto apprezzato dalla critica inglese, questo thriller geopolitico in sei episodi coprodotto da Channel 4 e Hulu. La vicenda, basta sull’omonimo romanzo di Elliott Colla, è ambientata in Iraq nel 2003 e segue la storia di un ex poliziotto che, poco tempo dopo la caduta di Saddam Hussein, si mette sulle tracce della figlia scomparsa. Verrà catturato, imprigionato e torturato per poi essere reclutato da un ex poliziotto britannico. Girato in più lingue e con un’accurata ricerca storica ed estetica, promette di essere una narrazione stratificata e di qualità. 

      

    Losing Alice

    Apple tv+, 22 gennaio

         

    La quota israeliana, ospitata in questo caso su Apple tv+, ci offre una storia a cavallo tra thriller psicologico, noir ed erotico. Alice è una regista quasi cinquantenne che, attraverso flashback e flash forward, racconta i processi consci e inconsci che l’hanno portata a sviluppare un’ossessione per una giovane sceneggiatrice di nome Sophie, che ha scritto una sceneggiatura più vera del vero. La storia, come è frequente per i prodotti israeliani, si propone come una narrazione che dà ampio spazio allo scavo dell’interiorità dei personaggi e meno ai rivolgimenti di trama (è prodotta da Hot, stesso canale israeliano dove è andato in onda Be Tipul - In treatment). Per gli spettatori più propensi al fascino delle parole e meno all’azione.