Gaia castiga tutti
La lite con Travaglio, poi quella con Fusaro, con Casalino, con il Cav. Il soldato Tortora è sempre in trincea
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31 JAN 20
Ultimo aggiornamento: 08:30 PM

È la nostra Jennifer Aniston: un po' fidanzatina d’Italia un po’ rocciosa anchorwoman, come nella serie “The Morning Show.” Però Gaia Tortora, cinquant’anni, plenipotenziaria delle news de La7, non ha a che fare con tipi come Brad Pitt ma piuttosto con Marco Travaglio. Al quale ha rifilato un sonoro “vaffa”. La vicenda defatigante; sull’onda delle polemiche sulla prescrizione, il giornalista scrive sul Fatto che non c’è niente di male se qualche innocente finisce in carcere. Lei, molto attiva su twitter, su twitter scrive: “Finora ho sopportato e sono stata una signora. Ora basta. Travaglio… Mavaffanculo”. Travaglio ribatte in un pezzo che “siccome la poveretta insisteva imperterrita, le ho brevemente spiegato la differenza fra carcere per custodia cautelare e per espiazione pena. Invano. Allora le ho preannunciato un corso di recupero per ciucci”. Ma ci sarebbero anche degli sms che Travaglio le ha inviato, che lei minaccia di rendere pubblici. Cose irripetibili. Vabbè, usciamoli questi sms.
Siamo in un bar simil milanese del quartiere Prati, a Roma. Per un po’ negoziamo dove vederci, io vorrei casa sua ma lei è irremovibile, “manco morta”, vorrei spiare, e poi con le descrizioni di casa mezzo pezzo è fatto, alla fine eccoci in un bar elegante. Mi dicono che lei è riservatissima, Mentana mi dice che “so solo che ha un cane”, forse esagerando. Lei ha un cappottino rosa, una maglia nera e delle unghie nere. Puntuale come un soldato, sta lì piantata dirimpetto al bar. Una delle prime voci su Google cercandola è “Gaia Tortora marito”. “Il marito non ce l’ho. Se vuoi parlo delle mie figlie”, taglia corto subito lei. Vediamo gli sms. “Mah, non sono molto diversi da quello che ha scritto sul Fatto, cioè che sono un’asina, che devo studiare, che sono una poveretta, cose così”.
Antefatto: sull’onda delle polemiche sulla prescrizione, Travaglio scrive che non c’è niente di male se qualche innocente finisce in carcere
Però tu litighi con tutti. “Il problema è che, come dicono in Toscana, io non mi tengo un cecio in bocca”. Hai litigato con Fusaro. “Non si può, dai, invitare certa gente”. Hai litigato con Casalino, che vuole decidere lui quali politici mandarti. “Loro fanno comunicazione, noi dobbiamo fare il nostro mestiere. E sono pure bravi: è bravissimo. Molto più bravo del Pd”. Beh, non ci vuole molto. Aldo Grasso ti ha lodata. “Ho detto quello che tutti sanno, i partiti vogliono dettare le regole, ma noi dovremmo fare un altro mestiere, fare i giornalisti”. Hai litigato con Berlusconi, che paragonava la sua vicenda a quella di tuo padre. “Un’uscita di cattivo gusto”. Hai litigato con Freccero. “Disse che mio padre si rivoltava nella tomba”. Disse anche che sei turborenziana. “C’è stato un periodo in cui Freccero era renziano, poi berlusconiano, poi grilliano. Va bene così. Però ci sono dei confini che non vanno superati. Se tiri fuori mio padre io tiro fuori il lanciafiamme”. Però lo sei, turborenziana? “Renzi è l’unica persona in grado di fare strategia politica che c’è in Italia, poi staremo a vedere”. “Poi quando fa delle cazzate glielo scrivo direttamente”. Vabbè ma dal tuo telefono passano i meglio sms della nazione. “Io poi manco l’ho votato. L’ultimo voto l’ho dato alla Rosa nel pugno. Voto solo alle comunali”. Tu saresti un buon sindaco. “Ma che sei matto? A Roma ci vuole l’esercito. Commissariamento ed esercito”. Io ti volevo proporre come sindaco. “Mi vuoi male”.
L’unico con cui non litighi è Mentana, il tuo direttore. Anzi, solo due volte, in dieci anni, mi ha detto. E dice che non si ricorda il motivo. “Neanche io”. Tortora è arrivata al Tg di La7 infatti prima di Mentana. “Non litighiamo, ma sa che non gli risparmio niente”. Ti ha fatta vicedirettore del politico, responsabile degli speciali, conduttrice di “Omnibus”. Com’è stato il suo arrivo? “Ho visto gente piangere. Uno stress test. Mentana è Mentana”. “Spalle larghe”, mi ha detto lui di te. “Forte solidità”.
“Mi fanno un po’ tenerezza questi che devono andare in video fino a novant’anni. A me piace molto stare dietro le quinte”
Ma ecco la prima sorpresa. Un lamento, dal soldato Tortora, noto per non lamentarsi mai. “La cosa che mi ha fatto più male della vicenda Travaglio è stata che ho ricevuto un sacco di solidarietà da persone comuni e dalla redazione, ma in generale dai colleghi poca, pochissima. Mi ha dato amarezza, ecco”. Ma come, vittimismo da parte tua uno non se lo aspetterebbe. “Non ha mai voluto fare l’orfana di professione” (sempre Mentana). Non scrive libri, non mette su business della memoria, che pure sono floridissimi in Italia. Ha fatto invece un sacco di gavetta. Percorsi irregolari. Liceo non al Tasso o al Visconti, gravissimo in una città come Roma. “Linguistico. E poi Lettere, indirizzo Storia dell’arte”. “Mai finita”. Sapienza? “No, Tor Vergata”. Un disastro. Dove abitavate? “Al Fleming”. Uno di quei quartieri di Roma Nord che getta un’ombra su tutta un’esistenza.
È arrivato quel momento: parliamo di tuo papà. Per i più piccoli: l’arresto di Enzo Tortora è stato il più spaventoso errore giudiziario della storia. Lui, il più famoso anchorman italiano, arrestato all’alba all’hotel Plaza, indicato come trafficante di droga (!), pentiti improbabili che imperversano per anni, lui poi muore di tumore. Sto cercando di immaginarmi come dev’essere stato. “Lui viveva a Milano, al Plaza stava solo quando stava a Roma. Io facevo su e giù perché i miei erano separati. Io e Silvia, mia sorella, siamo figli della seconda moglie. Poi ci sono state varie compagne”. Era uno che si divertiva, anche. “Loro erano già separati, io avevo un buon rapporto con lui, da figlia di separati, un po’ ribelle. Ogni tanto mi mettevano su un aereo. Andavo a Milano a trovarlo e non mi andava per niente, la nebbia, il freddo. Una tristezza”. Al ritorno in treno mi fermavo a Firenze dalle sorelle di mamma, e lì mi rincuoravo”. La mamma: maestra. “Si erano conosciuti a Firenze, ma la famiglia di lei non era d’accordo perché lui era ancora sposato. Così la mandarono a vivere per un po’ all’estero, in Francia, da certi parenti, quelle cose che si facevano una volta. Naturalmente non servì a niente”.
Saresti un buon sindaco. “Ma che sei matto? A Roma ci vuole l’esercito”. Gli sms con Travaglio e quelli con Renzi
Tortora era “molto ironico, mi ricordo molti scherzi telefonici insieme a Piero Angela, uno degli amici più cari. Uno dei primi ad arrivare a casa quella mattina della simpatica esibizione in manette”. Quelle manette che non si sono mai più viste in tv. I ferri. Una cosa medievale. “Io avevo tredici anni, smisi di parlare per un giorno intero”. Poi la gavetta. “Il lavoro mi ha aiutato anche molto”. “Un sacco di lavoretti. A un certo punto ho lavorato come segretaria in un’associazione di aerobica. Poi ho fatto un provino a Teleroma56”. Mitologica stazione tv romana fondata dai radicali. “Redazione a Fiano Romano”. “TeleRoma56 rimane nel mio cuore”. “Con Giancarlo Dotto e Michele Plastino, facevo di tutto, dalla cronaca nera allo sport. Dopo una settimana mi mettono a fare il telegiornale”. Poi hai lavorato con Funari a “Funari live”. “Ma lo vedevo poco. Comunque un grande inventore di tv. E’ stato il padre di tutti i populisti di oggi, i Giordano, del Debbio, i Paragone”. “Poi mi chiamano a fare un provino per la rassegna stampa a La7 accanto a Antonello Piroso. Poi è andato via Piroso, ed è arrivato Mentana, che mi ha riconfermata”. “Tu devi condurre il sabato e la domenica, mi dice. Io non sono stata mai una grande conduttrice, c’è gente che ammazzerebbe la madre per condurre il tg delle 20, io preferisco altre cose”. Se, vabbè. “Eh, ma al tg lanci i servizi. Se fai una trasmissione parli con le persone, c’è il racconto. Ma io sono un soldato e quindi l’ho fatto”. Però avete creato l’unico format italiano del decennio, #maratonamentana. Come vi preparate? Prendete dei Polase? Vi drogate? “Ma no, niente”. “Mi piace stare dietro le quinte”, dice felice. Anche dare ordini. “Per le maratone ho una chat con tutti gli inviati in tempo reale, e con Enrico. Da una parte sono in contatto coi portavoce dei politici, dall’altra smanetto sui social. Se io so che Salvini sta in un certo posto, io l’inviato lo sposto immediatamente, e arrivo prima”. “So tutti i loro tempi di percorrenza”. Cioè i vostri inviati sono tipo riders. Una categoria da difendere. Glovo. “E’ il lavoro loro”. “Celata in particolare è velocissimo, non per niente viene dallo sport. Quando arrivò, stava nascendo il fenomeno dei Cinque stelle, e io stavo cercando qualcuno senza pregiudizi per seguirli, e lui era perfetto, veloce, libero, senza appartenenza. Tutti quelli che vengono dallo sport hanno una marcia in più”.
Ti piacciono le sardine, ho letto su twitter. Quanto twitti. “Non le ho capite, all’inizio, veramente. Le ho capite poi, parlandoci. Li ho avuti ospiti un paio di volte. Chiedevo tipo che posizioni avevano sulla prescrizione. Loro non rispondevano. Pensavo: questi sono scemi. Poi ho pensato: ribalta la prospettiva. Loro non vogliono dire qualcosa sui temi specifici, vogliono risvegliare una partecipazione, una discussione”. Quindi non sono scemi. “Non sono scemi per niente. Lo sai da cosa si vede che non sono scemi? Un nanosecondo dopo la vittoria in Emilia-Romagna sono scomparsi, perché se parlano adesso vengono immediatamente etichettati”. Etichetta è una parola che ricorre molte volte nelle parole di Gaia Tortora, è una specie di demone da cui sembra voler sfuggire. “Comunicativamente sono bravissimi, anche grazie a qualcuno che li sta aiutando”. Cioè? “Beh, quel fenomeno di Elli Schlein”. Chi? Alza gli occhi al cielo. “Ma qualche giornale lo leggi?”. Ma come: ho perfino l’abbonamento al New York Times. “Poi?”. Eh, leggo il Foglio, il Corriere, Repubblica. “Beh, magari ti farebbe bene leggere qualche volta anche qualche giornale che non la pensa come te”. Il soldato Tortora è scatenato. “Comunque, Elly Schlein è quella del Pd che ha ricevuto 22 mila preferenze alle ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna. Ha messo in difficoltà Salvini incalzandolo per strada con domande sulle assenze delle Lega, gli chiede perché non sei mai venuto al Parlamento europeo?, facendo quel video col time code sotto. Lei ha aiutato molto. Speriamo che non finisca risucchiata nel Pd”. Madonna, ma li odi questi del Pd. “C’è bisogno di creare un movimento di giovani in questo paese. Io li vedo, quando vengono in trasmissione, ci stanno questi vecchi, tutti paludati, spocchiosi. Dicono che i ragazzi non studiano. Ma manco voi studiate, certe volte vengono e dicono certe minchiate”.
Vabbè. “Hammamet” l’hai visto? “No”. Qual è l’ultimo film che hai visto? “Boh, non mi ricordo, dimmi qualche titolo”. Boh, “Parasite”. “Ma quale ‘Parasite’. Ho visto Zalone. M’è piaciuto un sacco”. E la tv la guardi? “Certo, sempre, tutta”. “I talk. E la De Filippi”. Conveniamo che C’è Posta dà dipendenza. “Come entra lei nel racconto. Poi la fisicità, si sposta, sa quando è il momento di sedersi mette una mano sulla spalla. E’ empatica”. Con lei ti candideresti a Roma? “Con lei sì. Magari”. Beccate il 90 per cento. “Io sicuramente ho voglia di fare anche altro. Mi fanno un po’ tenerezza questi che devono andare in video fino a novant’anni. A me piace molto stare dietro le quinte”. Ha fatto anche un master in Psicologia della Gestalt. “Bisogna avere un piano B”. “Potrei mettermi a fare l’analista”. Mi vuoi? Vengo subito.
Avete creato il format italiano del decennio, #maratonamentana. Come vi preparate? Prendete dei Polase? “Ma no, niente”
Non mi prende. E allora parliamo anche di giustizia, naturalmente, cerco di chiederle senza precipitare nel cliché e nella tragedia familiare come si può uscire da quello che è il più grande problema italiano secondo me, e perché la sinistra, proprio la sinistra, si sia così innamorata dei giudici, in un certo momento, procedendo alla Grande Abdicazione della politica. Perché la parte migliore del paese sia vittima di questo incantesimo. Forse va psicanalizzata. “Sei proprio sicuro che sia la parte migliore?”. Beh, è quella che guarda il vostro telegiornale, che ha Sky, che è abbonata ai quotidiani. Ci pensa su. Poi: “Perché la sinistra non ha coraggio, perché come provi a toccare determinate cose incontri dei rischi, sono battaglie che costano”. “Anche oggi: sulla giustizia tu sai che posizione ha la Lega, sai che posizione ha Fratelli d’Italia, ma non sai mai che posizione ha il Pd. Che è sempre tiepido, su tutto”. Pare soffrire, dicendolo. Ma tu sei di sinistra? “No. O forse sì. Mi sento senza identità. Su certe cose sono d’accordo con la sinistra. Ma la giustizia non dev’essere un problema di appartenenza. Deve guardare ai cittadini comuni, a tutti”.
Ce ne andiamo dal bar elegante. Io con più dubbi di prima ma un po’ innamorato. Lei solo con qualche lacerazione (sta sempre al Fleming, ma dice che un giorno o l’altro se ne andrà). Mi ricorda una mia amica cresciuta pure lei da quelle parti, una micidiale cagacazzi, con cui litigo sempre, poi però facciamo pace e alla fine ha sempre ragione lei e ci posso sempre contare. (Però poi a microfono spento mi dice che con suo papà ha cominciato ad avere un rapporto vero quando lui è andato in carcere. Perché si scrivevano; e che il dolore è venuto fuori tutto insieme, dopo i quarant’anni, come una cosa fisica. “Diverse volte ho avuto attacchi di panico mentre ero in video”, mi dice. Non penso che lo scriverò. “Perché?”. Perché magari pensano che sei una matta. “Ma matta de che? La gente deve sapere”. Il soldato Tortora vuole assolutamente pagare lei, ma poi per una volta si arrende).
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).