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A X Factor si canta bene. E chi comanda è il premier Cattelan

Agli Home Visit, Berlino sembra Milano. E, con l'eccezione di Nuela, le scuderie di ciascun giudice non sono malvagie

18 Ottobre 2019 alle 10:01

A X Factor si canta bene, con qualche sbadiglio. E chi comanda è il premier Cattelan

Ieri è stata una giornata ragionevole. L’Unione europea e il Regno Unito hanno raggiunto l’accordo sulla Brexit e Nuela, quel minorenne che avete amato moltissimo per ragioni incomprensibili, probabilmente esoteriche, è stato rispedito a casa, bacioni. Malika Ayane se n’è fregata dei 13 milioni e passa di italiani che hanno visto e cuoricinato il video di questo sedicenne che canta(va) “Carote, solo carote, le regalo a mio nipote diventan banconote”, e di Repubblica che proprio per questo l’ha intervistato sul voto ai sedicenni, e del vizio che abbiamo di dar sempre ragione alla disintermediazione, e ha salvato il paese da un ennesimo insulso spacciato per genio, un asparago preso per perla. #TakeBackControl, ripijamose il controllo, ha scritto Boris Johnson su Twitter e lei questo ha fatto: s’è ripresa il controllo. Un biondo pazzo che si crede Horatio Nelson e una bionda di quel biondo tinto anche sotto la luna si sono pigliati il pieno potere di fare qualcosa di elitista: assumere una posizione.

  

 

Grazie, Ayane, tutto è perdonato. Tutto. Ogni tuo tailleur, ogni tuo giudizio da sottotitolare e perfino ogni abbraccio a quello là che fa l’artista di strada, Enrico, e che quando gli hai detto che deve “imparare a dosare la voce nel cambio d’intenzione” t’ha guardata come se gli avessi proposto di trasferirsi a CasaPound. La legge che tiene in vita la DC, quella del nulla si ricorda ma tutto si trasforma, non varrà per te: sarai per sempre colei che liberò l’Italia da uno che nella vita ha scritto e cantato “Vedo solo carote, le rime con ote sono finite quindi ehm armadio”.

 

Parliamo del resto. Noialtri da casa ci siamo trovati bene a Berlino, ottima la regia che ogni tanto la faceva sembrare Milano vicino all’Europa, e fa niente se dopo la prima mezz’ora avevamo le borse sotto gli occhi (gentili autori Sky, va bene che siamo un pubblico di merda ma voi siete proprio certi che meritiamo più di tre minuti di escandescenze e incandescenze degli under, tutti i loro “sono tesa”, “fino a ieri ero a Imperia”, “ho i brividi”? In questo paese puffano e tagliano tutti meno che voi, ma come mai, ma ripensateci, per carità date meno spazio all’emotività prepuberale, dieci secondi posson bastare).

  

 

Fatta eccezione per Nuela, e quelli là la cui cantante ha cantato “La descrizione di un attimo” dei Tiromancino come fosse “Frena” di Carlotta (Bonafede, scusi, ma quando ce la fa una legge che punisca l’oltraggio al cantautorato?), e fatta salva la noia coessenziale al programma (autori, lo abbiamo capito che puntate tutto sul fatto che i giovani guardano la tv mentre guardano Netflix e quindi giustamente non v’affannate a scrivere un programma e lasciate che vada avanti per inerzia), le scuderie di ciascun giudice non sono malvagie.

 

Le under sono tutte brave, nessuna è memorabile, si odiano almeno quanto ostentano d’amarsi, quindi hanno già imparato a mettere da parte l’arte, e speriamo che con altrettanta celerità imparino ad abbigliarsi in modo consono, perché ieri cinque su cinque avevano addosso la mise comoda per aiutare zia Maria a fare la salsa in garage a fine agosto, a parte l’arpista, Giordana, che indossava scarpe da tennis sotto vestitino glitterato e camicia di jeans, e dove credeva di essere, a passeggiare di sabato pomeriggio in una periferia residenziale? Avevamo grandi speranze, quando ha fatto Creep dei Radiohead con quella sua grande arpa, ma ci ha messo molto poco a deluderci e speriamo che Sfera sia capace di evitare che in lei s’inveri il grottesco incontro di Joanna Newsom e Laura Pausini che, tuttavia, già comincia a sentirsi. Le altre sono tutte uguali, sognano tutte di diventare un po’ Lauryn Hill e un po’ Selah Sue. Non ce n’è una che abbia un po’ di X e neanche di Y.

 

 

Tra i maschi adulti, invece, c’è dell’eterosessualità dirompente e noi povere millennial anziane quando abbiamo visto Nicola Cavallaro, tutto nero ed esplosivo, un po’ Pau dei Negrita ma più maschio e più bravo e più rocker, abbiamo capito come ci si sente a cercare la carcassa di un dinosauro e trovarsene davanti uno vivo. Risvegli pulsionali che neanche all’ora dell’aperitivo. Dev’essere stato per questo che, quand’è arrivato Comete e ha cantato “Futura” di Lucio Dalla come l’ha cantata, alla perfezione, con quel modo fuori dal tempo ma pieno di spazio, il tono curioso di bambino e la costumatezza dell’adulto responsabile, eravamo così ben disposte che abbiamo pensato che i padri non per forza hanno figli, ma di certo hanno sempre un’immaginazione più forte della paura. Comete, fa niente se assomigli a Tommaso Paradiso e se hai esagerato con il risvoltino dei pantaloni, ti perdoniamo, dopotutto vivi a Roma e che ne sai.

 

Samuel meriterebbe di vincere perché ha con sé i migliori, i Booda, ai quali ieri ha chiesto di dargli un motivo per non portarli ai live. Risposta: “Odiamo i Subsonica”. Presi.

 

Povero Samuel (quant’è bello, più invecchia e più migliora, è il Benjamin Button dei Murazzi), fa di tutto per essere spiritoso, diciamo televisivo, e davvero non ci riesce, e qualcuno gli dica che non serve, che non può, che non deve, perché lui è “C’era una volta a Hollywood” mentre gli altri sono serie tv, e tanto per tutto il resto c’è Cattelan, il vero protagonista di questa edizione di cui è premier morbido ma decisivo, un Giuseppe Conte senza l’avvocatura dello Stato.

 

Mara Maionchi non dimentica di rimpolpare il frasario da usare in pausa pranzo o ai pranzi di famiglia e a chi le chiede di darle un bacino, risponde “Dallo a tua nonna”, dopodiché ci insegna che “il lavoro batte il talento se il talento non lavora duro”. È lei la grande saggia, come sempre, ma non è più quella decisiva. Decisivo è il premier Cattelan, che chiude le manovre quando gli altri le riaprono, come Conte ieri con Di Maio: ragazzino, se t’ho detto che la legge di bilancio è chiusa, è chiusa; Malika, se ti dico che questo qua con l’apparecchio io lo adoro però, bada bene al mio però.

 

Quante dittature al mondo puoi fare con la democrazia.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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