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“Ora o mai più” è il sadismo televisivo di cui non possiamo più fare a meno

Il programma di RaiUno condotto da Amadeus è una guerra tra vecchie glorie e meteore 

2 Marzo 2019 alle 16:33

Il programma più bello del decennio si chiude stasera su RaiUno. Si chiama “Ora o mai più” e lo conduce Amadeus. È un talent show bizzarro in cui vecchie glorie a fine carriera duettano con cantanti che una carriera non ce l’hanno più, offrendo loro l’ultima possibilità. O così sulla carta. In realtà vedi Silvia Salemi o Paolo Vallesi fare da stampelle a Marcella Bella e Ornella Vanoni, ma a noi che importa? Siamo con la spazzola in mano pronti al karaoke: “Ho aspettato tanto per vederti, ma non è servito a niente”. A volte è così sottile la sliding door da disorientarci, e Amadeus ce lo ricorda tirando fuori strategicamente classifiche di Sanremo dagli archivi, contrapponendo gli ultimi posti dei giurati ai primi posti di quelli a cui serve un filmato di presentazione. La parabola discendente è piano bar, classifiche europee, dimenticatoio. Com’è possibile? Crisi di panico, depressioni, agorafobia, matrimoni, divorzi. Insomma, la vita.

 

“Ora o mai più” è tante cose, tutte bellissime. È Rettore che dà un voto 9 a Salemi nel duetto con una disorientata e afona Patty Pravo, ospite a sorpresa (nel senso che neanche lei sapeva di esserlo) e dice: “Finalmente si è sentita quella nota che non si sentiva da 22 anni”. È il pubblico che balla su “Ma che freddo fa” mentre Vanoni viene ripresa intabarrata prendere appunti cercando di rimanere faticosamente sveglia (aveva avvisato: “Spero di non addormentarmi, perché alle dieci e mezza ho un piccolo crollo”). È gente che fa questo lavoro da sempre ma ogni volta che prende un microfono fa: “pronto, prova, non funziona”, e sbaglia i nomi dei colleghi (Cutugno chiama “Vannoni” la Vanoni la quale chiama “Ombretta" la Berti). È Orietta Berti che sente che hai stonato anche dal bagno. È Rettore che fa la parodia di Rita Pavone, è Ornella Vanoni che fa la parodia di Angela dei “Ricchi e Poveri” (la quale sarebbe perfetta per un musical di Lars Von Trier). È il regolamento dei conti con frecciatine tra gente che si conosce da una vita e può dire ad Amedeo Minghi che “Vattene Amore” è “una menata galattica” o “una canzone per bambini” o “una cagata di testo”. E lui si offende per qualche secondo ma poi si ricorda la Siae.

 

I concorrenti si trovano continuamente nel bel mezzo del fuoco incrociato tra giudici. Leali su Rettore: “La canzone non è criticabile, giusto? Peccato”, Rettore su Berti: “Questa canzone rappresenta tutto quello che io odio della musica leggera italiana”, Vanoni su Rettore: “A parte che la canzone è straordinaria: si balla, si salta…”. Poi c’è il sadismo. I filmati rubati nel dietro le quinte e mandati in onda in diretta. Come quando ci mostrano Marcella Bella, ripresa di nascosto come si fa coi nonni, chiedere di cantare più parti nel duetto, sennò si annoia. In studio protesta, non sapeva d’essere ripresa (già potenziale spin off d’un format epocale di fuori onda tra cantanti), e si prepara a potenziali rivalse legali: “Avete fatto anche un danno visivo perché non avevo la luce in faccia”. Fischi del pubblico. Poi canta: “Stavolta non lo dico più, che grande sbaglio mio sei tu bisogna crescere oramai”, ed è tutto perdonato.

 

Anche perché c’è sempre qualcuno che: “Sono stata lesa da questo programma”. In genere è Donatella Milani che si lamenta d’essere una grande interprete penalizzata dal repertorio della sua coach, una avvelenata Donatella Rettore la quale s’è defilata scappando col gesso al piede e i festoni tra i capelli, urlandole “arrangiati”. Milani ha finto con poca convinzione d’essere dispiaciuta ma più contenta di così lo è stata solo quando ha duettato con Shalpy, l’unico più scarso di lei, che l’ha fatta sembrare Lady Gaga. Almeno prima che Vanoni la riportasse alla realtà: “Ti do 6 perché sei una vittima: di un signore vestito così”. Poi scoppia a ridere.

 

Il problema della Milani è che vuole essere trattata come Patty Pravo senza avere la carriera di Patty Pravo. E quando esasperata chiede: “Ma insomma che devo fare?”, le dicono di muoversi meno e imparare a cantare. Milani, una corista di Pupo, è tutti noi che da casa siamo convinti di poter cantare meglio, se solo fossimo protetti dall’orchestra giusta, se solo il gobbo elettronico non ci sabotasse, se solo Mogol ci avesse scritto una canzone. Se la lagna va per le lunghe, ci pensa Vanoni: “Basta! Taci! Silenzio!” e “Non ti giustificare!” per concludere con: “Queste sbrasate non si fanno”. Meglio incassare e andare avanti. E poi le polemiche rallentano la scaletta e Ornella vuole finir presto per poter andare a letto con la sua Ondina, il cane. Mica può perdere tempo dietro a questi qua.

Manuel Peruzzo

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