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Chi è Giuseppina Paterniti, il volto “europeo” che il M5s vuole al Tg1

Ex corrispondente da Bruxelles, stimata nei Palazzi, non rigorista ma adatta a bilanciare l’espansionismo leghista in Rai

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

19 Ottobre 2018 alle 10:21

Chi è Giuseppina Paterniti, il volto “europeo” che il M5s vuole al Tg1

Giuseppina Paterniti (foto Imagoeconomica)

Roma. La “manina” che non c’è, la tensione tra alleati gialloverdi che maschera un rapporto di forze già mutato, l’Europa che guarda e poi una delle piccole cose di casa nostra che, per così dire, agita le conversazioni tra ministri in subbuglio per il decreto fiscale, riempiendo intanto di ipotesi le supposizioni dei professionisti Rai in attesa di nomine (slittate di una settimana). E la piccola cosa di casa nostra potrebbe essere ben rappresentata dalla domanda “ma quanto contano i Cinque stelle nella partita gialloverde sulla tv pubblica?”. L’impressione sottesa ai ragionamenti felpati, infatti, è che la Lega di Matteo Salvini sia in qualche modo in vantaggio anche riguardo al piatto televisivo, dove attorno alle nomine dei direttori di reti e telegiornali si è giocata negli ultimi tempi una campagna mediatica a basso impatto (della serie: noi non vogliamo lottizzare, e però tra il dire e il fare c’è di mezzo la gestione della prossima campagna per le Europee).

 

E anche se la Lega non ha nascosto, fino a poco tempo fa, di puntare al Tg1, i Cinque stelle che guardano i sondaggi favorevoli al fratello-coltello Salvini stanno cercando di ribaltare il gioco di poltrone (a loro sarebbe dovuta andare Rai1 e non il primo telegiornale). E per ribaltarlo sono stati fatti due nomi di donne con lunga esperienza Rai, apprezzate anche nelle stanze dell’opposizione: Federica Sciarelli e Giuseppina Paterniti (ma, man mano che passavano le ore, era Paterniti che si attestava come soluzione possibile-probabile per il Tg1 o per Rainews, mentre Sciarelli veniva messa tra i papabili per un eventuale Tg3). E da quando i due nomi sono emersi dal magma delle totonomine, è proprio su Paterniti, a lungo corrispondente Rai da Bruxelles, che si sono concentrate le elucubrazioni (ogni riferimento ai buoni rapporti da tenere con l’Europa, vista la manovra economica gialloverde, non è casuale, come non è casuale il fatto che Paterniti abbia fama di giornalista dal piglio istituzionale, stimata presso i Palazzi, Quirinale compreso).

 

Ma chi è colei che alcuni colleghi, scherzosamente, in questi giorni, chiamano “Lady Ue”? Siciliana di Capo D’Orlando, classe 1956, Paterniti è l’esperta di temi geopolitici che diventa nota al grande pubblico, a inizio anni Novanta, grazie al programma “Atlante”, anche se c’è chi la ricorda “presentatrice e autrice in programmi per bambini”, racconta un veterano Rai, sottolineando anche la presenza di Paterniti in “Big!” con Piero Chiambretti. Ancora non era, allora, Paterniti, la corrispondente dal Parlamento europeo che a ogni vertice Ue appariva in video con il tradizionale caschetto castano-rosso e gli occhiali dalla montatura invisibile. E però la donna che oggi i Cinque stelle vorrebbero al Tg1, anche per via del profilo non troppo partisan, si era già fatta conoscere dal Tg3 come volto “da G8” e già sapeva muoversi, da esperta di economia internazionale, tra Nato e Wto, senza per questo trascurare il profilo sindacale interno all’azienda (Usigrai). Quando è arrivata a Bruxelles, nel 2008, c’era chi pronosticava per lei un tran-tran sonnacchioso. Invece arrivò la crisi economica. E poi il caso Grecia: Paterniti si trovò a seguire i giorni duri di Atene per tutti i telegiornali Rai, con momenti di moderata critica anti tedesca e ragionamenti su fondo di garanzia e riforme possibili e impossibili che facevano strabuzzare gli occhi ai professori in studio durante i suoi collegamenti (strabuzzare nel senso della stima, ché Paterniti in passato si era anche occupata di cartolarizzazioni). Ed è proprio l’europeismo solido ma non rigorista di Paterniti (che ha anche scritto un libro dal titolo Una nuova anima europea) a renderla ora preziosa agli occhi grillini in cerca di scudi anti espansionismo leghista, in giorni di battaglia sommersa sulla Rai.

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