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Il talent di Amadeus "Ora o mai più" dà una seconda possibilità. Ai giudici

Nel nuovo programma, una specie di Ballando con le stelle ma canoro, concorrono meteore della musica italiana cadute nell’oblio. Fosse Sky i giudici li farebbero a pezzi, fosse Mediaset tanti spunti polemici non sarebbero abbandonati. Ma in Rai...

11 Giugno 2018 alle 11:44

Il talent di Amadeus "Ora o mai più" dà una seconda possibilità. Ai giudici

Amadeus e Loredana Berte nel nuovo programma di rai Uno "Ora o mai più"

Ora o mai più è l’ultima possibilità prima della sconfitta. È anche il programma condotto da Amadeus il venerdì sera su Rai Uno, una specie di Ballando con le stelle ma canoro, in cui concorrono meteore della musica italiana un tempo in classifica e poi cadute nell’oblio. Impariamo che una carriera può fallire per tanti motivi: depressioni, corde vocali sputtanate, canzoni sbagliate, tumori al cervello. Mai e poi mai perché il il tuo talento non è all’altezza delle tue ambizioni, perché non hai avuto il team giusto, perché la voglia di esibirsi era inferiore allo sforzo necessario. Per fortuna la televisione dà una nuova possibilità ai cinquantenni (anche se, come Di Cataldo, dimostrano trent’anni), e li mette di fronte a una giuria composta da ex colleghi che la carriera l’hanno avuta, e ora vivono di rendita. E consumata. Come le corde vocali di Loredana Bertè che è diventata Tom Waits, o quelle di Patty Pravo che è afona ma non si scoraggia e continua a cantare, perché è meravigliosa. Ci sono anche Fausto Leali, Orietta Berti, Marcella Bella, Michele Zarrillo, Red Canzian. Non sono giudici o coach ma maestri, per marcare una differenza (a volte sottilissima) tra i ripescati.

    

Patty Pravo, in un’intervista a Rolling Stone in cui si supponeva dovesse promuovere il programma ma lei ha capito promuovi te stessa, ha detto che di solito a lei i talent non piacciono ma "è interessante vedere queste persone che, non si capisce perché, a 55 anni devono venire qui a riprovare. A 55 anni fai qualcos’altro, ma dove vuoi andare?". Ma ha detto che si diverte a cazzeggiare coi colleghi della giuria. E in effetti venerdì sera sembrava un po’ distratta: "Il mio voto è sei". "Ma hai votato cinque". "Ma tu chi sei?". Se fosse un programma Mediaset tanti spunti polemici non sarebbero abbandonati, come quando Donatella Milani, una tizia afona che ha avuto un problema alle corde vocali in gioventù ed è caduta in depressione, tentava di insegnare a cantare a Fausto Leali, forte del fatto che dà lezioni di canto a qualche tredicenne. Lui non è che l’abbia presa bene, e s’è vendicato scegliendo "A chi", una canzone che lei non è riuscita a cantare: ci voleva un primo piano sullo sguardo di Leali quando la povera sfortunata ha rovinosamente traballato sull’attacco, continuando in modo calante e incerto.

    

Ora o mai più è un programma d’intrattenimento senza conflitto (ma con la sua dose di umiliazione), dove il pubblico non ha mai voce (tranne quando protesta per i voti bassissimi di Patty Pravo) e viene ripreso in campo lungo, come una massa indistinta, con poche significative eccezioni, come quando una sciura in abito a fiori s’è alzata ad applaudire il pezzo forte della serata: Lisa, quella che ha avuto un tumore al cervello che le ha stroncato la carriera. La hit di Lisa era "Sempre, sempre quasi fino a diventare niente", e si sa che alle canzonette possiamo far dire quel che vogliamo e interpretarle retrospettivamente in modo molto simbolico: la canzone della chemioterapia. Ben diversa la Lisa di Stefano Sani che "Lisa se n'è andata via/qui non è più casa sua". In un talent Sky i giudici lo avrebbero fatto a pezzi, ma qui c’è Orietta Berti che salva tutti e fa dei gran complimenti anche a chi rivela d’aver suonato in piano bar deserti. E se erano pieni li ha fatti svuotare.

  

Il messaggio è insegui il tuo sogno fino alla tomba. Combatti fino alla fine. C’è sempre una seconda possibilità nella vita (ma mica è vero: le bollette come le paghi?). E invece noi da casa capiamo che le gare, le classifiche e i punteggi non contano niente: quando Amadeus chiede ai giudici se i Jalisse si fossero meritati la vittoria di quel Sanremo del '96 loro rispondono di no, erano in gara insieme eppure loro se la sono cavata meglio. La vera seconda possibilità è forse la loro, dei giudici, che dopo una vita a cantare un repertorio infinito ("come la Treccani", dice Berté), che si allunga di nuovi pezzi inessenziali che nessuno ha veramente voglia di ascoltare (tutti preferiamo fare karaoke in macchina con le hit storiche) possono essere celebrati come maestri della canzone italiana al fianco di chi non c’è l'ha fatta. E sembrare ancora più bravi.

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