Altro che Grande Fratello, questo è la Fattoria degli animali

Filippo Contri rischia l'eliminazione per le sue frasi sui cani. Barbara D'Urso lo rimprovera. Fortuna c’è il video riparatore con cui fanno piangere Danilo mostrandogli il suo pastore tedesco

23 Maggio 2018 alle 11:07

Altro che Grande Fratello, questo è la Fattoria degli animali

Filippo Contri (foto LaPresse)

Marcello Fonte è il vincitore del premio come migliore attore a Cannes per Dogman di Matteo Garrone ma sembra uscito da un altro film, Reality, quello sui poveri e infelici che sognavano il mondo televisivo del Grande Fratello. Fonte qualche giorno fa raccontava a Fazio alcuni dettagli autobiografici: di quando viveva nella baraccopoli di Archi e immaginava che il suono della pioggia fosse lo scroscio degli applausi, di come il suo incontro con Garrone fosse dovuto a un incidente: la morte di un altro attore protagonista di cui prese il posto nella recita nel centro sociale, e di quando s’è tirato fuori la macchina fotografica dalle mutande perché era sul set di Gangs of New York con DiCaprio, e quando gli sarebbe ricapitato più? Così Daniel Day-Lewis li ha fotografati, rimanendo fuori campo perché Fonte mica sapeva chi fosse. “Arrivavo dalla Calabria, ero ignorante come una capra”, s'è giustificato Fonte.

 

In quella stessa ospitata promozionale a Matteo Garrone è toccato precisare che Dogman non è un film in cui si maltrattano gli animali. Non lo ha specificato ma è per via dei messaggi online di chi, in segno di protesta, commenta che non andrà al cinema. Siccome il botteghino non guarda in faccia ai cretini, e ogni poltrona va riempita, Garrone coglie l’occasione per vendere un biglietto in più quando Fazio ricorda di un cane-attore “scongelato, che trema”, e quindi lì Garrone lo interrompe e dice che Fonte interpreta Er Canaro “uno che ama molto i cani”, (oggi si dice toelettatore per cani, ed è una di quelle disgrazie e segno dei tempi di chi ci dorme insieme, e compra loro completini buffi e croccantini aromatizzati). Vai a farlo capire che quel cagnolino inconsapevolmente attore non lo hanno torturato e che, probabilmente, Genny, così si chiama il chihuahua, vive in condizioni superiori a quelle in cui viveva Fonte, senza che nessuno se ne preoccupasse. 

 

Sui cani non si scherza. Un concorrente del Grande Fratello, Filippo Contri, ha quasi rischiato l’eliminazione per aver detto durante una chiacchierata con i coinquilini che: “La prima volta che ha provato a dare un morso, gliel'ho fatto capire. Poi ognuno lo fa capire in maniera propria. Io sono per i modi antichi, come fai una cosa sbagliata ti do un calcio, anche perché non lo sentono, che ne dicano tutti gli animalisti”. Fermi tutti, fatemi entrare nella casa, sibila Barbara D’Urso, pronta col cazziatone. Anche perché la presidente dell’Enpa, Carla Rocchi aveva detto: “Le donne ieri, i cani oggi: dalla crudeltà di genere alla crudeltà di specie. Sembra proprio che nell’edizione 2018 i concorrenti stiano manifestando un gusto sadico nel prendere di mira le categorie più deboli. Questa è una inaccettabile esaltazione della violenza”. Le donne come cani: lezioni di empowering.

 

  

Contri aveva anche sostenuto idee reazionarie circa l’opportunità di tagliare la coda e orecchie ai cani perché, secondo lui, se le fratturano giocando e i cani stanno meglio senza. Quando D’Urso gli fa notare che è una cosa “tremenda” lui replica “purtroppo questo è il dilemma che hanno tutte le persone che hanno un cane di razza come il mio”, al che lei affonda: no è un reato, e certe cose non le dici nella casa del Grande Fratello perché mi fai incazzare. Dura tutto pochi minuti come tutti i tentativi di rieducazione all’interno del programma. La parabola è sempre un fatto sgradevole seguito da rimprovero online, stigmatizzazione in studio, e infine scuse contrite (quando si è fortunati) o giustificazioni farfugliate (nella maggioranza dei casi). Filippo Contri non è “ignorante come una capra”, non è prelevato da un contesto periferico, non viveva nelle baracche e la sua voglia di successo televisivo è più per entrare gratis nei locali di Milano che per farsi fotografare con quelli famosi. È un conservatore, per anni si sono amputate orecchie e code agli animali, ma le leggi cambiano e anche la sensibilità della gente, e se si vuol tenere la posa da contrarian bisogna averne la stoffa e l’intelligenza, o almeno la verve polemica: Filippo ha solo il suo bel faccino.

 

Fortuna c’è il video riparatore con cui fanno piangere Danilo mostrandogli il suo pastore tedesco. “A Kyra manca la parola”. “M’ha salvato la vita”. “Non stavo bene mentalmente, come ho preso io sò rinato”. “Come me parla lei non me guarderà mai nessuna”. E Barbara mentre lui singhiozza sulle immagini del suo cane, chiede “Ti manca eh?”, e lui “Sì, è bella è?”. 

 

  

Si fa prima ad ammaestrare un cane che a educare il pubblico. Barbara Palombelli ha rilasciato un’intervista in cui sostiene che il suo rifiuto a condurre quest’edizione è dovuto a inconciliabilità autoriali, e rivela: “Me lo avevano proposto, ma ho rinunciato perché non avrei avuto il tempo di fare la bella cosa che avevo in mente io. Lo immaginavo come una sorta di collegio, di caserma. Avrei voluto dimostrare che il programma può anche insegnare la buona educazione”. Chissà il picco di ascolti sui concorrenti che imparano a usare le forchette giuste e a nascondere i bocconi indigesti nel tovagliolo, purtroppo non lo vedremo mai ma abbiamo visto Angelo, il concorrente a un passo dall’essere transgender, che palpava gli uomini della casa e li inseguiva per un bacio. Solitamente i gay televisivi non sono perturbanti, non mostrano desiderio sessuale, ma Angelo ci ha sconvolti. Solo che il modo in cui ha dimostrato il proprio desiderio, sintetizzato da uno scambio di battute tra Matteo e Alessia (“Angelo vuole le tue coccole”, “No vuole il mio cazzo, è diverso”) è troppo infantile e quindi noioso. Se non ci fossero state le telecamere e non fosse stato un programma ultra gay friendly i ragazzi avrebbero potuto dirgli di levarsi, e tutto sarebbe finito con un messaggio educativo: si può rifiutare una avance sgradita senza morirne. E invece per non passare per omofobi hanno subito in silenzio le molestie che a New York, dove persino negli inviti ai sex party si chiede di constatare il consenso entusiasta prima di toccare un uccello, sarebbero valse almeno una denuncia. Per fortuna si sono ripresi con Veronica e la fidanzata che limonano sulle note di La Bella e la Bestia

 

Ma il momento più interessante della puntata è stato forse quando Nina Moric è entrata in studio per lamentarsi degli articoli di giornali e dei messaggi ricevuti in cui le davano del mostro, la prendevano per il culo, le davano dell’ubriaca (intanto però ha cambiato look e leggeva il gobbo per il discorso, molto meglio). Sono cose che succedono quando sei un personaggio pubblico, non equivocheremmo l’umorismo e le battute, per quanto infelici, per atti di bullismo: fanno parte della sgradevolezza della popolarità. Ma giustamente lei si è chiesta perché mai sui social una settimana prima erano tutti pronti a condannare il “bullismo” di Favoloso contro Aida (che se la prendeva con le di lei chiappe cadenti) e poi sui social davano a lei della racchia sfigurata dalla chirurgia plastica? Un filino incoerenti, diremmo. Ma in realtà è coerente alle logiche relativiste italiane in cui il bullismo va benissimo quando la persona non ti piace, sennò è imperdonabile violenza. E Barbara allora ha introdotto il tema del cyberbullismo, stigmatizzato in pochi secondi per passare ad altro (al contempo ha pizzinato tutti i suoi hater che passano il tempo a darle della troia e della scema sotto a ogni foto, ma sono pur sempre pubblico che fa share, e lo si tiene come si tiene un cane storpio a cui t'affezioni). L’ennesima frontiera sarebbe prendere a uno a uno i quattro hater più insistenti e metterli alla gogna in tv, come fanno a Le Iene perché non hanno letto Ronson (o non lo hanno capito). Ma poi si finirebbe per trovare i messaggi di Favoloso contro la Lucarelli, o quelli della stessa Moric quando fa la bulla e prende per il culo i giornalisti comunisti morti, e allora siamo da capo. Meglio addomesticarli tutti.

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