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La fine della storia a MasterChef: concorrenti obbligati a cucinare per i cani

I giudici controllano l’impiattamento delle ciotole, rimproverano chi non sa tagliare l’osso da dare alla bestiola. L’esterna in Norvegia, tra stoccafissi e improbabili brodaglie che piacciono ai locali

Mahatma

19 Gennaio 2018 alle 07:54

La fine della storia a MasterChef: concorrenti obbligati a cucinare per i cani

Caro Fukuyama, altro che crollo del Muro di Berlino: la fine della storia l’abbiamo vista ieri sera, a MasterChef Italia, edizione settima. Se tu fossi all’altro mondo, ti saresti ribaltato nel loculo, ma purtroppo – essendo tu relativamente giovane – ti tocca sentire anche questa. L’occidente è finito, il mondo non ha più senso dopo aver visto che la prima prova della serata consisteva nel preparare un piatto per cani. Cani che poi sono stati fatti entrare in studio e hanno assaggiato le pietanze, dando in qualche modo il loro voto e sbrodolando dappertutto (non è colpa loro, sono cani). I giudici guardavano pure l’impiattamento della ciotola. Denise, tanto per rimanere in mood fine della civiltà, faceva sapere al mondo – seria come si trovasse a discutere la tesi di laurea – che per lei le bestie sono più importanti degli uomini. E nessuno l’ha mandata a quel paese come avrebbe meritato. Anzi, tanta commozione, lacrime sparse e musichette a tema in sottofondo. Una puntata (almeno la prima parte) che spiega perfettamente perché l’occidente ha più morti che nati, non fa più figli, coccola il bestiame come fosse un puttino pronto per l’asilo. Altro che difesa della civiltà, protezione dei pochi baluardi rimasti: qui siamo al rovesciamento di tutto: uno accende la tv per gustarsi uno show di cucina fighetto e si ritrova i concorrenti a disporre ossi e pezzi di zucca in ciotole. Con Barbieri che sfancula il malcapitato di turno perché non taglia bene gli ossi per il cane. La Klugmann rimprovera quello che non controlla i grassi che compongono la pietanza della bestiola.


 

Serve dire altro? Non servirebbe, ma tocca andare avanti. La prova in esterna è stata caruccia, sono andati fin sopra il Circolo polare artico, nel Mare di Norvegia. Hanno prima pescato e guardato le balene, poi hanno cucinato improbabili zuppe di pesce locali con panna e polpettine di pesce che le matrone locali non hanno particolarmente gradito. Poi la scena trash con il vichingo che metteva il pesce in mano alla giovine Ludovica, uno stoccafisso molto fisso che rendeva rosee le guanciotte della ragazza premiata dalla sorte e della bravura. Tutti non sopportano più Italo, l’ex pilota che ha il vizietto di mettere il sale ovunque, perfino nella broda di pesce già salata. Lo cacciano e non lo vogliono per la seconda prova, lui ridacchia e guarda il sole che là mai tramonta e si prepara per il Pressure, che vince. A casa ci va Michele. Prima di lui analoga sorte era toccata a Stefano. 

Mahatma

Mahatma

E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.

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