In Suburra Roma è la Silicon Valley del degrado

Menzogne, raggiri, sparatorie e inseguimenti nella serie tv che racconta la politica corrotta della Capitale, in onda da qualche giorno su Netflix 

9 Ottobre 2017 alle 17:55

In Suburra Roma è la Silicon Valley del degrado

Foto di N i c o l a via Flickr

Roma è la Silicon Valley del degrado. Al posto delle università, dei campus e delle startup ha le chiese, i palazzinari e la politica – possibilmente corrotta, altro che angel investor. Scenografia ideale per Suburra, serie tv dal 6 ottobre su Netflix prodotta da Cattleya e Rai Fiction. Dieci episodi da guardare in binge watching pensati come prequel del film di Stefano Sollima ispirato all'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. Anticipiamo subito: ne vale la pena.

    

Le serie tv italiane si dividono in due macro categorie: "fiction socialmente poco spendibili ma da milioni di spettatori", e "serie dal respiro internazionale”, cioè belle ma di nicchia. Nel primo caso Don Matteo che quando è stato aggiunto al catalogo Netflix ha indispettito i più giovani: non è roba di cui parlare a cena (e perché l’associazione immediata è alla pubblicità delle dentiere e dei girelli). Il secondo caso è Suburra, bene accolta, seppur con qualche classico pregiudizio dovuto alla produzione italiana, e dal fatto che la regia è affidata a Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi al posto di Sollima (occupato nel sequel di Sicario: sostituisce Denis Villeneuve).

   

Chiesa, politica e crimine. I terreni vaticani devono passare per le mani del comune a quelli della mafia. Un vecchio prete strafatto e orgiastico collassa sotto gli occhi di tre giovani con famiglie e vite disordinate: l’ossigenato Aureliano Adami (Alessandro Borghi), lo zingaro Alberto «Spadino» Anacleti (Giacomo Ferrara) e il figlio dello sbirro, Lele (Eduardo Valdarnini). Formano una società criminale sgangherata per ricattare il prete. Dovranno combattere con Claudia Gerini, che interpreta una versione romana di Francesca Chaouqui, la PR che, nello scandalo Vatileaks, scriveva al Monsignore: “Ha detto lo psichiatra che devo farti divertire. Lunedì, Negroni fino alla morte”, ma anche: “Sei depresso? Scopa, che ti passa la tensione”. E uno dei consigli che dà al Monsignore la Gerini è proprio di fare “una serata di quelle senza pensieri”. I dialoghi non possono competere con il livello estetico letterario delle intercettazioni. Gerini vuole i terreni del Monsignore, ma i terreni sono già al centro di un accordo tra mafia e il Samurai, il criminale più potente a Roma, una specie di Frank Underwood dall'aspetto di Landini: non dorme mai e passa le sue giornate al maneggio. Tutti lo temono. Lui si divide tra l'ippica e la gestione degli appalti romani.

  

Poi c'è Filippo Nigro: Amedeo Cinaglia, un politico idealista che gira in autobus e rappresenta il popolo. Spoiler: Cinaglia alla prima occasione si vende per un paio di scarpe nuove. Il tipico politico le cui vicende divenute pubbliche fanno aumentare di un 5% il partito degli onesti, cioè il partito di chi non sa fare la raccolta differenziata, figuriamoci amministrare una città come Roma. "Coi suoi ritmi, coi suoi tempi", come dice Samurai per dire lenta. 

  

Menzogne, raggiri, sparatorie, inseguimenti. Stupisce sentire nella colonna sonora “7 vizi capitale”, Piotta rappare “tutto ciò che c'hai, te lo sei dovuto sudare/zero privilegi stile mafia capitale”, perché per tutte le dieci puntate non c’è mai un momento in cui si smette di pensare a quanto sia economicamente dispendioso lo sforzo per il potere. E chi ce l'ha avrà sudato parecchio pur di mantenerlo. Forse il sindaco di Roma non è incapace, forse si sta solo riposando.

  

Più delle bande di Ostia temiamo chi minaccia di spoiler, quindi rimarremo vaghi su un ultimo punto. Per ristabilire il proprio potere all’interno della trama, un personaggio spiega com'è tornato rilevante sulla scena: “Gli ho creato un problema e gliel’ho risolto”. È una sintesi di Suburra stessa: creare un problema e risolverlo con un problema più grande in una catena di eventi potenzialmente infinita. A differenza di Roma, funziona.

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