Una manifestazione No Vax (foto LaPresse)

La tv degli sciamani

Claudio Cerasa

I talk-show non possono essere equidistanti con chi trasforma le balle in nuove verità. Una storia No Vax

Informazione o spettacolo? Nel giro di pochi giorni, gli autori dei maggiori talk-show italiani saranno costretti a guardarsi negli occhi e a rispondere a una domanda cruciale: nel mondo in cui viviamo oggi, dove le post verità vengono trasformate con estrema facilità in verità alternative, un conduttore può continuare a mostrare una perfetta equidistanza tra l’Italia della competenza e l’Italia dell’incompetenza, trattando le balle plateali come se fossero dei semplici punti di vista controcorrente? Lo spunto di riflessione torna a essere attuale alla luce di una notizia di cronaca locale che arriva da Bologna.

 

Qualche giorno fa il comune del capoluogo emiliano aveva deciso di dare il suo patrocinio a una manifestazione “culturale” dedicata al festival dell’orgoglio vegano (il BoEtico Vegan Festival). Nell’ambito di questa manifestazione, e chissà perché non siamo stupiti, gli organizzatori hanno scelto di invitare uno scrittore di nome Marcello Pamio, che, come presentato dal sito del festival, dall’alto del suo “diploma triennale in shiatsu, svariati studi in Medicina Tradizionale Cinese, Macrobiotica e Moxa, ricerche personali sulle tecniche mediche alternative boicottate e/o poco conosciute” parlerà del perché è necessario che i genitori si ribellino alla casta dei vaccini. Due giorni fa scoppia una piccola polemica e il comune saggiamente decide che chi rappresenta le istituzioni non può permettersi di dare voce a chi si spaccia per esperto confondendo scienza e stregoneria. Dunque, niente patrocinio.

 

In un certo senso, quando i talk torneranno a deliziarci in prima serata, molti conduttori si ritroveranno dinnanzi a una scelta simile: di fronte agli sciamani che trasformano le balle spaziali in verità assolute è possibile rimanere imparziali? La risposta a questa domanda dovrebbe essere logica ma in un contesto culturale e televisivo come quello italiano, in cui spesso la missione di realizzare una buona informazione viene sostituita dall’idea di fare un po’ di spettacolo a basso costo, diventa difficile dire immediatamente di no per una ragione semplice: i portatori di post-verità, non solo sui vaccini, vengono spesso utilizzati come se fossero dei semplici disobbedienti e in un paese in cui è stata data dignità universale a ogni genere di battaglia anti casta il disobbediente viene trattato come se fosse un’utile comparsa di uno show più grande: quello della demolizione delle élite.

 

La meccanica con cui nel dibattito pubblico le tesi senza fondamento vengono trasformate in punti di vista alternativi è stata descritta perfettamente da Mark Thompson, ceo del Nyt, nel suo ultimo libro, in cui spiega come una nuova retorica sta distruggendo la lingua della democrazia. Funziona così: l’ospite dice che il potere sta tentando di mettere a tacere delle idee eterodosse; ripete che i “media mainstream” si piegano vilmente a questa pratica censoria; rivendica la necessità di “non zittire” le voci che escono fuori dal coro; e alla luce di tutto questo ribadisce, per esempio, che “una discussione sui vaccini è sempre meglio che nessuna discussione”. Il ballista collettivo, specializzato nel demolire la casta inventando teorie pseudoscientifiche su temi di ogni tipo (vaccini, Ogm, alimentazione, euro) solo per dimostrare che c’è una classe dirigente che ci sta imbrogliando, è un ospite fisso di molti talk-show. Nella nuova stagione tv, sarebbe bello ritrovarsi di fronte a conduttori delle coscienze consapevoli, finalmente, che gli sciamani non possono essere più trattati come se fossero solo delle voci fuori dal coro. Thompson direbbe che è una questione di difesa della democrazia. Noi ci limitiamo a dire che è una questione più semplice: scegliere da che parte stare, tra chi vuole provare a fare informazione e chi vuole continuare a fare solo spettacolo.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.