foto: Ufficio stampa Sky

Margherita cade sull'uovo barzotto. Alla finale di MasterChef 6 ci vanno i grandi favoriti

Mahatma

Penultimo atto di quest'edizione. Solite scene commoventi con i parenti, ennesima esterna a Valencia, pronostici rispettati. Valerio, Gloria e Cristina si contenderanno il titolo giovedì prossimo

Cioè, ma avete guardato la faccia di Gloria ogni volta che qualcuno dei suoi compagni e concorrenti veniva lodato dai giudici? Neanche Himmler, probabilmente, aveva quel cipiglio. Incazzata, rancorosa, burbera come solo una prozia ottantasettenne zitella e piena di soldi è. Però, nel suo essere allucinante, come direbbe un anziano conoscente sabaudo dai modi eleganti e conservatori, ha avuto anche un momento d’umanità. E cioè quando s’è tolta il grembiule riconoscendo di aver cucinato peggio di Valerio le lumache di terra “piene di merda” (cit.). I giudici, misericordiosi e inteneriti, l’hanno salvata dicendo che loro apprezzano questi gesti e cose del genere (quando anche i gatti sanno che a MasterChef la penultima puntata ne esce solo uno).

 

Comunque, non commento la prima parte con le solite foto e i ripetitivi video dei parenti che mandano messaggi strappalacrime che non si vedono più neanche a C’è posta per te. La seconda prova l’ha vinta Margherita, che sorprendentemente ha mostrato di saperci fare e tra una vocale aperta e l’altra ha fatto inchinare Barbieri con il suo ossobuco di tonno, battendo Cristina che pure aveva presentato “un cuore delicato”. (Per la verità Barbieri ha detto "buono" a tutto, stasera).

Esterna muy interesante. Si va (si torna) in Spagna e sempre a Valencia. Stavolta niente paella ma “bosco animato”, il “pezzo di limone che in realtà e pesce” e una rosa che rosa non era. Semifinalisti tiratissimi, emozionatissimi per il grande chef tre stelle che li attendeva. Fino a quando Cracco dice che il maestro in questione è tale Quique Dacosta. Valerio, diciottenne inesperto e da dicembre sfottuto per presunte debolezze onaniste dai quattro giudici, palesemente non sapeva chi fosse (e per la verità neanche il sottoscritto). Ma si sa, è il provincialismo nostrano, che quando si tratta di citare grandi chef spaziamo da Gualtiero Marchesi a Suor Germana. Barbieri si raccomanda di lavorare con pulizia, perché il ristorante è di lusso. Entrati nelle cucine del Quique, assistiamo alle consuete scene trash, con Margherita che viene mandata di corsa a riempire le pentole di acqua di mare. E la si vede correre tra i bagnanti per tirar su quest’acqua. Eseguono bene il compitino anche se il gambero impacchettato è roba da taverna trasteverina di quarta categoria. 

 

Pressure che va come previsto: prima pietanza da cucinare col mais, e Bastianich che per il sesto anno consecutivo fa finta di stupirsi per il fatto che gli italiani non sanno cucinare il mais "così integrato nella cucina americana". Vince Valerio, Margherita fa la sborona e va al duello con la sua amica Gloria (che però palesemente la detesta). E Gloria, come da copione, vince. Fatale fu per la giovane Margherita l'uovo "barzotto". Insomma, la finale sarà come previsto tra Gloria, Cristina e Valerio. E poi vincerà Valerio. Almeno così penso. 

 

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  • E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.