Cosa fare, e cosa no, se decidi di lanciare una startup

Due giovani cofondatori e ceo di nuove aziende innovative ci accompagnano in un mondo sempre più attraente, soprattutto per chi ha, o crede di avere, un’idea che non è ancora venuta in mente a nessuno. Un panorama che, in Italia, vede la nascita di TEF, il polo tech sorto dall’incontro tra Bocconi e PoliMi

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9 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:18 AM
Nel lessico dell’impresa, poche parole sono sulla bocca di tutti quanto “startup”. Un termine che fa rima con innovazione, non solo perché, di base, si riferisce ad un’azienda da poco costituita, ma perché è un modello utilizzato per progetti che, oltre ad avere l’ambizione di crescere rapidamente, incrociano spesso l’universo della tecnologia. Una prospettiva senz’altro attraente che, come tutte le idee ambiziose, genera successi planetari (pochi), ma anche fallimenti (parecchi). Nulla però che debba distogliere dal provarci. Ed è per questo che abbiamo provato a realizzare una rapida guida per chi sogna di entrare in questo mondo. Ad accompagnarci sono due giovani cofondatori e amministratori delegati di startup, nel loro caso di startup innovative italiane.
Alessandro Milozzi è cofounder e CEO  di Neuronova, una startup, ci spiega, “che si occupa dello sviluppo di processori costruiti con silicio europeo per portare un’intelligenza artificiale a bassissimi consumi direttamente negli smart devices e nei sensori. Questo permette un ascolto, una percezione, un’intelligenza che è always on, consentendo quindi di realizzare una rete AI molto capillare che va dall’occhiale intelligente ai sensori che monitorano gli edifici”.
Valentina Lidoni è CEO e cofounder di Rilemo. “Rilemo - ci racconta - è una startup che sviluppa dispositivi medici di acquisizione di immagini medicali in portabilità, con l’obiettivo di ampliare l’accesso alla diagnostica per immagini”. Un’operazione che oggi richiede il trasferimento del paziente in ospedale, mentre l’obiettivo di Rilemo è “raggiungere le persone ovunque si trovino, dando ai medici degli strumenti portatili, veloci e accessibili per supportare il loro lavoro di tutti i giorni”.
Entrambi sono mentor di TEF Ignition, un programma di sette settimane per studenti dell’Università Bocconi e del Politecnico di Milano che vogliono provare cosa significa essere founder e lanciare una loro startup. Un’iniziativa che ha celebrato il suo terzo incontro in presenza e che si concluderà con un demo day finale, il 18 maggio prossimo, in cui verranno decretati i tre team vincitori. A quello classificatosi primo andranno 10mila euro che serviranno a sviluppare l’idea.
Ma cos’è TEF? L’acronimo sta per Tech Europe Foundation, una fondazione senza scopo di lucro frutto di una collaborazione fra Università Bocconi e Politecnico di Milano, insieme a investitori privati quali Fondazione ION, Fondo Strategico Italiano (FSI) e la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “TEF è il polo di tech in Europa che vuole sistematicamente convertire la ricerca scientifica in azienda - ci spiega Luca De Angelis, che di TEF è amministratore delegato -. Nasce per colmare quello che noi crediamo sia un fallimento di mercato, il fatto che tantissima della buona ricerca che abbiamo non è accompagnata verso il mercato e quindi non si traduce in tecnologia”. L’obiettivo è quindi trasformare la ricerca scientifica in startup ad alto potenziale, contrastando la fuga di cervelli e stimolando gli investimenti di venture capital nell’Unione europea.
Addentriamoci dunque nel nostro brevissimo vademecum per startupper in erba. Mettiamoci nei panni di un giovane che vuol far partire una startup. Quali sono le cose a cui pensare fin dall’inizio? Sentiamo Alessandro: “All’inizio c’è un’idea e un team che vuole implementarla. Di conseguenza la prima cosa a cui pensare è costruire un team di cui ha fiducia e con una chiara visione di ciò che si vuole costruire”. Per Valentina, all’inizio bisogna ovviamente concentrarsi sulla “idea di per sé”, sul progetto, quindi su “cosa stiamo andando a risolvere con la nostra startup, con la nostra idea imprenditoriale”. E, d’altra parte, e soprattutto, non perdere di vista “per chi lo stiamo facendo, quindi chi sarà l’utilizzatore di quella soluzione e come funziona quel mercato. Perché possiamo avere un’idea bellissima, ma se poi non ha un riscontro e qualcuno che è disposto ad adottare quella soluzione, qualcuno che ne ha bisogno, quella idea è un po’ fine a se stessa”.
Quali sono, invece, gli errori da evitare quando si decide di avviare una startup? “L’errore più grande è avere paura di sbagliare”, ci risponde Valentina. “È fondamentale buttarsi, fare del proprio meglio, ma non aver paura di sbagliare". D’altra parte, osserva Alessandro, “un errore potrebbe essere innamorarsi troppo della propria idea e di conseguenza ritrovarsi bloccati nel costruire qualcosa che personalmente amiamo molto, ma che poi sul mercato non serve a nessuno. Specialmente all’inizio bisogna essere disposti ad avere feedback dal mercato, dagli early adopter, ed essere pronti a cambiare qualsiasi pilastro dal giorno zero”.
Secondo entrambi i nostri mentor, molto importante può essere l’aiuto di un soggetto come un incubatore o un acceleratore di startup. “È fondamentale, specialmente nelle prime fasi - ci dice Alessandro -. Costruire un’azienda significa avere consapevolezza del lato finanziario, delle operations, dei rapporti con i clienti, ed è impossibile avere integrate tutte queste competenze fin dall’inizio”. Valentina è d’accordo: “Quando si parla di un gruppo di giovani, che magari hanno tanta voglia e una bellissima idea, penso sia fondamentale circondarsi di persone che sono disposte ad aiutare, di competenze, di network e di un terreno fertile in cui ci si può permettere di sbagliare, perché questo sbagliare poi porta a un qualcosa di migliore”.
Insomma, circondarsi delle persone giuste, non aver paura di sbagliare ed essere pronti a correggere la propria idea in corso, tenendo conto dei feedback che ci arrivano. Inserendosi, se possibile, in progetti nati proprio per aiutare chi vuol lanciare un’impresa. Il nostro vademecum finisce qui. Buona fortuna (perché un pizzico di fortuna non guasta mai) a chi con la giusta dose di ottimismo deciderà di provarci.