Cosa vuole Elon Musk da questo processo?

È iniziato il processo contro OpenAI e il suo CEO Sam Altman tanto voluto da Elon Musk. Una battaglia tra due ex soci (amici?) così simili l'uno all'altro da fare impressione

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2 MAY 26
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Elon Musk poco prima di entrare nell'aula del tribunale per il processo su OpenAI a Oakland, California (foto Getty Images)

Questa settimana è cominciato a San Francisco il processo che Elon Musk ha intentato contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Le ragioni ufficiali riguardano il presunto tradimento della missione originaria dell'azienda, fondata nel 2015 come ente non profit con l'obiettivo dichiarato di sviluppare intelligenza artificiale a beneficio dell'umanità. I motivi reali, però, sono meno nobili di quello che sembri.
Musk fu tra i fondatori di OpenAI insieme ad Altman e ad altri ricercatori e imprenditori. All'epoca promise di donare un miliardo di dollari all'organizzazione (una cifra che nel 2015, nel settore dell'intelligenza artificiale, aveva ancora un certo peso: oggi sembrerebbe quasi irrisoria). Il piano andò a monte presto e nel 2018 Musk lasciò l’azienda dopo aver donato “solo” qualche decina di milioni di dollari. Il motivo è chiaro da tempo ed è stato confermato nei primi giorni di udienza: Musk aveva tentato di prendere il controllo diretto dell'azienda, che non aveva gradito.
Secondo l’accusa, Altman avrebbe però tradito lo spirito originario di OpenAI trasformandola in un'azienda normale, ovvero orientata al profitto, tradendo la promessa fondativa. OpenAI, infatti, nacque come non profit (anche se, ancora, le stesse mail di Musk sembrano contraddirlo, dimostrando che lui per primo aveva preso in considerazione l’idea di creare un’azienda a scopo di lucro).
In aula, Musk ha comunque descritto l'obiettivo iniziale dell'organizzazione con la solita enfasi: salvare l'umanità, scongiurando scenari distopici alla Terminator. In questi giorni si è parlato delle opinioni negative nei suoi confronti da parte di alcuni giurati nei suoi confronti, e delle risposte piccate date da Elon all’avvocato della difesa. C’è il rischio non marginale che Musk, in tutto questo, dovrà vedersela soprattutto con Elon Musk: i suoi tweet passati, le sue mail rivelate, tutte cose che potrebbero creargli dei problemi.
Poco male, perché secondo i più questa causa esiste per due motivi che non hanno a che fare con le leggi e la probabilità di vittoria in sede di tribunale. Il primo è il desiderio di vendetta nei confronti di Altman provato dal nostro; il secondo è economico: Musk può permettersi di sostenere le spese legali di processi come questo, anche a costo di perderli. Nel frattempo, però, OpenAI viene rallentata e Altman indebolito e, chissà, costretto a lasciare l’azienda.
Insomma, è un regolamento dei conti in stile western. Ed è un peccato perché le questioni sul tavolo non sono di poco conto. La trasformazione di OpenAI da non profit a struttura ibrida orientata al profitto è un fatto e sulla traiettoria dell’azienda ci sono perplessità e accuse da tempi non sospetti. Altman in particolare è stato definito spregiudicato, bugiardo e incauto da molti suoi ex soci e dipendenti, tutte cose confermate dal lungo articolo del New Yorker di poche settimane fa.
Insomma, Musk non è l’unico a pensare che Altman sia inadeguato alla causa che il destino gli ha affidato, quella di guidare un’azienda così potente e influente, il cui CEO dovrebbe essere sottoposto a un livello di scrutinio ben più alto di quello attuale. Il punto è che, stando a questi criteri, nemmeno Musk è la persona adatta a fare questo lavoro: difficile, nel 2026, sostenere le doti etiche muskiane, anche solo limitandoci al settore dell’intelligenza artificiale.
Nel 2023, infatti, poco dopo l’exploit inaspettato di ChatGPT, Musk reagì fondando una sua azienda nel settore AI, chiamata xAI. All’epoca giocò anche la carta della cautela, firmando la lettera aperta con cui decine di scienziati chiesero alle aziende del settore di fermarsi, per cautela e per dare tempo alla politica di fissare regole condivise per una tecnologia tanto delicata. Poi la moda della cautela passò e xAI, da allora, è nota per aver sviluppato chatbot con funzioni erotiche a pagamento e modelli generativi che possono essere utilizzati per produrre immagini sessualmente esplicite di persone reali, compresi i minori.
Il bue che dà del cornuto all’asino, per usare termini poco tecnici o legalesi. Musk e Altman, condividono del resto più di quanto entrambi ammetterebbero: sarà anche per questo che si detestano tanto.