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Ceo non pensanti. Meno empatia, meno dubbi: il nuovo credo tech
Andreessen attacca l'introspezione, Musk le considera l'empatia un problema. I leader della Valley promuovono un modello anti-intellettuale. Meno etica e più cinismo in un settore che un tempo voleva migliorare il mondo
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11 APR 26

Marc Andreessen al TechCrunch Disrupt SF 2016 al Pier 48 di San Francisco (Steve Jennings/Getty Images for TechCrunch)
E se la soluzione a tutti i nostri problemi, quelli sentimentali e lavorativi, fosse smetterla di pensarci? A sostenerlo non è un guru indiano né un’app per la meditazione ma Marc Andreessen, co-fondatore del ricchissimo fondo di investimenti tecnologico Andreessen Horowitz (noto anche come a16z), che in una recente comparsata al Founders Podcast ha detto la sua sull’argomento, prendendosela in particolare con l’introspezione.
Il nostro, infatti, ha raccontato di non aver mai, o quasi mai, pensieri di questo tipo, limitandoli quanto possibile perché preferisce “guardare avanti”. Secondo lui, l’abitudine a rimuginare e riflettere sulle proprie azioni e le loro conseguenze sarebbe un’invenzione contemporanea, novecentesca, nata con la psicoanalisi. Insomma, l’inizio della fine per l’Occidente. “Quattrocento anni fa, ad esempio, a nessuno sarebbe mai venuto in mente di essere introspettivi”, conclude l’investitore.
L’intervento di Andreessen può essere catalogato insieme alle altre stranezze in voga nel settore, specie nei molti podcast che macinano conversazioni fiume con CEO e startupper, ma sembra anche confermare la deriva anti-intellettuale in corso nella Valley. Qualche mese prima, del resto, Elon Musk era stato ospite del podcast di Joe Rogan, dove aveva identificato il principale problema della civiltà occidentale: l’empatia.
Ovvero, la capacità di immaginare e comprendere le emozioni altrui, anche per misurare le proprie azioni. Questa sordida idea, secondo Musk, si è infiltrata come un virus nella filosofia e politica occidentale, diventando il nostro principale ostacolo geopolitico, specie nei confronti della Cina.
Come spesso succede con Musk e personaggi simili, la tentazione è di scrollare le spalle e appuntarsi sbadatamente l’ennesima stramberia. Queste persone, però, sono influenti non solo a livello economico, grazie ai miliardi di dollari che possono muovere con straordinaria semplicità; per un pubblico piuttosto grande e perlopiù maschile, Musk e Andreessen sono idoli da seguire. Dei thought leader, si direbbe, se non si temesse di offendere Andreessen associandolo al “pensiero”.
Vale quindi la pena parlarne, anche per capire se queste posizioni siano fondate e, nel caso, che cosa le abbia ispirate. Come ha spiegato David Futrelle sulla rivista The Nation, le dichiarazioni di Andreessen si basano su un’interpretazione piuttosto maliziosa della natura umana, secondo la quale tra l’Ottocento e il Novecento l’umanità avrebbe “sbloccato” una capacità inedita, manco fossimo in un videogioco, diventando all’improvviso in grado di riflettere sulle proprie azioni.
In realtà, già nel VI secolo a.C. (e quindi ben prima che Freud cominciasse a praticare) il Tempio di Apollo di Delfi era corredato da un’enorme scritta in greco antico che diceva semplicemente: “Conosci te stesso”. E poi c’è Sun Tzu, l’autore de L’arte della guerra, secondo cui la vittoria passava attraverso lo studio del proprio avversario, certo, ma anche e soprattutto di sé. E poi Marco Aurelio e Socrate, per non parlare di Gesù Cristo, che di sicuro non predicava il disinteresse nei confronti degli altri.
Una fandonia, quindi, di cui rimane da capire il movente. Ovvero, perché queste frecciatine nei confronti di sentimenti e qualità così umane, proprio dai vertici della classe dirigente tecnologica? Difficile non pensare al drastico cambiamento di orientamento politico intrapreso proprio da Musk e Andreessen (tra gli altri) negli ultimi anni, in particolare dalla pandemia in poi, un momento in cui tutti – ma proprio tutti – hanno dovuto fare qualche sacrificio in nome della salute collettiva.
Prima ancora di avvicinarsi al mondo MAGA, del resto, Andreessen aveva trascorso il periodo pandemico a investire in qualsiasi startup crypto o Web3 gli capitasse a tiro, lo stesso schema che ora ripete con l'AI. Di recente il suo fondo a16z ha investito 15 milioni di dollari in Cluely, startup fondata da due studenti della Columbia University sospesi proprio per aver sviluppato un software per aggirare i controlli durante gli esami orali con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Il motto di Cluely è “Cheat on everything” (imbroglia su tutto): non proprio la “mission” ideale per un settore che, fino a pochi anni fa, ripeteva continuamente di voler “contribuire a rendere il mondo un luogo migliore”.
Ora però la maschera è caduta e il settore si è scoperto più cinico e arido del previsto. Visto l’andazzo, forse ha ragione Andreessen: è meglio non pensarci nemmeno per un istante.