Da Banksy a Nakamoto. La stagione dei grandi smascheramenti (che non avremmo voluto vedere)

A poche settimane di distanza, Reuters e New York Times svelano le identità del famoso street artist e dell'inventore dei Bitcoin: figure avvolte nel mistero per anni, e che forse ci dovrebbero rimanere

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8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:19 PM
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Foto di Kanchanara su Unsplash

Poche settimane dopo aver scoperto il nome di Banksy, ora sappiamo pure quello di Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin. Misteri risolti, caso chiuso. Testate di fama internazionale come Reuters e New York Times hanno scatenato le loro migliori firme per sbrigliare gli enigmi che da decenni fanno discutere forum online e social network. Uno apre il sito dell'agenzia britannica, legge di documenti analizzati, fonti qualificate, ricostruzioni incrociate. Pensa di star per leggere il capitolo conclusivo di chissà quale grande mistero della storia moderna. Per poi rendersi conto di avere sotto gli occhi il nome di un artista. Non uno qualunque, certo, si tratta forse dello street artist più famoso e quotato al mondo. Si tratterebbe di un inglese di mezza età, gli affibbiano un nome e un cognome (anzi due) e persino delle foto. Per l'avvocato di Banksy, l'articolo di Reuters rischia di mettere l'artista in pericolo, dato che negli anni “è stato oggetto di comportamenti morbosi, minacciosi ed estremisti”. Non è scontato poi che scoprire come si chiami l'anonimo graffitaro possa compromettere il valore di mercato delle sue opere. Di sicuro è una scoperta che sbriciola il fascino enigmatico legato alle sue opere, piazzate a sorpresa in luoghi precisi del mondo, sui muri di un palazzo in Ucraina o su quelli della Royal Courts of Justice di Londra: in ogni posto in cui serve porre un tema e discutere. "C'è una vera delusione per la rivelazione dell'identità di Banksy – ha detto alla Cnn Jerkface, altro street artist dal volto nascosto –. È come dire a qualcuno che il wrestling non è reale. Lo sanno già. Non cercano prove dettagliate”. È una questione di godimento estetico, di costruzione mitologica ed eroica. L'anonimato permette a un'opera di appartenere a tutti, e all'artista che l'ha creata di assurgere a simbolo per i cuori di ogni suo ammiratore. Con un'identità alla luce del sole, invece, tutto questo perde di senso.
Nel caso Satoshi Nakamoto, la posta in ballo è diversa. C'è un tesoro da circa 70 miliardi immobile, ci sono implicazioni legali, c'è la tenuta ideologica (ed economica) di un intero sistema finanziario alternativo. Dopo un anno di meticoloso lavoro, il New York Times si dice abbastanza convinto che ad aver progettato nel 2009 la criptovaluta più famosa al mondo sia stato un crittografo, britannico e di mezza età anche lui. Anche qui: nome e cognome, età, foto, e prove apparentemente inconfutabili. Per adesso l'uomo nega categoricamente, e forse sono gli stessi proprietari di Bitcoin a sperare che tutto rimanga avvolto nel mistero. Autorità di regolamentazione e governi di tutto il mondo non vedrebbero l'ora di scoperchiare i segreti di una delle rivoluzioni finanziarie più impattanti del secolo. E se l'enorme fortuna di criptomonete accumulata da Nakamoto venisse intaccata per qualche motivo, le oscillazioni di prezzo sarebbero incalcolabili e potenzialmente nefaste. Fortuna vuole che anche dietro la più granitica tesi giornalistica ci sia sempre spazio per speculare ancora, mettere in dubbio e – forse provvidenzialmente – rimandare ancora un po' l'ora della verità. In mezzo a Reuters e Nyt, ci mettiamo lo zampino anche noi: e se questi due inglesi di mezza età in realtà fossero la stessa persona?