Dentro il "GAMM Game Museum" di Roma, dove i videogiochi raccontano il nostro tempo

Un museo per raccontare i videogiochi non solo come intrattenimento, ma come linguaggio artistico e fenomeno sociale. E una domanda cruciale: perché in Italia facciamo ancora fatica a riconoscere il valore di questo medium?

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4 APR 26
Tra picchiaduro, platform a scorrimento e gdr online, per molto (troppo) tempo in Italia il videogioco è stato raccontato quasi esclusivamente in due modi: come passatempo di massa o come settore industriale in crescita da osservare da lontano, come una strana bestia di cui si vuole comprendere poco. Molto più raramente il mondo dei videogiochi è stato trattato per ciò che è diventato invece ormai da decenni: un linguaggio culturale complesso, capace di tenere insieme immaginario, tecnologia, racconto, musica, design, socialità e memoria collettiva. È dentro questa conversazione che si colloca il "GAMM Game Museum" di Roma: un luogo che nasce con l’ambizione dichiarata di raccontare il mondo videoludico non come semplice oggetto di consumo, ma proprio come forma espressiva e culturale del contemporaneo.
Dopotutto il videogioco, oggi, è uno dei principali ambienti in cui si formano abitudini, estetiche e sensibilità di intere generazioni. Un medium giovane e in continua trasformazione che ultimamente, più di molti altri, ha ridefinito il rapporto delle persone con le immagini, con l’interazione sociale, con l’idea stessa di racconto. Un’arte che però, nonostante tutto, nel dibattito culturale italiano continua spesso a oscillare tra sottovalutazione e stereotipo. L’interesse del GAMM sta allora nel provare a correggere questa distorsione: rendere chiaro che il videogioco sia un oggetto degno di studio, esposizione e divulgazione, al pari di altri media ormai pienamente legittimati, ponendosi come il segnale di un cambio di sguardo. E ribadire come raccontare bene l’arte videoludica, oggi, significhi raccontare meglio anche una parte importante di noi stessi.