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E se Roma tornasse di moda?

Netflix e Amazon sbarcano nella Capitale ma senza un’accoglienza all’altezza

25 Gennaio 2020 alle 06:00

E se Roma tornasse di moda?

Netflix e Amazon Prime Video, i due colossi mondiali dello streaming ma anche, specie il primo, della produzione di film e serie, dedicano le loro attenzioni a Roma. La prima, 148 miliardi di capitalizzazione e sede europea ad Amsterdam, ha annunciato che aprirà il proprio quartier generale italiano nella Capitale, in centro o in una zona ben collegata e di prestigio, per ospitare trenta o più addetti che si occuperanno di rappresentanza e rapporti istituzionali ma anche di produzione. Quanto a Prime, filiazione di Amazon che ha circa mille miliardi di capitalizzazione, ha individuato in Francesco Totti, Carlo Verdone e Aurelio De Laurentiis, cioè tre romani, i testimonial per lanciare sullo sfondo del Colosseo una nuova campagna di produzioni di fiction e altri contenuti italiani (con loro Fedez, Tiziano Ferro, Sabrina Ferilli, Luciana Littizzetto, Carlo Cracco e attori più o meno esordienti). C’è un motivo produttivo alla base della scelta romanocentrica dei due big, in attesa dell’arrivo di Disney e Google, e cioè l’eccellenza mantenuta da Roma nella produzione, distribuzione e doppiaggio. Ma è instabile scorgervi anche un fatto simbolico, dato che a inizio 2017 da Roma aveva traslocato a Milano il top management di Sky, seguito da Esso e Opel. Una fuga di aziende coincisa con i primi mesi e relativi pessimi segnali dell’amministrazione grillina guidata da Virginia Raggi. Ora che siamo quasi alla conclusione dell’esperienza amministrativa grillina tornano i bei nomi: a primavera dovrebbe esserci anche l’attesa apertura in via del Corso, tra la Galleria Alberto Sordi e Palazzo Chigi, dell’Apple Store firmato da Norman Foster & Partners, il maggiore negozio europeo della Mela. C’è insomma voglia di investire a Roma, vuoi per una certa saturazione anche di costi di Milano, vuoi perché oggi nella Capitale si compra ai minimi, vuoi per il fascino eterno della Caput mundi. Nella prospettiva magari che si apra una nuova stagione politica e amministrativa in grado di far funzionare i servizi pubblici essenziali. Nel frattempo continua a slittare l’apertura della stazione metro Barberini, chiusa da 10 mesi, perché la giunta non è in grado di riparare una scala mobile.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    27 Gennaio 2020 - 13:46

    Bisognerà, però, importare manodopera dalla vera capitale. Non dimentichiamoci che noi romani siamo dei nullafacenti, dediti soprattutto a mangiare carbonare da mane a sera.

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