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La notizia della morte della carta (e dei nastri dei vhs!) è largamente esagerata

Non sempre il progresso coincide con un passaggio univoco alle nuove tecnologie. In America, ad esempio, si torna alle schede per votare

9 Agosto 2019 alle 06:00

La notizia della morte della carta (e dei nastri dei vhs!) è stata largamente esagerata. Esempi in cui l’analogico vince sul digitale

LaPresse foto

Milano. Negli Stati Uniti gli esperti di sicurezza sono molto preoccupati per le elezioni dell’anno prossimo. Decine di stati americani per far votare i cittadini utilizzano ancora macchine elettorali del vecchio tipo, tutte digitali, di quelle che premi un pulsante, Trump o Hillary, e il tuo voto viene mandato via etere a un cervellone centrale. Con tutti gli hacker russi che ci sono in giro, dicono gli esperti, queste macchine per votare sono molto insicure. Hanno anche fatto le prove: l’anno scorso, a una conferenza sulla sicurezza, durante un’esercitazione una ragazzina di 11 anni molto brava con i computer ci ha messo dieci minuti a sabotare una di quelle macchine e a fare in modo che tutti i voti espressi andassero a Kim Jong Un, candidato del partito “comnnunista” – la bambina è molto brava con i computer, meno con la grammatica.

 

Il sito di Politico pochi giorni fa ha pubblicato una grande inchiesta in cui i giornalisti sono andati a vedere quali macchine elettorali sono usate stato per stato, contea per contea, e hanno scoperto che 14 stati ancora usano queste macchine digitali obsolete, e che dunque il risultato delle elezioni è in pericolo. L’unico modo per salvarsi è fare in modo di aggiornare tutti gli apparecchi vecchi con il nuovo modello: macchine elettorali che abbandonino il digitale almeno in parte e utilizzino i fogli di carta. Lo dicono gli esperti, l’unico modo per mettere le elezioni al riparo da intrusioni è creare il cosiddetto “paper trail”, che significa: la macchina elettorale deve come minimo stampare una ricevuta fisica che certifichi com’è andato il voto. Senza carta non c’è sicurezza. Noi italiani, che ancora votiamo mettendo una croce sul lenzuolo di carta con la matita, pensavamo che gli americani e le loro macchine digitali fossero avanti, e invece quelli furbi per una volta siamo stati noi.

 

Il ritorno della carta nei processi elettorali americani è soltanto uno dei casi in cui improvvisamente si scopre che certi materiali considerati obsoleti in realtà sono più efficienti di un approccio completamente digitale. Non parliamo del ritorno dei dischi in vinile, che è una moda dettata dalla nostalgia. Utilizzare la carta nei processi elettorali è qualitativamente un vantaggio – e soprattutto è più sicuro – rispetto al digitale puro. La vecchia carta è più efficiente.

 

Al Cern di Ginevra, per esempio, l’acceleratore di particelle più avanzato del mondo con cui gli scienziati cercano di comprendere i segreti della materia genera una quantità spaventosa di dati. Una giornalista di Quartz c’è stata qualche mese fa e le hanno detto che durante gli esperimenti il Large Hadron Collider genera un gigabyte di dati al secondo. Al Cern ogni anno si generano 20 milioni di gigabyte di dati su esperimenti e misurazioni. E’ una mole ingente e preziosissima, da conservare e proteggere. Come vengono archiviati? Non su hard disk ma su nastro magnetico. Quello usato nelle vecchie vhs e nelle musicassette degli anni Novanta. Mentre noi passavamo ai dvd, ai cd, ai bluray e poi allo streaming, alcuni scienziati hanno continuato a lavorare con il nastro magnetico e hanno scoperto che in certi casi è molto meglio delle tecnologie di archiviazione digitale. Viene tutto conservato offline, e quindi al riparo dagli hacker. E’ più duraturo e grazie alle ultime tecniche riesce a contenere molti più dati di quanti non ne tenga un nuovo hard disk. La direzione del progresso è vista come un passaggio univoco dall’analogico al digitale, e quasi sempre è così. Ma a volte capita di tornare indietro. Si ritrovano i vecchi amici, e ci si ricorda che alcuni di loro erano meglio di quelli nuovi.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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