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Hq Trivia e la parabola dell’hype

In America è già scoppiata la bolla delle app per fare i quiz dal vivo

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

6 Luglio 2019 alle 06:00

Hq Trivia e la parabola dell’hype

Milano. In Italia le app per fare i quiz dal vivo sono arrivate relativamente da poco, e sono ancora sulla cresta dell’onda. Nel caso in cui foste tra le due-tre persone che non sanno di cosa si tratti: sono app (in Italia la più famosa si chiama Live Quiz) che a uno o due orari prestabiliti nel corso della giornata fanno partire un gigantesco quiz in diretta a cui tutti gli utenti possono partecipare. Alle 21 della sera, mettiamo, migliaia e in alcuni casi milioni di utenti si connettono tutti assieme per partecipare al quiz dal vivo. La app sforna dieci domande in ordine crescente di difficoltà e gli utenti che rispondono a tutte si spartiscono il montepremi, che varia dai 200 ai 1.000 euro (in buoni Amazon). Poiché il montepremi è piccolo e gli utenti vincitori sono spesso qualche decina, il guadagno per ciascun utente che risponde a tutte le domande è solitamente di pochi euro a vincita.

    

Queste sono le app di quiz dal vivo. In Italia sono diventate famose da pochi mesi e hanno raggiunto il picco di popolarità questa primavera. Ma negli Stati Uniti, dove è nata l’idea, le app per i quiz dal vivo sono arrivate già un paio di anni fa, hanno fatto in tempo a diventare popolarissime, a trasformarsi in un fenomeno culturale e di mercato, a creare una moda e una mania – e poi a uscire dalle grazie degli utenti e a entrare in crisi.

    

HQ Trivia è il gran capostipite di tutte queste app. E’ stato lanciato in America nell’agosto del 2017 ed è quello che ha reso popolare il format e che ha avuto alcune delle idee più geniali (per esempio, nei quiz di HQ Trivia sono c’è un presentatore che gestisce lo show dal vivo, una specie di Carlo Conti millennial, che l’anno scorso era diventato così famoso da essere l’oggetto di decine di articoli sulla stampa statunitense). I montepremi di HQ Trivia sono così alti da far impallidire le sue imitazioni (si parla in alcuni casi di centinaia di migliaia di dollari) e il giro d’affari della app è stato immane.

   

 

Meglio usare il passato, perché oggi HQ Trivia è in crisi. Il Carlo Conti millennial (al secolo Scott Rogowsky) se n’è andato dall’azienda, ci sono stati ammutinamenti contro il ceo Rus Yusupov, accusato di cattiva gestione, e ieri la compagnia ha annunciato il licenziamento del 20 per cento dei suoi dipendenti. I download dell’app sono crollati. Secondo stime di TechCrunch, tra gennaio e giugno del 2018, 10,2 milioni di persone avevano scaricato HQ Trivia; nello stesso periodo di quest’anno sono state 827 mila, un calo del 92 per cento.

    

Per certi versi è normale. All’apparenza, è facile capire che questo genere di app ha un’aspettativa di vita limitata: gli utenti si interessano a loro ma dopo un po’ si stancano. In realtà, nel mondo del venture capital tecnologico, sempre in iperventilazione, questi concetti sono difficili da afferrare. HQ Trivia ha ottenuto molteplici round di finanziamento, da fondi rispettati come il Founders Fund, fondato da Peter Thiel e da aziende stellari come Disney. Il suo valore di mercato è arrivato, a metà dell’anno scorso, a 100 milioni di dollari, che è una cifra immane per un’azienda del mondo reale. Poi la bolla è scoppiata.

 

Qui si spera che HQ Trivia si riprenda, che sappia fare il proverbiale “pivot” (quando una startup passa da un modello fallimentare a uno di successo) e diventi un impero dell’entertainment. Nel frattempo, tuttavia, la grande app dei quiz è la metafora di un mercato tecnologico che funziona tutto a bolle, a hype e a facili eccitamenti – sperando che non scoppi la bolla quella grossa.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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