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Se anche la Germania lascia passare Huawei

Come in Italia gli avvertimenti dei servizi di intelligence sono inascoltati

15 Aprile 2019 alle 15:27

Se anche la Germania lascia passare Huawei

Foto LaPresse

Roma. La battaglia sul 5G tra mondo occidentale e Cina è il tema di confronto più caldo a livello globale. In particolare è evidente come gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, abbiano preso coscienza degli eventuali pericoli che possono arrivare dallo sviluppo tecnologico del paese asiatico.

  

L’Europa, al contrario, sembra invece andare in ordine sparso, come dimostra la Germania che potrebbe non escludere Huawei dalla corsa all’installazione del 5G, mentre il Regno Unito sembra molto più contrario. In Spagna la francese Orange ha cominciato la sperimentazione di trasmissione dati in 5G con la tecnologia di Zte. L’Italia, invece, sembra vivere in un mondo a parte.

  

La battaglia su Huawei-Zte è molto più complessa di quanto possa sembrare. Diversi servizi di intelligence europei ed occidentali hanno evidenziato come potrebbero esserci dei problemi seri di sicurezza per quanto riguarda l’installazione di dispositivi 5G cinesi.

  

Mentre le diverse intelligence europee indicano una direzione, le autorità di regolazione sembrano andare in direzione opposta. Anche l’intelligence tedesca aveva segnalato che Huawei non è da considerare un partner affidabile nella realizzazione delle infrastrutture di rete di nuova generazione. A molti però non è ancora chiaro che il mondo cinese, infatti, è un mondo a se stante, dove lo stato e le imprese sembrano confondersi per raggiungere obiettivi comuni.

  

Non è un caso, che fin dalla notte dei tempi del primo internet, diversi grandi compagnie americane non hanno potuto installarsi nell’ecosistema cinese: stiamo parlando di giganti del web che si sono ritrovati senza un mercato importante. Spesso, a livello statale cinese, si confondono gli obiettivi del governo con quelli delle singole aziende ed è così che Huawei è diventata un’azienda chiave per il successo del progetto “Made in China 2025”. Un progetto che prevede di rendere il colosso asiatico leader nella tecnologia, con specializzazione nelle telecomunicazioni e dunque il 5G.

  

Il 5G non sarà importante solo per avere connessioni più veloci, ma soprattutto per tutto lo sviluppo tecnologico che arriverà nel prossimo futuro, dall’auto driverless fino a tutto quel settore che sarà alla base dell’industria futura che è quello del machine to machine. Un punto chiaro nel 5G, a parte i problemi di possibili “backdoor” che potrebbero lasciare al governo Cinese accesso ai dati di utenti italiani, europei o occidentali in generale, è la mancanza di reciprocità. Il mercato cinese, specialmente per quanto riguarda il progetto Made in China 2025, prevede in generale solo tecnologie di operatori cinesi.

  

Un mercato chiuso che riceve molto spesso incentivi importanti dallo stesso governo, non solo quindi con le famose State owned entreprise (compagnie controllate da azionisti pubblici). Gli Stati Uniti hanno capito che da tale piano vi è sia un problema di sicurezza, sottolineato più volte dallo stesso Trump, che di mercato. Il problema di mercato non sembra essere stato compreso dai nostri governanti europei, che essendo indietro in quella che è chiamata l’economia delle piattaforme non sembrano neanche capire le sfide del futuro. E proprio in quest’ottica di visione molto limitata, si racchiude la politica italiana e il Memorandum of understanding (Mou) firmato dal nostro governo durante la visita di Xi Jinping in Italia.

  

In prima pagina del quotidiano di governo, China Daily, pochi giorni prima della visita del presidente cinese in Italia veniva annunciato che il settore delle telecomunicazioni (con riferimento al 5G) sarebbe stato parte dell’accordo, mentre i nostri politici negavano tale accordo. Se non che, dopo la firma, si è venuto a sapere che proprio le telecomunicazioni erano comprese nel Mou. Accordi commerciali di breve periodo, per favorire l’export di arance in Cina – per inciso principale produttore globale – non valgono i rischi di mercato e di sicurezza dell’Italia.

  

La visione italiana ed europea dovrebbero comprendere meglio le sfide che ci aspettano da qui al 2025, senza avere paura di scontentare nessuno e comprendere che sul 5G siamo di fronte ad una battaglia epocale.

Andrea Giuricin

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