Il parlamento europeo ha approvato la direttiva sul copyright lo scorso settembre (foto LaPresse)

C'è ancora battaglia sulla direttiva Ue sul copyright, ma ci siamo quasi

Eugenio Cau

La presidenza rumena fa circolare una bozza di compromesso con luci e ombre. Perché per gli editori è una lotta “esistenziale”

Roma. La lunga contrattazione in sede europea attorno alla direttiva sul copyright potrebbe arrivare al termine il prossimo 21 gennaio, quando i rappresentanti di Commissione, Consiglio e Parlamento Ue si incontreranno in una riunione denominata Trilogo, con l’obiettivo di trovare un compromesso sugli articoli 11 e 13 della direttiva, che da mesi creano scompiglio e polemiche. Piccolo promemoria per chi non ricordasse: la direttiva sul copyright è stata approvata lo scorso settembre dal Parlamento europeo con l’obiettivo di riequilibrare i rapporti tra le grandi piattaforme di internet e i produttori di contenuti come editori, operatori dell’audiovisivo, case discografiche. Gli articoli più contesi erano il numero 11, che obbligava le piattaforme come Google e Facebook a retribuire in maniera più sostanziosa gli autori e i detentori dei diritti per i contenuti che transitavano sui loro server, e soprattutto l’articolo 13, che definiva i gestori dei servizi di condivisione dei contenuti come responsabili, a certe condizioni, delle violazioni del diritto d’autore commesse sulle loro piattaforme, a meno che non fossero stati firmati contratti di licenza.

 

Nei mesi, tuttavia, la direttiva è stata oggetto di battaglie feroci e modifiche consistenti, anche perché ciascuna delle istituzioni europee – Parlamento, Consiglio, Commissione – aveva nel frattempo approvato una versione diversa, difficile da conciliare con le altre. Di rimando in rimando, la presidenza di turno dell’Unione europea è passata alla Romania, che ha formulato due giorni fa una proposta di compromesso riservata ma pubblicata da Politico Europe. La proposta si concentra sull’articolo 13, quello che le piattaforme di internet, assieme ad alcuni attivisti, dicono che potrebbe uccidere la libertà d’espressione online perché obbligherebbe l’applicazione di filtri sui contenuti.

 

In realtà il fuoco è sbagliato: l’obiettivo dell’articolo 13 era di rendere le piattaforme responsabili (“liable”) per le violazioni del copyright, e la bozza della presidenza rumena mantiene questo aspetto, e la sua parola chiave. E’ tuttavia più comprensiva nei confronti delle piattaforme quando parla di come la responsabilità può essere mitigata se queste cercano di ottenere una licenza o usano mezzi “secondo alti standard industriali” per eliminare il contenuto illecito: la proposta della presidenza, dunque, non parla esplicitamente di filtri dei contenuti, grande preoccupazione degli attivisti per la libertà d’espressione, ma soltanto di mezzi tecnici di alto livello necessari per l’eliminazione dei contenuti illeciti. Inoltre, la proposta mette in capo ai detentori di diritti l’onere di comunicare alle piattaforme le informazioni “necessarie e rilevanti” sulle violazioni, e questo significa: se qualcuno carica online una serie tv, sta a Netflix rintracciare video per video i contenuti violati.

 

Insomma, la bozza di compromesso, in quanto tale, non accontenta nessuno del tutto, ed è probabile che sarà ancora una volta oggetto di una lotta serrata di lobby. Questa lotta si è svolta anche in questi giorni sotto ai nostri occhi: Google ha comprato pagine sui giornali nei giorni scorsi per contestare in particolare l’articolo 11, accusando la direttiva di “ridurre lo spettro e il numero di notizie” online. Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer e capo di un gruppo di editori, voce autorevole nel campo dei detentori di copyright, ha rilasciato un’intervista in cui esprime la speranza che Google e Facebook abbiano capito quanto è necessario ribilanciare le entrate derivanti dai contenuti: per alcune delle parti in gioco, come per esempio gli editori, è una “questione esistenziale”.

 

Su questo Döpfner ha ragione: la direttiva sul copyright potrebbe cambiare in maniera consistente il panorama dell’informazione e dell’entertainment in Europa, e decidere il destino di molte imprese culturali. Il 21 gennaio potrebbe decidersi tutto, è il momento di prestare attenzione.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.