Così la pubblica amministrazione si fa social

Quasi un cittadino su due si aspetta di trovare online le informazioni che cerca sui servizi pubblici. La Pa è pronta per la digitalizzazione? 

6 Giugno 2018 alle 20:10

Così la pubblica amministrazione si fa social

Foto LaPresse

Digitalizzare il paese significa anche spostare la comunicazione pubblica su canali digitali, aprendo ai cittadini nuovi spazi di informazione in rete. Come emerge da un'indagine dell'Istituto Piepoli presentata a maggio, internet ha ormai raggiunto i mezzi più tradizionali come la televisione per preferenza e affidabilità e quasi un cittadino su due si aspetta di trovare online aggiornamenti e informazioni dalle pubbliche amministrazioni.

  

Una modalità di comunicazione che nell'èra del digitale e della disintermediazione non può non essere presa in considerazione da tutti gli enti locali, che devono saper comunicare in maniera efficace i servizi che offrono e raggiungere quanti più cittadini possibile. Secondo uno studio Twig, la presenza in rete dei 110 capoluoghi di provincia italiani è abbastanza consolidata, con l'85 per cento delle città presente su almeno uno dei social tra Facebook, Twitter e Instagram. Ma se i comuni sono stati in grado di adeguarsi ai nuovi strumenti, fa notare il rapporto, devono ora imparare a modificare al meglio la stessa impostazione della loro comunicazione, cambiando radicalmente approccio. Avere uno staff formato all'utilizzo degli strumenti digitali e impostare la relazione con gli utenti in un'ottica di interazione costante sono due degli spunti che l'indagine offre alla pubblica amministrazione, ancora impegnata a conquistare la rete più che a gestirla. Il tema è stato al centro dell'evento Pa Social Day, che oggi si è svolto contemporaneamente in 17 città italiane, che ha messo a fuoco buone pratiche e obiettivi per il prossimo futuro.

   

Secondo lo studio Twig, l'argomento a cui i capoluoghi di provincia danno più spazio sui propri siti e pagine social è la cultura (51 per cento), seguita dalle informazioni sui servizi offerti (16 per cento) e da temi più strettamente legati alle attività dell'amministrazione (11 per cento). Dal 10 per cento in giù, seguono contenuti legati alla riqualificazione urbana (10 per cento), al sociale (8 per cento), alla sicurezza (3 per cento) e all'ambiente (1 per cento). Ma a guardare quali sono i contenuti che suscitano più interesse tra i cittadini, e quindi quelli su cui si sviluppa più interazione, la classifica cambia e al primo posto ci sono i servizi (33 per cento), seguiti dalla cultura (21 per cento) e dalla riqualificazione (19 per cento). Nell'analisi dei commenti, Twig si sofferma anche sull'incidenza di quelli negativi sul totale: in un momento storico in cui spesso indignazione e rabbia trovano sfogo sui social network, quasi la metà dei contenuti generati dai cittadini riguardano rimostranze (44 per cento), mentre tutti gli altri commenti, dalle richiesta di informazioni a semplici opinioni, rappresentano il 56 per cento. Ed è interessante notare come gli argomenti di maggiore attrito tra cittadini e amministrazioni non sono gli stessi delle classifiche prima citate: non c'è più la cultura al primo posto, ma la sicurezza, che sul totale delle interazioni generate raccoglie il 57 per cento di commenti negativi. A intereccettare scontento ci sono poi i servizi (51 per cento di commenti negativi sul totale), l'amministrazione (51 per cento) e l'ambiente (48 per cento).

   

Lo scenario è cambiato completamente negli ultimi 10 anni. Dal 2 per cento dei comuni presenti su Facebook al 2008 si è passati al 79 per cento nel 2016, una percentuale che è rimasta costante nel 2017 e nel 2018. Segno che ancora molto si può fare per rendere le informazioni più accessibili ai cittadini. Senza tralasciare il confronto, ancora da costruire per molti comuni, con i cittadini, a cui in alcuni casi non vengono mai fornite risposte.

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